Gmg: scopri i 5 santi patroni che accompagneranno Seoul 2027
«I santi sono perle preziose; sono sempre vivi e attuali, non perdono mai valore, perché rappresentano un affascinante commento al Vangelo. La loro vita è come un catechismo per immagini», con queste parole papa Francesco, in occasione del convegno su “La santità oggi” organizzato nel 2022 dal Dicastero delle cause dei santi definì la fama sanctitatis, ovvero la fama di santità, un requisito importante della “santità”, il quale non deriva da una gerarchia, bensì nasce spontaneamente dal popolo di Dio per poi diffondersi all’interno della comunità cristiana. È il sentire comune dei fedeli che considerano una persona testimone credibile del vangelo e quindi meritevole di essere chiamati santi!
Allo stesso modo, secondo papa Leone XIV i santi sono segni luminosi di speranza, cioè uomini e donne che hanno dato concretezza all’amore di Cristo nella quotidianità e non come eroi che operano al di fuori della realtà tangibile. Ecco che il pontefice, in continuità con tale definizione, ha presentato i santi patroni della Gmg di Seoul 2027, 5 profili nei quali convergono martirio, missione e santità giovane. La scelta è ricaduta su San Giovanni paolo II, Sant’Andrea KIm Taegon, Santa Francesca Saverio Cabrini, Santa Giuseppina Bakhita e San Carlo Acutis, questi rappresentano una fonte di ispirazione per i giovani, modelli concreti della sequela di Cristo; non semplici nomi ma persone chiamate a testimoniare il Vangelo in luoghi difficili, gente che vive con coraggio la fede nel mondo di oggi.
I 5 santi patroni hanno in comune tre fattori: sono modelli di fede per i giovani, hanno vissuto una testimonianza cristiana concreta in contesti diversi e la loro vita richiama valori come verità ,amore e pace. Inoltre uniscono santità e missione. Caratteristiche che richiamano il tema scelto da Leone per la Gmg: “Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo” (Gv 16,33), cornice nella quale i santi scelti come patroni portano alla luce la l’origine dell’essenza di essere cristiani coraggiosi, perché tutto nasce dalla vittoria di cristo e dalla testimonianza dei martiri.
Ma perché proprio loro?
San Giovanni Paolo II è stato l’ideatore e promotore delle Giornate mondiali della Gioventù ed è il punto di riferimento pastorale per la cura dei giovani nella Chiesa. Egli il 22 aprile 1984, al termine del Giubileo della Redenzione, dopo aver chiuso la Porta Santa, ha affidato la grande croce di legno ai giovani con la missione di portarla in tutto il mondo come segno dell’amore di Cristo. Simbolo: il pastorale, richiama la figura del Buon Pastore il quale conduce, protegge e cura il suo gregge.
Sant’Andrea Kim Taegon è stato il primo sacerdote cattolico coreano, emblema della fede profonda e del martirio nella storia del cristianesimo coreano. La sua vita è, per i giovani, esempio di coraggio e servizio esercitato nella propria comunità, ma anche segno del legame viscerale con le sue radici. Simbolo: stola rossa, segno di martirio e della sua fede solida in Dio.
Santa Francesca Saverio Cabrini è conosciuta come “patrona degli emigranti”, per questo motivo viene considerata fonte d’ispirazione per i giovani, perché ha vissuto la sua vita e il suo ministero occupandosi dei migranti, dei poveri e degli emarginati. La sua esperienza è esempio di carità pratica, solidarietà sociale e vocazione che mira all’accoglienza, caratteristiche che riguardano da vicino i giovani che oggi vivono in una società multiculturale e che sono proiettati in un futuro sempre più complesso fatto di sfide da superare. Simbolo: la nave a vapore, rievoca il suo fervore missionario. Attraversò l’Atlantico più di 30 volte al fine di dedicarsi totalmente ai più bisognosi.
La vita di Santa Giuseppina Bakhita tocca il cuore delle tematiche della GMG di Seoul: liberazione dalla schiavitù e dall’oppressione, la difesa della dignità umana, la forza del perdono e della conversione personale e la testimonianza di fede. Bakhita ha vissuto un’infanzia difficile, caratterizzata dal dolore e dalla sofferenza, a soli 7 anni è stata rapita dai mercanti di schiavi e venduta a diversi padroni. Ha subito maltrattamenti disumani, ma nonostante ciò non ha mai perso la sua dignità e la fede in Dio. La svolta decisiva avvenne in Italia presso le Figlie della Carità
Canossiane grazie alle quali scoprì la fede cristiana, segnando il principio di un processo di conversione. Da suora si impegnò con dedizione nel combattere il traffico di esseri umani, ma non solo, decise di occuparsi dell’istruzioni delle ragazze in difficoltà, al fine di recuperare la loro dignità e il loro valore. Per tutti questi motivi, Suor Giuseppina, conosciuta come “Testimone di speranza”, è un esempio per i giovani, poiché questi sono chiamati a combattere le ingiustizie sociali che si presentano ogni giorni. Simbolo: catene spezzate, rimandano alla liberazione di Giuseppina dalla schiavitù e alla fiducia totale in Dio.
Infine San Carlo Acutis. Egli era un ragazzo come tanti: andava a scuola, amava il calcio, coltivava amicizie e passioni, eppure nella sua vita vi era uno spazio importante dedicato alla fede, una fede radicale alimentata dall’Eucaristica che definiva “la mia autostrada per il cielo”.
Carlo, l’ “influencer di Dio”, rappresenta i giovani contemporanei integrati in un mondo sempre più digitale, nel tempo è diventato una fonte d’ispirazione per chi desidera veicolare la fede attraverso il digitale, poiché se utilizzato come strumento positivo può diventare davvero efficiente. Si parla dunque di evangelizzazione digitale, perché Carlo Acutis ha abitato la rete come spazio di missione, usando le sue competenze informatiche per diffondere il Vangelo e rendere accessibile la fede ai suoi coetanei. Simbolo: il computer, strumento mediante il quale Carlo è giunto al cuore dei giovani manifestando il suo grande amore verso Dio. Farsi dono agli altri attraverso i doni che Dio ci dona.
Questi santi sono nati come persone comuni, uomini e donne semplici che hanno vissuto una vita simile alla nostra; eppure, ciascuno nel propri contesto, ha saputo fare la differenza.
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