Diocesi

L’allocuzione di mons. Miniero per il Corpus Domini 2026

ph G. Leva
07 Giu 2026

Di seguito il testo dell’allocuzione di mons. Ciro Miniero per la solennità del Corpus Domini:

Fratelli e sorelle,

al termine della nostra processione eucaristica adoriamo ancora per qualche istante il mistero della Presenza reale di Cristo fra noi.

Adorare è rivolgere cuore e mente a Colui che ci salva mentre si lascia spezzare e si dona a noi come cibo, ci disarma con un amore ridondante, senza limiti. È amore che ha il potere di sanarci e nutrirci, di frazionarsi per una moltitudine di figli che, in questo pane e in questo vino, realizzano quotidianamente la fraternità.

Tutti noi che siamo popolo di Dio, popolo regale, siamo qui con devozione semplice per riconoscere e tenere lo sguardo fisso a quel pane donato, su quel sangue versato, su Gesù Cristo, autore e perfezionatore della nostra fede (cfr Eb12,2). Innalziamo, fratelli carissimi, davanti a questo grande sacramento, l’inno di ringraziamento.

Con il salmo 138 rendiamo grazie al Signore con tutto il cuore, perché ascolta le parole della nostra bocca e, prostrati, vogliamo cantare davanti agli angeli verso il suo tempio santo, per la sua misericordia, per la sua promessa di rimanere sempre con noi (Cfr Mt 28,20), perché se anche camminiamo in mezzo alla sventura, egli ci ridona vita e mai abbandonerà il suo popolo.

«L’Eucaristia è il tesoro della Chiesa, il tesoro dei tesori», ci dice papa Leone XIV. Da qui dobbiamo sempre ripartire per sostenerci e compiere la missione della Chiesa. Mai bisogna dimenticare che, mentre assimiliamo il Signore, egli ci assimila a sé e insegna anche a noi che il vero amore è donarsi. Per questo dobbiamo pregare: nostro Signore e nostro Dio insegna alla Chiesa di Taranto a donarsi per la salvezza di tutti i fratelli e le sorelle.

Abbiamo bisogno di realizzare tutti insieme la rivoluzione che passa dal gesto del pane spezzato e condiviso. Vogliamo rimettere Dio al centro di tutto perché la vera umanità guadagni il suo centro.  In un mondo sempre più disorientato da violenze e falsità, i cristiani, come ai primordi, abbiano il coraggio di sgominare le arene e il chiasso dei circhi del nostro tempo offrendo l’altra guancianell’Eucarestia, perché il nostro annuncio sia efficace in una città che tutti vogliamoedificare.

Nell’enciclica Magnifica Humanitas,promulgata da qualche giorno, il Santo Padre fa riferimento alla ricostruzione di Gerusalemme citando la vicenda biblica di Neemia: «Neemia non impone soluzioni dall’alto. Convoca le famiglie, affida a ciascuna un tratto di muro da ricostruire, ascolta le paure, coordina gli sforzi, fronteggia le opposizioni. Il racconto mostra come la città rinasca non grazie all’iniziativa di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo: sacerdoti, artigiani, capifamiglia, donne e giovani. Un’opera che ha Dio al centro e ricostruisce i legami prima ancora delle pietre. L’antica Gerusalemme ritrova così una lingua comune, non quella dell’uniformità, ma quella della comunione: l’armonia che nasce quando ciascuno si assume la propria parte e tutto il popolo riconosce che la sua forza viene dal Signore» (Magnifica Humanitas 8).

Oggi Dio è al centro della nostra adorazione per incoraggiare ciascuno di noi a costruire il suo pezzo di città secondo l’immagine della civiltà dell’amore. In questo momento, penso soprattutto ai giovani. Siamo ancora sconvolti per quello che è successo a piazza Fontana lo scorso 9 maggio. Nella giostra dei giudizi, delle indignazioni, nella fiera delle opinioni e delle analisi sociali, che molto spesso aggiungono solo scoraggiamento e ulteriore e scomposta crudeltà, dobbiamo comprendere quale sia la nostra missione.

Guardando al Corpo di Cristo donato, bisogna riaffermare il valore della vita di ogni uomo e di ogni donna senza nessun tipo di distinzione. Questo principio dobbiamo professarlo, insegnarlo e testimoniarlo.

I fenomeni di violenza giovanile inaudita in ogni dove, senza distinzione geografica né di classe sociale, sono sintomo di una società evidentemente malata, che porta il marchio di una deficienza educativa che non basta solo denunciare.

Per questo chiedo alle comunità parrocchiali, che ringrazio a partire dai vostri sacerdoti al termine di un altro anno pastorale, di non abdicare al ruolo educativo e formativo verso le nuove generazioni, di non accontentarsi, ma di ritornare con passione e generosità a creare spazi di incontro, a ricercare, senza scoraggiarsi, occasioni di dialogo creativo e autentico.

Non ci sono giovani apatici di fronte alla loro ricerca di futuro e di felicità; ma non sempre gli adulti sono capaci di trasmettere un sistema valoriale. I valori non si proclamano, si scelgono, si praticano giorno per giorno. Non dobbiamo ricercare chissà quale strategia o bizzarria educativa: penso alla ricchezza formativa dei percorsi dell’iniziazione cristiana, sempre più sacrificati da abitudini mondane e di mera apparenza.

A questo proposito vorrei richiamare il valore del sacramento della confessione, così spesso bistrattata. Con essa, ad esempio, educhiamo a riconoscere il bene e il male, educhiamo all’assunzione delle proprie responsabilità, a formulare propositi di non commettere più gli stessi errori e soprattutto a conoscere, illuminati da Dio, cosa ci sia nella propria coscienza. Dobbiamo garantire spazi di umanità e protezione, specie ai più piccoli e fragili, non solo occasioni di svago, ma ambienti di crescita umana e spirituale.

Quanto bene è possibile seminare in esperienze come i campi scuola, il Grest, la vita nell’Acr e nello lo scoutismo. È vero, le comunità parrocchiali subiscono un po’ di affanno in questi anni, ma dobbiamo fidarci di Gesù eucarestia che ci ripete: «date voi stessi da mangiare» (Mt 14,16) così che il Signore moltiplichi i nostri sforzi e il pane della vita ci sarà per tutti e ne avanzerà.

Signore Gesù,
vivo e presente in mezzo a noi,

guarda al tuo popolo che a te rivolge lo sguardo

per essere da te nutrito, sostenuto e trasfigurato,

dona pace e salvezza al mondo intero.

Custodiscici e donaci coraggio.

Confidiamo in te perché ci ami

e da qui ci insegni ad amare

e ad illuminare il mondo.

Sia Lodato e ringraziato ogni momento

Il Santissimo e divinissimo sacramento

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