Ecclesia

La morte del card. Ruini: le tappe di una lunga vita

ph Siciliani Gennari-Sir
17 Giu 2026

È morto a 95 anni il cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei dal 1991 al 2007, il mandato più lungo. Dalle prolusioni ai grandi convegni, da Palermo a Verona fino agli eventi su Dio e su Gesù, emerge il suo stile: spostare la presenza dei cattolici dalla politica alla cultura.

Nato a Sassuolo il 19 febbraio 1931, dopo gli studi liceali Camillo Ruini ha compiuto presso la Pontificia Università Gregoriana gli studi filosofici e teologici in qualità di alunno dell’Almo Collegio Capranica, conseguendo la licenza in filosofia e la laurea in teologia. È stato ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954 proprio nella cappella dell’Almo Collegio Capranica di Roma dal vescovo Luigi Traglia, vicegerente della diocesi di Roma. Il ventitreenne ‘don Camillo’ era allora studente nella Pontificia Università Gregoriana. Nella città natale di Sassuolo presiedeva la prima messa la mattina della domenica 12 dicembre nella collegiata di San Giorgio martire. Conclusi gli studi a Roma e rientrato definitivamente in diocesi nel 1957, durante l’episcopato del vescovo Beniamino Socche, è divenuto docente di filosofia nel seminario diocesano, inaugurato da tre anni. Dal 1958 al 1966 ha ricoperto l’incarico di assistente dei Laureati cattolici e successivamente del Movimento ecclesiale di impegno culturale. Nel 1966 il vescovo Gilberto Baroni lo ha nominato delegato vescovile per l’Azione Cattolica, incarico che ha ricoperto sino al 1970. Nel 1968, istituito a Reggio Emilia lo Studio teologico interdiocesano ne è divenuto docente di Teologia dogmatica e contemporaneamente preside, formando generazioni di sacerdoti e di laici. Lo stesso anno il vescovo Baroni gli affidava l’incarico di vicario episcopale per l’apostolato dei laici, ufficio che ha ricoperto sino al 1986. Sempre nel 1968 mons. Baroni lo nominava presidente del Centro Giovanni XXIII – ‘il Giovanni’ come era abitualmente chiamato, con sede in via Prevostura 4 – istituzione culturale che ha guidato con saggezza e ricchezza di attività. Il 1° novembre 1975 sempre il vescovo Baroni lo nominava presidente della Consulta diocesana, poi interdiocesana, per la pastorale scolastica. Ha avuto  parte attiva nell’ organizzazione e nella conduzione del Sinodo diocesano sull’evangelizzazione in terra reggiana e guastallese. La nomina ad ausiliare era solo il primo gradino di un “cursus honorum” che ha portato ‘don Camillo’ a responsabilità sempre più alte, sino alla presidenza della Cei e a ricoprire per la diocesi di Roma l’incarico di vicario di due papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, nonché alla porpora cardinalizia. Il 28 giugno 1986 Giovanni Paolo lo nominava segretario generale della Conferenza episcopale italiana; il 17 gennaio 1991, papa Woytjla lo elevava alla dignità di arcivescovo e lo eleggeva suo pro-vicario per la diocesi di Roma; il 7 marzo 1991, papa Wojtyla lo voleva presidente della Cei e lo creava cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991, del titolo di Sant’Agnese fuori le mura; il successivo 1° luglio fu nominato vicario generale di Sua santità per la diocesi di Roma. Papa Woytjla lo riconfermò per due quinquenni presidente della Conferenza episcopale italiana: il 7 marzo 1996 e il 6 marzo 2001, incarico mantenuto sino al 2008. Particolarmente attese e oggetto di ampia riflessione anche per il mondo politico sono state le sue prolusioni alle riunioni dei vescovi italiani, così come i suoi puntuali interventi su tematiche ecclesiali, etiche e concernenti la politica nel suo senso più alto. Il cardinal Ruini, fu anche una figura di rilievo sia nel governo della Chiesa sia nella riflessione teologica. Da presidente della Cei, ne rafforzò le strutture e la coesione, promuovendo dal 1997 il “Progetto culturale cristianamente orientato”, nato per favorire una maggiore presenza dei cattolici nei luoghi della cultura e della formazione dell’opinione pubblica. Celebre il suo motto: «Meglio contestati che irrilevanti». Sul piano teologico sostenne il Concilio Vaticano II secondo una lettura di continuità, pur ritenendo che alcune questioni, come il modernismo, non fossero ancora del tutto risolte.

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