Città

Taranto dai due volti: festival e giochi contro isolamento e desertificazione

16 Giu 2026

di Silvano Trevisani

Una città dai due volti. L’avvio di Medimex, la grande rassegna di arte e spettacolo inizia domani ammiccando a una platea internazionale, proprio come farà, tra due mesi, lo spettacolo sportivo dei Giochi del Mediterraneo, nonostante ritardi e incompiute, e mentre una serie di altri eventi, tra festival e competizioni sportive di vario genere tentano di calamitare l’attenzione, a volta un po’ distratta, dei tarantini.

Ma al contempo, la crisi ormai irreversibile dell’Ilva, che il governo promette di voler salvare senza però muovere un dito, mina drasticamente l’occupazione, nella stessa città che vuol diventare il centro del Mediterraneo ma non ha quasi più treni, non ha voli di linea (partono i voli cargo ma poco ci interessano!), è molto difficile da raggiungere, e ha una squadra di calcio che milita nei bassifondi dilettantistici, non riuscendo neppure a raggiungere la serie D! È vero: c’è una piccola ripresa del turismo, che fa felici però esclusivamente gli operatori del settore, mentre facilmente si dimentica che le grandi navi, soprattutto da crociera, che arrivano in città, inquinano più dell’industria. Lo abbiamo scritto molte volte, ma chi non ne è convinto farebbe bene a rivedere la puntata di Report del 26 aprile scorso su Raiplay. Dalla quale apprenderà, ad esempio, che gli studi epidemiologici testimoniano un aumento della mortalità tra Civitavecchia e Ancona dovuta proprio alle emissioni navali! Questo per rispondere a chi si frega le mani pensando che un’eventuale chiusura dell’Ilva basterà a eliminare l’inquinamento.

Una città molto difficile da raccontare per un’informazione che deve lasciarsi entusiasmare da eventi che, nella loro magniloquenza, restano pur sempre eventi, quindi destinati a passare, ma poi deve fare i conti con vertenze come quelle dell’Ilva, per raccontare – ad esempio – di un incontro convocato dal ministro Urso solo per comunicare che non solo non ci sono novità, ma che i soldi del prestito ponte stanno per finire e che non ci saranno altri esborsi. Il che vale a dire: tra poco si chiude!

Come facciano poi lui e Pichetto Fratin a dire che l’acciaio comunque si salverà non lo si capisce. Intanto ai 400 posti di lavoro già perduti nell’appalto Ilva se ne sono aggiunto altri 200, mentre migliaia sono i dipendenti diretti in cassa integrazione.

Il presidente della Regione Decaro ha convocato per domani un incontro a Bari per fare il punto della questione, ma la situazione è molto chiara: l’Ilva si può salvare solo se è il governo a prendere in mano la questione e decide di investire per decarbonizzare, come vorrebbero tutti gli industriali, compresi le centinaia che si sono riuniti ieri a Bari al forum sulle esportazioni con il ministro degli esteri Tajani. Certo, la situazione è complicata anche per le vicende giudiziarie che riguardano gli impianti, mentre l’Europa, da pare sua, incalza l’Italia perché bonifichi gli impianti, dopo quattro sentenza punitive della Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma questo conferma ancora di più che non possono essere i due poco credibili candidati ad acquisire l’azienda a salvarla, ma che solo lo Stato, con sue risorse, potrà farlo. Eppure dovrà mettere in conto comunque una parecchi miliardi di euro tra ammortizzatori sociali e bonifica nell’immensa area industriale dismessa.

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