Enciclica

Oltre la maturità: il coraggio di un apprendimento autenticamente umano

ph Siciliani Gennari-Sir
18 Giu 2026

di Giada Di Reda

Nel giorno della prima prova dell’esame di maturità 2026, che nella giornata di oggi, giovedì 18 giugno, vede coinvolti 527.747 studenti, ripensare il delicato compito educativo della scuola attraverso le parole della Magnifica humanitas diventa quasi un dovere morale nei riguardi di tutti quei giovani che costituiscono il nostro futuro e che si accingono, proprio quest’oggi, a compiere il primo passo verso il loro primo grande traguardo: la maturità.

“La scuola è il luogo in cui le nuove generazioni possono imparare a cercare e amare la verità, a interrogarsi sul senso della vita e sulla dignità di ogni persona. Per questo molti genitori, che desiderano che i figli crescano capaci di relazione, di senso critico, di valori solidi, ripongono in essa grandi attese, come preziosa alleata nell’educazione dei loro figli” (Magnifica humanitas, n.143).

Emerge in tutta la sua forza, da questa introduzione alla sezione dedicata alla centralità della scuola e delle sue sfide, il suo valore e la fiducia riposta in essa in qualità di agenzia di socializzazione secondaria, fondamentale per la formazione dell’identità della persona. Pur trattandosi di una forma di aggregazione successiva al nucleo primario di appartenenza, oggi come oggi, la scuola esercita una funzione formativa sempre più ampia, affiancando spesso la famiglia nella crescita umana e culturale degli studenti. Oltre a trasmettere tutte quelle conoscenze e competenze – ormai note agli addetti ai lavori e non – essa è fondamentale per veicolare valori quali il rispetto delle regole comuni, dell’alterità e della relazione con persone diverse dal nucleo familiare, favorendo in questo modo la formazione dell’identità personale e sociale.

Eppure, sottolinea il pontefice dell’enciclica dedicata all’umano nell’epoca dell’intelligenza artificiale, nell’ambito di una società sempre più veloce e complessa, il mondo della scuola si ritrova a dover affrontare alcune sfide ‘improrogabili’.

La prima sfida individuata è quella sociopolitica: “Sia entro le singole nazioni che tra diverse aree del mondo, permangono forti disuguaglianze nell’accesso all’istruzione di base e agli studi superiori. In non pochi Paesi lo Stato non ha ancora investito le risorse necessarie per garantire a tutti un’educazione di qualità, sia sostenendo adeguatamente il sistema scolastico pubblico sia supportando le istituzioni private che offrono questo servizio fondamentale” (Magnifica humanitas, n. 144). Il diritto allo studio non può dipendere dalle condizioni economiche delle famiglie, ma richiede un impegno concreto delle istituzioni affinché a ogni giovane siano garantite pari opportunità formative e una scuola di qualità, permettendo ad ogni studente di raggiungere traguardi formativi, indipendentemente dai contesti di provenienza.

La seconda sfida è di carattere pedagogico. “Lo sviluppo delle tecnologie informatiche e dell’IA rende rapidamente inadeguati programmi di studio pensati per un’altra epoca, mentre l’organizzazione della scuola, gli spazi, i metodi di valutazione e la stessa figura dell’insegnante chiedono di essere ripensati in vista di un’educazione realmente integrale, aperta a tutte le dimensioni della persona” (Magnifica humanitas, n. 145). Papa Leone sottolinea la necessità di ripensare metodi e strumenti educativi alla luce delle trasformazioni tecnologiche e dell’intelligenza artificiale, sostenendo la formazione continua dei docenti durante tutto l’arco della vita professionale, affinché possano dialogare con le nuove tecnologie, per guidare gli studenti verso un corretto utilizzo delle stesse.

La terza e ultima sfida individuata è intellettuale e sapienziale, e potenzialmente più rischiosa delle precedenti. “Se non siamo attenti, può prendere forma un sistema educativo senza amore per la verità, in cui il flusso incessante di informazioni sostituisce l’esercizio della ricerca, della riflessione e del discernimento. Si moltiplicano conoscenze frammentarie, ma diventa più difficile cogliere la realtà nel suo insieme, porre domande di senso, sviluppare un autentico pensiero critico e creativo” (Magnifica humanitas, n. 146).

Amore per la verità, pensiero critico e la capacità di dare senso alle conoscenze nell’epoca della sovrabbondanza informativa, rappresentano quello che dovrebbe essere il fine ultimo dell’educazione e della scuola: formare persone libere, consapevoli e capaci di orientarsi nella complessità del mondo contemporaneo.

I rischi sono notevoli, in particolare se ad entrare in gioco sono la ricerca della verità e lo sviluppo del pensiero critico. Ecco perché un’alleanza educativa, in cui ad essere coinvolta debba essere anche la scuola, è fondamentale. La pervasività dei media digitali porta con sé una “cultura dell’immediatezza e dell’iperstimolazione” che al contrario delle promesse che il progresso tecnologico ha propinato, non fanno altro che alimentare apatia e timore di affrontare la “fatica necessaria” per cercare la verità.

L’enciclica, in questo senso, ci dona un preziosissimo riferimento a Platone: “le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione” (Magnifica humanitas, n. 140).

Platone riteneva l’educazione lo strumento fondamentale per fondare una società giusta; In questa prospettiva, educare significa guidare l’individuo in un cammino di maturazione umana e intellettuale, nel quale la conoscenza non è mai separata dalla formazione della persona; essa inoltre, non può essere ridotta ad un “preconfezionato”, perché, come sottolinea il filosofo, richiede tempo, impegno e fatica, confronto e riflessione.

In un tempo in cui l’intelligenza artificiale promette risposte immediate a ogni domanda e la velocità sembra prevalere sulla profondità, non bisogna avere timore di un apprendimento autenticamente umano, e noi operatori dell’educazione e della cultura, al servizio del bene comune, siamo chiamati a donare il coraggio di affrontare tutte le difficoltà che tale percorso comporta. Esso richiede tempo, impegno, confronto e persino errore, ma è proprio attraverso questo percorso che si formano persone capaci di pensare, discernere e costruire il proprio futuro: persone davvero ‘mature’.

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