Angelus

La domenica del Papa – Seguire Cristo, scuola di libertà

ph Vatican media-Sir
06 Lug 2026

di Fabio Zavattaro

Negli occhi ancora le immagini del viaggio a Lampedusa, occasione per manifestare prossimità alla gente dell’isola, vicinanza ai migranti e monito all’Europa, al mondo, sempre più distratto verso questi “ultimi”: “il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”.

Domenica in cui si ascolta il Vangelo di Matteo, la preghiera di Gesù di lode al Padre e di ringraziamento “perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”, e papa Leone evidenzia all’angelus “la semplicità di un gesto così spontaneo e gioioso corrisponde allo stile di Dio, che ama rivelarsi ai piccoli, mentre resta nascosto ai sapienti e ai dotti. C’è, dunque, una sorta di continuità tra quanto pronunciato nell’omelia a Lampedusa e le parole di questa giornata di festa, due luoghi e due momenti differenti, ma la stessa logica di un Dio che chiama beati i “poveri di spirito”, i sofferenti, i perseguitati, gli operatori di pace. Nell’Antico Testamento è il profeta Zaccaria – la prima lettura – che annuncia la salvezza messianica operata da un re “giusto e vittorioso, umile”, che cavalca un asino; nei Vangeli è Gesù che entra in Gerusalemme su un umile asino, un animale utilizzato per il lavoro quotidiano. Ecco il paradosso che spiazza le nostre umane attese: non un Messia guerriero che impone il suo potere con la forza e le armi, che si allea ai potenti di turno; ma un Messia povero, senza mezzi, prestigio, potere, che nella sua debolezza “farà sparire il carro da guerra di Efraim” e spezzerà “l’arco di guerra” e annuncerà “la pace alle nazioni”.

Visione profetica di un Dio che ama rivelarsi ai piccoli, ricorda all’angelus Leone XIV, perché i sapienti e i dotti “sono talmente pieni delle proprie idee che non riconoscono la presenza di Cristo, il Messia che visita il suo popolo. L’umana sapienza diventa allora arroganza e la dottrina degrada in superbia”.

Nel suo camminare lungo le strade di Galilea Gesù incontra certamente anche dotti e sapienti, sacerdoti e dottori della legge, ma sono coloro, come sappiamo, che non hanno accolto la sua parola e per questo vive un momento difficile; di qui la preghiera al Padre e il grazie perché la sua parola “di speranza” è stata accolta dalla gente semplice. “Sempre le sue parole danno speranza”, ricordava papa Francesco. E Gesù cerca queste folle stanche e sfinite e “promette loro sollievo e ristoro”.

Leone XIV afferma che la “vera sapienza di Dio si rivela invece nell’umiltà della carne e il suo insegnamento si rivolge a quanti fanno più fatica: venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi”, dice il Signore.

Andare da Gesù significa “corrispondere al suo amore e condividere la sua vita fino alla croce” afferma il vescovo di Roma che cita le parole del Vangelo di Matteo – “se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” – per dire che “proprio il dono di sé per amore è il giogo di Gesù, cioè la sintesi del suo insegnamento, il cuore della sua sapienza, ardente di carità verso tutti”.

Il peso della croce è “leggero” e “dolce” perché” il Signore “lo porta per primo e con tutti noi, senza mai lasciarci soli in ciò che ci abbatte. Da autentico maestro, Gesù si fa carico dell’umanità ferita dal male, per prendersene cura”. Ecco allora che la sapienza che ci dona è “annuncio di salvezza e il suo giogo ci solleva da ogni caduta”. Seguire Cristo non è “un’ascesi che mortifica” ma “scuola di libertà, che prende sul serio il dramma della storia e ne illumina sempre il senso, soprattutto nei momenti più oscuri”. Nella croce di Gesù , dice ancora il vescovo di Roma, “il male viene redento. Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera sapienza”.

Angelus nel quale il Papa ha ricordato la beatificazione, il 2 luglio in Vietnam, di Francesco Saverio Tru’o’ng Buu Diep sacerdote ucciso in odio alla fede: offrì la sua vita in cambio della morte di una settantina di persone. “In un contesto di prevaricazione e di violenza, si pose come difensore dei diritti della gente e non abbandonò i suoi parrocchiani”. La sua intercessione e la sua preghiera sostengano quanti “anche oggi si trovano in situazioni di persecuzione”. Nelle parole del dopo angelus, esprime preghiera e vicinanza per le vittime del terremoto e per il popolo venezuelano.

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