“Monsignore… ma non troppo”
Don Giovanni Chiloiro, venticinque anni di sacerdozio vissuti nel dono e nella vicinanza alle persone
Il titolo potrebbe strappare un sorriso, ma racchiude una verità semplice e profonda. Si può essere insigniti di un titolo, ma ciò che resta davvero nel cuore delle persone è altro. È la capacità di farsi prossimo, di condividere la vita della propria comunità, di ascoltare senza fretta, di esserci. E se qualcuno, prendendo in prestito il linguaggio di ‘Don Camillo e Peppone’, dicesse che si può diventare monsignori senza smettere di essere uomini tra gli uomini, probabilmente starebbe descrivendo proprio don Giovanni Chiloiro.
Il 23 giugno scorso, nella parrocchia Cuore Immacolato di Maria in Taranto, la comunità si è ritrovata per celebrare il 25° anniversario della sua ordinazione presbiterale. Non una semplice ricorrenza, ma il rendimento di grazie per una storia di fedeltà, costruita giorno dopo giorno nella discrezione del servizio, nell’amore alla Chiesa e nella dedizione alle persone affidate al suo ministero.
A presiedere la solenne concelebrazione eucaristica è stato l’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, affiancato da mons. Pierino Fragnelli, suo rettore al seminario romano, da mons. Angelo Massafra, suo compaesano, e da mons. Salvatore Ligorio, vescovo emerito di Matera, rientrato in diocesi per condividere questo momento di festa. Attorno all’altare si sono raccolti numerosi sacerdoti, i fedeli della parrocchia, i volontari dell’Unitalsi, i familiari e tanti amici, testimoni di un affetto costruito negli anni.
Venticinque anni di sacerdozio raccontano molto più di una successione di incarichi. Parlano di una vita consegnata al Vangelo, attraversata da esperienze diverse che hanno lasciato un segno profondo. Dalle comunità parrocchiali al servizio come educatore al seminario romano, fino ai numerosi incarichi ricoperti nella Chiesa di Taranto, ogni tappa ha contribuito a delineare il profilo di un sacerdote capace di coniugare profondità spirituale, sensibilità umana e attenzione pastorale.
Chi ha avuto modo di incontrarlo sa che il suo stile è rimasto sempre lo stesso: uno sguardo attento alle persone, la disponibilità all’ascolto, una presenza discreta ma costante, capace di accogliere e di farsi vicina soprattutto a chi attraversa momenti di fragilità. È questa la cifra del suo ministero vissuto con quella semplicità che spesso dice più di tante parole.
C’è poi un tratto che accompagna da sempre il suo cammino pastorale: l’attenzione ai bambini e ai giovani. Con loro don Giovanni ha saputo costruire negli anni un rapporto autentico, fatto di fiducia, entusiasmo e condivisione, consapevole che educare alla fede significa anzitutto camminare insieme, offrendo tempo, ascolto e testimonianza.
Al termine della celebrazione la gioia della liturgia ha lasciato spazio a quella della fraternità condivisa all’esterno della chiesa. Accompagnata dai sacerdoti che condividono con don Giovanni il servizio parrocchiale, tutta la comunità del Cuore Immacolato di Maria ha voluto esprimere il proprio affetto con una serata semplice e intensa: un momento conviviale, un emozionante flashmob, alcuni video dedicati ai venticinque anni di ministero e l’esibizione del gruppo di musica popolare ‘Pizzikarundy’ hanno trasformato la festa in un grande abbraccio collettivo, capace di coinvolgere bambini, giovani e adulti.
Più che celebrare un traguardo, la comunità ha voluto rendere grazie al Signore per il dono di una vocazione che continua a farsi servizio. Venticinque anni sono una tappa importante, ma rappresentano soprattutto un nuovo punto di partenza, dal quale guardare al futuro con la stessa disponibilità che ha caratterizzato il cammino fin qui percorso.
L’affetto con cui la parrocchia si è stretta attorno a mons. Giovanni Chiloiro racconta, forse più di ogni discorso, il segno lasciato in questi anni. Perché, al di là dei titoli, ciò che rimane è la testimonianza di un sacerdote che ha scelto di abitare la vita della sua gente. Monsignore, sì. Ma, come suggerisce il titolo, non troppo. Prima di tutto, un prete tra la sua gente.
Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva





