Azione cattolica

Orizzonti mediterranei: cantieri di cultura e dialoghi

03 Ago 2026

di Daniele Panarelli

Tra le pietre antiche e il respiro caldo di una città da sempre abituata ad allargare le proprie braccia verso il mare, Bari ha vissuto quattro giornate dense di ascolto, fede, impegno civile e profonda umanità. L’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali di Azione Cattolica, dal titolo «Orizzonti mediterranei. Abitare la fraternità per una cultura del dialogo», si è rivelato fin dai primi momenti molto più di un semplice appuntamento in agenda. Oltre settecento tra responsabili, delegati e assistenti giunti da ogni angolo d’Italia si sono ritrovati nel capoluogo pugliese per tracciare rotte condivise, riscoprendo la bellezza di una casa comune e lasciando una precisa e tangibile impronta di speranza destinata a sostenere il cammino di chiunque cerchi il bene comune.

L’apertura dei lavori, nella cornice solenne e accogliente del teatro Petruzzelli, ha subito impresso una precisa nota spirituale ed esistenziale. L’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, nell’evocare la vocazione storica di una terra segnata dall’eredità di San Nicola e da sempre considerata ponte naturale tra Oriente e Occidente, ha invitato la platea a considerare il Mediterraneo non come un confine insuperabile o una barriera che divide, ma come uno spazio corale in cui i popoli s’incontrano per orientare i propri passi verso Cristo. Questo senso di viva appartenenza e di accoglienza si è intrecciato con le parole del questore Annino Gargano, del delegato regionale Piergiorgio Mazzotta e soprattutto della presidente di AC della diocesi di Bari-Bitornto Monica Del Vecchio, felici di mostrare la grazia e le ferite di una terra complessa ma ricca di valori autentici. La sessione inaugurale «Allargare lo sguardo», guidata dalla presidenza nazionale, ha posto l’accento sul valore di scegliere il confronto in una società frammentata, mentre la toccante testimonianza di frate Francesco Ielpo, custode di Terra Santa e guardiano del monte Sion, ha riportato tutti alla concretezza di chi risiede in mezzo a verità contrapposte cercando di custodire i legami umani con la pazienza del Vangelo. In un tempo segnato da disimpegno e solitudini, decidere di mettersi in cammino verso l’itinerario assembleare del prossimo annorappresenta una scelta di forte responsabilità ecclesiale e civile.

Nel secondo giorno la riflessione ha preso corpo attraverso momenti di intesa spiritualità, confronto istituzionale e alta caratura geopolitica. La celebrazione eucaristica nella Cattedrale di San Sabino ha richiamato i presenti alla forza della profezia cristiana, intesa come capacità intrinseca di denunciare l’ingiustizia e di annunciare che una storia diversa è sempre possibile. Di nuovo al Petruzzelli, il presidente nazionale Giuseppe Notarstefano ha sollecitato i laici a coltivare un pensiero complesso per superare il pessimismo e le lamentele stanche, affiancato dalle parole del sindaco Vito Leccese e dall’invito di monsignor Satriano a riscoprire testimoni luminosi come Aldo Moro e don Tonino Bello, maestri nell’assaporare la vita senza accontentarsi di risposte di comodo. Nella tavola rotonda «Mediterraneo sostantivo plurale», moderata da Enrica Belli, voci diverse come quelle dell’analista Paolo Maggiolini, della professoressa Irene Panozzo e del cardinale Fabio Baggio, Prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, hanno saputo convergere sull’urgenza di abbattere i silenzi complici sulle emergenze internazionali, di comprendere le cause profonde delle migrazioni e di rimettere al centro la comune umanità contro ogni tentazione di chiusura.

Il pomeriggio del secondo giorno è proseguito negli ampi spazi dell’Urban Center presso l’ex Caserma Rossani, dove i tavoli sinodali hanno visto pastori e laici dialogare fraternamente attorno a temi cruciali per il presente dell’associazione e del Paese, quali popolarità, pluralità, vulnerabilità, formazione, corresponsabilità, intergenerazionalità, bene comune e alleanze. In questo contesto, l’intervento del cardinale Matteo Zuppi ha spronato tutti a ricostruire relazioni reali per superare l’isolamento dell’individuo contemporaneo, rafforzato dai contributi dei vescovi Michele Fusco, Andrea Andreozzi e Francesco Savino, quest’ultimo fermo nel chiedere un’Azione Cattolica capace di osare e di rimanere segno di contraddizione nel mondo. Un’intensa preghiera ecumenica,celebrata nella basilica di San Nicola e segnata dalle testimonianze del pastore valdese Luca Anziani e di padre Mihai Driga della Chiesa ortodossa rumena, si è poi conclusa con la consegna del Patto delle Chiese cristiane ai presidenti diocesani, quale impegno solenne a farsi costruttori di comunione nei singoli territori.

La sera del secondo giorno la piazza della Basilica di San Nicola si è trasformata in un grande spazio aperto. Tra le note della Corale Santa Scorese e l’ascolto partecipe della folla, Arnoldo Mosca Mondadori ha presentato L’Orchestra del Mare, i cui strumenti, ricavati dal legno delle imbarcazioni dei migranti giunti a Lampedusa grazie al lavoro dei detenuti del carcere di Opera, sono stati suonati dal Quartetto d’archi Gershwin, mutando una memoria di dolore in canto di speranza e riscatto. Le toccanti parole della professoressa Annalisa Saracino sulla cura medica e umana a Lampedusa, la voce di Vittoriana Sanitate per il Consiglio dei Giovani del Mediterraneo e la testimonianza sul progetto Ecogiustizia subito si sono poi fuse con l’energia trascinante degli Après La Classe, regalando a giovani e meno giovani un momento festoso di autentica gioia condivisa sotto le stelle pugliesi.

La terza giornata si è articolata nel lavoro specifico dei settori associativi, concentrandosi sulle varie fasi della vita. I Presidenti diocesani hanno riflettuto sul senso e sulla bellezza del cammino assembleare che quest’anno è stato intitolato “E vi fu grande gioia in quella città” (At 8,8) aiutati e guidati dalla meditazione dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori. Nel settore Adulti, la psicoterapeuta e formatrice Silvia Landra ha affrontato il tema dei cambiamenti e delle crisi dell’età adulta, indicando nella fiducia e nella speranza gli unici antidoti per attraversare le trasformazioni personali e comunitarie senza cedere al risentimento o alla paura del peggioramento. Nel settore Giovani e nel Movimento Studenti, Emanuela Gitto, Elena Giannini e don Vito Impellizzeri hanno richiamato i ragazzi a una grammatica della concretezza mediterranea, sottolineando come la fede esiga una presenza fisica, coraggiosa e non sottomessa alla finzione dei social media o alle certezze sterili del conflitto. Contemporaneamente, l’articolazione dell’Azione Cattolica dei Ragazzi si è confrontata, insieme alla pedagogista Rosita Deluigi e a don Lino Modesto, sulla figura dei bambini quali veri e propri nativi interculturali, maestri capaci di vivere la diversità con naturalezza e di considerare l’altro come un compagno di strada.

Nel pomeriggio del sabato, la riflessione si è riversata per le vie della città dove le piazze del centro storico si sono spalancate all’intera cittadinanza con i Dialoghi mediterranei. Largo Vito Maurogiovanni ha ospitato un profondo confronto sul tema della pace guidato dai giornalisti Nello Scavo e Angela Napoletano, insieme all’ambasciatore Pasquale Ferrara e a Franco Vaccari di Rondine. Piazza Mercantile ha fatto da sfondo al dibattito sulle migrazioni con la sociologa Laura Zanfrini, il vescovo albanese Gjergj Meta, l’attivista Sonny Olumati, la volontaria Dalila Ardito e la giornalista Giuseppina Paterniti. In Piazza San Pietro si è discusso di convivialità delle differenze con la filosofa Giuseppina De Simone, lo scrittore Giuseppe Lupo, il francescano Francesco Patton e la giornalista Vania De Luca. Infine, in Piazza San Nicola, la rivista Dialoghi ha promosso una riflessione sui cambiamenti culturali e sociali insieme a Ilaria Vellani, a don Matteo Zorzanello con la sua band Controcanto e al vignettista don Giovanni Berti, sotto la guida di Enzo Romeo ed Erminia Foti.

Dopo la sessione conclusiva al Teatro Petruzzelli, con le conclusioni del presidente nazionale Giuseppe Notarstefano, l’incontro nazionale si è chiuso ufficialmente domenica, con la Santa Messa in Cattedrale presieduta dall’assistente generale mons. Claudio Giuliodori. Nelle sue conclusioni, il presidente, oltre a ringraziare per la passione e la generosità dimostrate da tutti i partecipanti, ha salutato l’assemblea augurando un’associazione sempre viva e in movimento, capace di riconoscere nel lavoro insieme il rimedio più efficace contro le fatiche del tempo presente.

Tanti i volti, gli abbracci e le idee che ciascuno porta con sé al rientro. Da Bari ci siamo salutati con la consapevolezza che fare il bene comune è un impegno possibile ogni giorno e che costruire reti sul territorio è fondamentale per dare linfa a una democrazia ancora incompiuta. In questo percorso, l’insegnamento di testimoni come Aldo Moro, don Tonino Bello e San Nicola continuano a tracciare la rotta verso un orizzonte fondato sulla fraterna solidarietà.

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