Cinema

Il ritorno di Leonardo Pieraccioni con “Il sesso degli angeli”

Non poca scelta al cinema questa settimana. Anzitutto nel segno della commedia: il ritorno di Leonardo Pieraccioni con “Il sesso degli angeli”, un gioco degli equivoci che chiama in campo la tonaca del sacerdote

30 Apr 2022

di Sergio Perugini

Prossimo al giro di boa dei 60 anni di età e dei 30 di carriera come regista, dal suo esordio nel 1995 con il fortunato “I laureati” e subito dopo con il campione d’incassi “Il ciclone” (1996), Leonardo Pieraccioni firma una nuova commedia, “Il sesso degli angeli”, il suo 14° titolo, dove veste per la prima volta l’abito talare. Una commedia degli equivoci che ha la vocazione di un racconto sociale nella direzione di “Io, loro e Lara” (2009) di Carlo Verdone.
La storia. Firenze oggi, don Simone (Pieraccioni) è parroco di una chiesa con molti problemi strutturali, scarsi fondi e pochi fedeli, soprattutto tra i giovani. Un giorno riceve la convocazione di un notaio per un’eredità in Svizzera da parte di uno zio di cui aveva perso le tracce, Waldemaro (Massimo Ceccherini). Felice per la notizia, in particolare per la possibilità di recuperare fondi per la sua parrocchia, don Simone si reca a Lugano insieme al sagrestano Giacinto (Marcello Fonte). Convinto di trovarsi di fronte a un albergo di lusso o a un locale alla moda, ben presto don Simone scopre che lo zio gli ha lasciato una nota casa per appuntamenti gestita dall’affascinante Lena (Sabrina Ferilli).
Il cinema italiano non è nuovo alla commedia degli equivoci, soprattutto all’accostamento dell’abito sacerdotale con situazioni pruriginose o grottesche. Al di là del sentiero comico, con “Il sesso degli angeli” Pieraccioni a ben vedere prova a “utilizzare” la talare per mettere in campo una riflessione sulla nostra società, sui vari deragliamenti e sulla possibilità di potersi comunque ritrovare, riscattare. Da un lato, c’è la vocazione di don Simone, la crisi che attraversa come parroco di una chiesa che fatica a coinvolgere la comunità, dall’altro troviamo le esistenze precarie delle prostitute, tutte apparentemente felici per il tenore benestante in Svizzera, ma in verità segnate da un passato che non ha offerto loro opportunità e scelte. Pieraccioni si serve della sua commedia – firma la sceneggiatura con Filippo Bologna – per raccontare dunque una storia che mette a tema il ritrovarsi, il ricentrarsi nella vita. Don Simone avverte la tentazione, ma il suo amore per il ministero è più forte; e proprio questo sarà la via che lo porterà ad aiutare se stesso e chi gli sta accanto.
Anche se tutto non fila sempre liscio nella narrazione e se le battute non risultano tutte scoppiettanti (qua e là anche un po’ scontate), nel complesso “Il sesso degli angeli” è una commedia che trova senso proprio nella parabola sociale, per quel racconto simpatico e un po’ scollacciato di un’umanità che vacilla, inciampa, ma sa rimettersi in cammino.

Film consigliabile, brillante, segnato da superficialità

 

foto Leonardo Baldini

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