Le proposte del governo per l’Ilva: acciaio green, cig e vendita dell’asset
Impegno per un futuro green dell’acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri, prosecuzione della gara per la vendita degli impianti, tutela dei lavoratori, sia delle acciaierie sia dell’indotto attraverso un modello di cassa integrazione definito “emergenziale”, diverso dalla Cig per cessazione delle attività (ma già utilizzato per le conseguenze di calamità naturali) e l’avvio dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto. Che dovrebber coinvolgere anche la Difesa. Sarebbe, invece, in esame l’ipotesi di incentivi all’esodo o altre misure di scivolo, per la necessità del ministero del Lavoro di quantificare i costi. Queste le proposte che il governo ha presentato ai sindacati, nell’incontro in corso a Palazzo Chigi.
Il pacchetto sarebbe poi trasferito in un decreto legge che si aveva intenzione di approvare oggi stesso, nella seduta già prevista per le 16.30, nel Consiglio dei ministri, ma poi si è deciso di rimandare. In realtà, dopo la presentazione delle proposte, l’incontro coi sindacati è stato momentaneamente sospeso perché i rappresentanti del governo avrebbero espresso l’esigenza di redigere un documento da proporre ai sindacati. Ma la notizia sopraggiunta della prossima fissazione anticipata al 20 ottobre dell’udienza della Corte di cassazione sul ricorso di Adi e Ilva contro la chiusura dell’area a caldo, in vista della quale si potrebbe chiedere una sospensiva “tecnica” alla corte d’appello di Miliano, e la necessità di avere un quadro più chiaro della situazione, ha indotto le parti a sospendere la riunione e rinviare alla prossima settimana.
La strategia del governo per l’ex Ilva è stata illustrata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Nelle ipotesi avanzate: nuova cassa integrazione per i dipendenti diretti di Acciaierie, cassa emergenziale per quelli dell’indotto e delle imprese appaltatrici al fine di fermare i licenziamenti collettivi, che hanno già comunicato ma non ancora attivato, e che supererebbero le 4.000 unità, misure per i nuovi investimenti nell’area di Taranto, rientrerebbero nel pacchetto cui hanno lavorato i ministeri del Lavoro, delle Imprese, della coesione Coesione, dell’Economia e dell’Ambiente.
Per la cassa ai dipendenti diretti di Acciaierie, si ipotizza la copertura, nell’intero gruppo, per altri 5.000. Oggi la cassa straordinaria in AdI è autorizzata per 4.500 unità bel gruppo di cui 3.800 a Taranto. Sono numeri massimi consentiti, ma l’utilizzazione reale della cassa è ancora sotto questi numeri. A Taranto, per esempio, sarebbero 3.000 circa. E resta in corso e va avanti la gara per la cessione degli asset dell’ex Ilva a un nuovo investitore.
Dopo la conferma del decreto della corte d’appello di Milano che dispone la chiusura dell’area cosiddetta a caldo degli impianti di Taranto, ha spiegato Mantovano ai sindacati, il governo sta predisponendo un provvedimento per le opportune tutele sociali, in un Dl che andrà al Consiglio dei ministri di oggi, attraverso un nuovo modello di cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione dell’attività.
Si tratta, per Mantovano, di un provvedimento-ponte rispetto alla conclusione della gara, che abbia una sua flessibilità in relazione all’andamento della gara. Da questo intervento normativo d’urgenza del governo non saranno lasciati fuori i lavoratori dell’indotto, in parallelo con l’avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga tutti i soggetti che hanno progetti e investimenti nell’area di Taranto, compresa la difesa. A tal fine, sarà rafforzato il ruolo dei Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) e saranno previsti incentivi per le assunzioni.
I sindacati hanno espresso un giudizio cautamente positivo sugli orientamenti per la cassa integrazione, per la quale si svolgerà un incontro tecnico venerdì, ma non sono sodisfatti per la mancanza di chiarezza sui tempi di attuazione del piano dinsutriale per l’acciaio green, e chiedono che lo Stato mantenga la regia e una partecipazione significativa. Anche sulla cosiddetta reindustrializzazione si chiede un’azione più stringente




