Capire l’intelligenza artificiale, custodire l’umanità
Un convegno alla San Roberto Bellarmino
Nel corso della sua esistenza, l’uomo ha affrontato innumerevoli sfide, ma la ricerca costante della vita e la capacità di adattamento gli hanno permesso di superare ostacoli e raggiungere, attraverso l’evoluzione, le mete prefissate. Noi, oggi, viviamo un tempo caratterizzato da un profondo cambiamento antropologico. L’umanità si trova in prossimità di un bivio, a una svolta, in un periodo in cui è chiamata a decidere, in relazione allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, quale sarà il futuro delle prossime generazioni. Nell’ambito dei festeggiamenti programmati in onore di San Roberto Bellarmino, l’ex cinema Bellarmino ha ospitato il convegno ‘Capire l’intelligenza artificiale, custodire l’umanità. L’intelligenza artificiale, alla luce dell’enciclica ‘Magnifica Humanitas’, organizzato in collaborazione con l’Ufficio diocesano di pastorale sociale, lavoro, giustizia, pace e custodia del creato.
I saluti di rito sono stati rivolti dal parroco, don Giuseppe Cagnazzo, il quale ha motivato la scelta pastorale di celebrare la festa del santo titolare, non attraverso le pratiche devozionali tradizionali ma scegliendo di destinare una giornata di studi su un tema di strettissima attualità quale l’intelligenza artificiale. L’argomento è stato introdotto dal direttore dell’ufficio diocesano di pastorale sociale, lavoro, giustizia, pace e custodia del creato, don Antonio Panico, il quale, apprezzando la scelta (sostenuta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero), ha delineato il senso dell’iniziativa e ha esortato i cristiani presenti a offrire il proprio contributo secondo la rinnovata dottrina sociale della Chiesa. Ha detto, infatti: “In Italia, abbiamo padre Paolo Benanti, noto a livello internazionale come uno dei massimi esperti di intelligenza artificiale, che ha provato a dare un’idea di eticità a qualcosa che potrebbe sfuggire di mano: la dignità della persona umana di fronte all’avanzare travolgente delle nuove tecnologie”.
A guidare il pubblico nella comprensione della complicata materia sono stati Azzurra Ragone (Università di Bari), che ha offerto una prospettiva umanistica ed etica sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana e nelle relazioni sociali; Tommaso Di Noia (Politecnico di Bari), che ha illustrato in modo semplice e comprensibile gli aspetti scientifici e tecnici e le opportunità di sviluppo dell’intelligenza artificiale, evidenziando la necessità di una progettazione incentrata sull’uomo.
Il prof. Di Noia ha spiegato che è esagerato definire ‘intelligente’ l’intelligenza artificiale. Il termine è stato coniato nel 1956: settant’anni di storia sulle spalle che ci hanno condotto sino a una nuova forma di intelligenza artificiale: ChatGpt, un assistente virtuale in grado di dialogare con gli esseri umani in linguaggio naturale. Il nuovo traguardo raggiunto ci pone però davanti a una serie di interrogativi e ci porta ad avere perplessità circa il suo utilizzo inconsapevole. Come ribadito più volte dai relatori, dobbiamo essere attenti a non affidare completamente la nostra capacità intellettiva e la nostra coscienza al sistema.
La prof.ssa Ragone, riferendosi ai contenuti dell’enciclica ‘Magnifica Humanitas’, ha evidenziato l’importanza della conoscenza e dell’occuparsi di questo tema: “Non dobbiamo preoccuparci, ma occuparci – ha detto – Il controllo delle piattaforme tecnologiche, delle informazioni e dei dati è appannaggio dei colossi aziendali privati e non degli Stati, dunque, con obiettivi e finalità diverse da quelle degli Stati”. Cosa può significare in termini di controllo e utilizzo dei dati? Che gli esseri umani finiranno per essere (e in parte già lo sono) nient’altro che una serie di informazioni gestite da sistemi in grado di processare in modo molto più veloce e complesso rispetto alla capacità di un cervello umano. Tali sistemi saranno, dunque, in grado di controllare potenzialmente la vita sociale delle persone, in un mondo che potrebbe avviarsi verso un nuovo controllo totalitario della popolazione umana. Dobbiamo, dunque, essere consapevoli delle grandi opportunità che questo strumento offre, ma anche delle insidie che sono sottotraccia e che potrebbero emergere in qualunque momento della nostra storia.
Il convegno ha ribadito la necessità che l’innovazione tecnologica resti sempre uno strumento al servizio del bene comune, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato, senza mai sostituirsi al valore superiore del pensiero e del cuore dell’uomo. È importante soprattutto che la generazione più giovane sappia quanto pericoloso sia il controllo inteso come distruzione della democrazia e della libertà dell’uomo.
Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva





