Don Nino Borsci e i Tamburi, una storia lunga 53 anni
Cinquantatré anni di presenza assidua, di ascolto e di cammino condiviso. Ci sono storie che non si limitano a riempire le cronache di una comunità, ma finiscono per coincidere con la vita stessa di un intero quartiere. È il caso della parrocchia San Francesco De Geronimo, la prima realtà parrocchiale nata nel quartiere Tamburi di Taranto, la cui storia si intreccia indissolubilmente con la figura e il ministero di don Gaetano Borsci, per tutti Don Nino. Una presenza che, per oltre mezzo secolo, ha accompagnato generazioni di fedeli, condividendone le trasformazioni, le difficoltà e le speranze.
Arrivato ai Tamburi nel settembre del 1973 come vicario parrocchiale di monsignor Cosimo Russo, Don Nino ne è diventato successore il 1° marzo 1981, raccogliendone anche l’eredità pastorale. Per tredici anni i due sacerdoti hanno lavorato fianco a fianco, offrendo una significativa testimonianza di comunione presbiterale. Ancora oggi Don Nino ricorda con rispetto filiale colui che lo ha accompagnato nei primi passi del suo ministero sacerdotale.
Da allora, il suo ministero è stato caratterizzato da una dedizione costante: 53 anni di presenza nel quartiere e 45 anni alla guida della parrocchia. Un cammino lungo e prezioso, vissuto accanto a intere generazioni, condividendo le gioie e le difficoltà di tante famiglie, offrendo ascolto e sostegno nei momenti più delicati e restando un punto di riferimento per una comunità che, nel corso degli anni, ha attraversato profonde trasformazioni e momenti complessi della propria storia. Don Nino non è stato soltanto una guida spirituale, ma una presenza vicina alla gente, un padre per molti e un riferimento umano e sociale in uno dei contesti più delicati della città.
Un ministero al fianco degli ultimi, dei giovani e delle famiglie
Nel corso di oltre cinquant’anni, la vita della parrocchia sotto la guida di Don Nino si è distinta per la prossimità quotidiana, l’ascolto e l’attenzione concreta alle fragilità del territorio. Un impegno tradotto in molteplici esperienze, accomunate dalla convinzione che nessuno debba essere lasciato solo.
Un pastore dalla voce squillante e dalla porta sempre aperta
La sua «voce squillante» e il suo sguardo attento, capace di andare oltre le apparenze, sono diventati tratti distintivi di una presenza inconfondibile. Don Nino ha fatto della parrocchia una casa aperta, un luogo sicuro in cui trovare ascolto e accoglienza.
Insieme a Don Cosimo, Don Nino ha testimoniato concretamente la diaconia della Chiesa, ispirata al gesto di Gesù che, durante l’Ultima Cena, lavò i piedi agli apostoli. Un servizio vissuto ogni giorno accanto agli ultimi, nel solco dell’esempio di San Francesco de Geronimo, che nelle strade dei quartieri poveri di Napoli portava il Pane eucaristico e si prendeva cura anche delle necessità materiali delle persone che incontrava. Una fede che si è fatta vicinanza, ascolto e attenzione concreta alla dignità di ciascuno.
Dalle partite nei campetti dell’oratorio, concepite come una precisa linea strategica per allontanare i giovani da una strada considerata pericolosa, alla fitta animazione della parrocchia, che proprio negli anni Ottanta – segnati dall’enorme diffusione della droga e dalla morsa della malavita sul quartiere – pullulava di giovani ed era il punto d’incontro nevralgico della zona. Grazie a una proposta aggregativa forte, con un Gruppo Scout e un’Azione Cattolica frequentatissimi, la parrocchia offriva vere e proprie alternative di vita,permettendo a tanti ragazzi di vivere esperienze uniche ed entusiasmanti anche attraverso i campi estivi. Accanto a questo presidio giovanile, Don Nino ha continuato a dedicare la sua attenzione a chiunque bussasse alla sua porta: fedeli, immigrati, detenuti e persone indifficoltà. A tutti ha insegnato, prima di ogni altra cosa, il valore di chiamare ciascuno per nome e di riconoscerne la dignità.
• La Provvidenza come motore di un impegno attivo e responsabile
Al centro del suo operato c’è sempre stata una spiritualità profonda, radicata in un affidamento fiducioso alla Provvidenza. Per Don Nino, affidarsi a Dio non ha mai significato attendere passivamente che le cose accadessero, né limitarsi a un’assistenza priva di prospettive. La fede è stata, piuttosto, la forza da cui partire per assumersi responsabilità, affrontare le difficoltà e costruire risposte concrete ai bisogni della comunità. Lo testimonia una delle esperienze più significative del passato, quando, negli anni Ottanta, presero forma le opere parrocchiali. Di fronte alle preoccupazioni degli adulti, che si chiedevano chi avrebbe sostenuto economicamente il progetto, Don Nino rispondeva con il sorriso, dietro i suoi caratteristici occhiali a goccia: «C’è la Provvidenza». Non una formula per rimandare le responsabilità, ma l’espressione di una fiducia capace di tradursi in coraggio, impegno e concretezza, affrontando anche le difficoltà economiche e gli obblighi da onorare. Perché credere nella Provvidenza, nel suo modo di intendere la fede, significava anche rimboccarsi le maniche e fare la propria parte.
Questo stesso slancio di fede e di carità operosa lo ha portato a vivere un’intensa esperienza come missionario in Albania, a Valona. In quelle terre segnate dalla difficile transizione post-comunista, dove la missione cattolica si è spesa storicamente per l’istruzione e il contrasto alla povertà, Don Nino ha concretizzato la sua opera nel villaggio di Delisuf (municipalità di Novoselë). Qui, facendosi promotore del diritto allo studio per i bambini e i ragazzi delle famiglie più vulnerabili, ha voluto e fatto costruire una scuola materna ed elementare, offrendo spazi sicuri, percorsi educativi continuativi e un concreto presidio di speranza nel sud del Paese.
• Quasi 40 anni di Comunità Airone e di lotta alle dipendenze
La stessa fiducia nella Provvidenza ha ispirato la nascita, quasi quarant’anni fa, della Comunità Airone. Un’esperienza nata dall’ascolto di una mamma e dalla risposta di Don Nino: «Se è opera di Dio, nascerà». Da quella fiducia ha preso forma un percorso di accoglienza, cura e riscatto rivolto a giovani e adulti segnati dal dramma della tossicodipendenza.
Nel tempo, la Comunità Airone è diventata una scuola di vita e una seconda famiglia per centinaia di persone. Con il sostegno dell’équipe e attraverso percorsi di recupero e ricostruzione personale, tanti hanno ritrovato la forza di «tornare a volare», riconquistando la propria dignità, ricucendo legami familiari e tornando a guardare al futuro con speranza.
Un’opera che testimonia come la vicinanza, quando si accompagna a competenza, responsabilità e perseveranza, possa aprire nuove possibilità di vita.
• L’impegno con la Caritas e la vicinanza quotidiana
Nel suo ruolo di direttore della Caritas Diocesana, Don Nino ha promosso servizi di accoglienza rivolti alle persone senza dimora, a chi vive in condizioni di povertà e ai richiedenti protezione internazionale. Un impegno sostenuto dalla convinzione che l’inclusione non possa fermarsi all’accoglienza, ma debba tradursi anche in opportunità di lavoro, condivisione e autonomia. A questo si è aggiunto un supporto concreto e fondamentale contro le situazioni di grave emergenza economica: attraverso la Caritas, Don Nino ha fornito un sostanziale aiuto a coloro che erano e sono in pericolo di usura, favorendo la preziosa collaborazione con la Fondazione Antiusura S. Nicola e S.S. Medici di Bari.
Chi ha lavorato al suo fianco racconta di un vero e proprio «allenamento dell’anima», alimentato da insegnamenti semplici e profondi: avere il cuore grande per non voltarsi dall’altra parte, la schiena dritta per sostenere i pesi più difficili, i piedi veloci per correre inaiuto di chi ha bisogno e gli occhi aperti per accorgersi anche di ciò che spesso resta invisibile. Un modo di vivere il servizio che non si esaurisce nelle parole, ma si misura nella capacità quotidiana di esserci.
Un’eredità spirituale che resta nel tempo
Dire grazie a Don Nino per questi 53 anni di presenza nel quartiere Tamburi significa riconoscere il valore di una vita spesa accanto alla comunità. Significa ricordare le relazioni costruite, le famiglie accompagnate, le difficoltà affrontate insieme e la speranza portata anche nei momenti più duri.
Nelle vicende storiche, ambientali e sociali che hanno segnato il quartiere, la sua presenza è stata un punto di riferimento costante, fatto di ascolto, misericordia, solidarietà e impegnoconcreto accanto a chi aveva più bisogno.
Raccontare la storia della parrocchia San Francesco De Geronimo significa anche riconoscere il valore di chi ne è stato, per oltre mezzo secolo, una guida e un pilastro. Don Nino non si è limitato a svolgere un servizio pastorale: ha condiviso le gioie, le sofferenze e le speranze di intere famiglie, intrecciando la propria storia con quella del quartiere e lasciando un segno profondo nella vita di tante persone.
La sua eredità non si misura nei muri della chiesa o nelle strutture realizzate, ma nei cuori delle migliaia di persone che ha accolto, sostenuto, ascoltato e amato come figli. È un’eredità fatta di volti, storie, legami e speranze, destinata a vivere nel tempo attraverso chi ha incontrato, chi ha aiutato a rialzarsi e chi ha imparato dal suo esempio il valore della solidarietà e dell’attenzione verso gli ultimi.
La comunità saluterà Don Nino Borsci venerdì 16 ottobre, alle ore 17.30, nella parrocchia San Francesco de Geronimo, per esprimergli la propria gratitudine per i 53 anni di presenza, servizio pastorale e cammino condiviso nel quartiere Tamburi.
A Don Nino va il grazie commosso di una comunità che, dopo aver condiviso con lui 53 anni di cammino, custodirà per sempre il valore di un esempio che ha saputo farsi casa, accoglienza e amore autentico per gli ultimi.
La comunità della parrocchia San Francesco De Geronimo



