Ricorrenze

Marco Paolini e ‘Vajonts23’: sessant’anni dopo la tragedia in scena un nuovo racconto corale

foto Vatican media/Sir
09 Ott 2023

di Franco Pozzebon

Quella sera, il 9 ottobre 1997, da un sito decisamente improprio per uno spettacolo teatrale, nei pressi della diga del disastro del Vajont, nel versante riempito dalla frana, Marco Paolini squarciò un velo.
Davanti ad un pubblico che si riparava dal freddo, in diretta su Raidue, rappresentò ‘Il racconto del Vajont’, conosciuto anche come ‘Vajont 9 ottobre ’63 – Orazione civile’, il monologo teatrale che aveva lanciato nel 1993, a trent’anni dalla caduta di quella frana che aveva davanti. Con l’aiuto di una lavagna spiegò, finalmente, agli italiani la storia del Vajont, quali furono le omissioni, le forzature, le bugie e le responsabilità che generarono quella disgrazia. Un evento che ridiede dignità e fiducia ai cittadini e alle comunità colpite, stravolte.

Marco Paolini – foto Ansa/Sir

Paolini, cosa ha rappresentato per lei, come cittadino e come uomo di teatro, quello spettacolo del 1993, poi proposto in televisione nel 1997?
Per me la storia del Vajont voleva dire restituire giustizia a chi non l’aveva avuta. E in fondo anche mettere me stesso alla prova, perché anch’io avevo “archiviato” quella storia come un disastro naturale. Quindi è stato molto importante per me raccontare la sofferenza, l’ingiustizia, dire i nomi dei colpevoli. Trent’anni dopo, del Vajont sappiamo molto di più. Giustizia è stata fatta, la memoria è stata ricostruita.

Nel sessantesimo anniversario un nuovo spettacolo, perché?
Nel 1997 erano passati 34 anni dal disastro. Adesso, sono 60. Cos’è cambiato? Noi non siamo gli stessi. È passata una generazione, ma non è solo questione anagrafica. Da alcuni anni ho cominciato a studiare i report sul clima, a leggere i libri di chi prova a narrare ciò che stiamo vivendo, a misurare le strategie del negazionismo prima e del populismo poi nel cavalcare i luoghi comuni che contrastano il quadro scientifico, giustificando un’inerzia diffusa alla transizione ecologica. A ogni catastrofe sentiamo ripetere parole che non servono a impedirne altre.

Stavolta è una proposta assai diversa. Come è stata pensata?
La storia del Vajont è stata anche una catena di errori. E racconta non solo ciò che è accaduto sessant’anni fa, ma quello che potrebbe accadere a noi su scala diversa, in un tempo assai più breve.Dunque oggi quello che chiediamo con questa occasione, è di riflettere sugli errori più che sulle colpe. E di riflettere ragionando sulla complessità delle storie di tutto il nostro Paese. Per questo è un Vajont con la ‘esse’, al plurale, perché le situazioni di fragilità idrogeologica dell’Italia e le nuove situazioni di siccità a cui la crisi climatica ci espongono richiedono anche al mondo del teatro, dell’arte in generale, di occupare un ruolo civile, di “colla sociale” tra i cittadini.
È questo il senso del coro che noi abbiamo messo in campo per il 9 ottobre 2023, una partitura suonata, eseguita, narrata, detta da centinaia di artisti in tante parti di questo Paese in contemporanea.Un coro che chiama i cittadini senza fornire loro delle risposte tecniche, senza indicazioni politiche su che cosa bisogna fare. Non compete a noi la direzione politica. Ma ci compete rimettere i cittadini in una presenza attiva di quella che noi chiamiamo Prevenzione civile. Quindi un ruolo prepolitico del teatro, rispetto al quale però la politica oggi non è in grado di rispondere, perché divisiva. Dunque noi abbiamo bisogno di ricostruire questo tessuto, e storie come quella del Vajont ci aiutano a rimettere insieme le persone. Le altre storie dobbiamo imparare a raccontarle.

Leggi anche
Ecclesia

Figlie di Maria ausiliatrice: 60 anni di professione perpetua

Tre religiose delle Figlie di Maria Ausiliatrice festeggeranno sabato 11 alla parrocchia di San Giovanni Bosco, alle ore 19, durante la santa messa presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero i sessant’anni di professione perpetua (1966-2026). Si tratta di suor Giusi Donvito, suor Anna Maria Piro e di suor Vittoria Marinelli.

Festa della Madonna del Carmine a Grottaglie

“’Maria, purissimo turibolo d’oro, tu hai contenuto l’eccelsa Trinità: in te il Padre si è compiaciuto, il Figlio ha abitato il tuo seno, lo Spirito Santo ha steso su di e la sua ombra e ti ha resa Madre di Dio. Noi ci rallegriamo in te: tu sei la nostra difesa presso Dio. Tendi la […]
Hic et Nunc

Ex-Ilva: il governo convoca i sindacati ma intanto i ‘nodi’ si moltiplicano

La vicenda ex-Ilva resta sempre sullo sfondo della storia attuale della città, vivendo di improvvisi acuti e di lunghi periodi di pausa, che non sembrano fatti di riflessione ma solo di confusione. La questione principale: la sopravvivenza e/o l’eventuale vendita dell’azienda, non vede ancora sbocchi decisivi, mentre molte altre questioni si accumulano a formare un […]

Da antichi documenti inediti nuova luce su culto e storia di San Cataldo

l reperimento di due manoscritti antichissimi rimette in discussione quanto sostenuto dalla moderna storiografia su san Cataldo, che contesta il ritrovamento del corpo in cattedrale: si torna all’antico, alla tradizione della Chiesa tarantina: il corpo di san Cataldo, come da narrazione del Berlengerio, è stato effettivamente ritrovato durante lo scavo delle fondamenta per il rifacimento […]

“Donne e intelligenza artificiale”, il progetto Fish di formazione gratuita per ridurre divario di genere

Rafforzare le competenze digitali delle giovani donne e favorire una maggiore presenza femminile nei settori dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale: è l’obiettivo del progetto “Donne e intelligenza artificiale”, promosso dalla Fish-Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie e finanziato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nell’ambito dell’Avviso 3/2024. L’iniziativa è […]
Media
11 Lug 2026