Sinodo

Francesco: “Le rotte dei migranti gridano al cospetto di Dio”

foto Vatican media/Sir
20 Ott 2023

di Maria Michela Nicolais

“Passare da un mondo chiuso a un mondo aperto, da un mondo in guerra a un mondo in pace”. È l’itinerario proposto da papa Francesco, nel momento di preghiera in piazza San Pietro per i migranti e i rifugiati, insieme ai partecipanti al Sinodo, presso la scultura “Angel Unawares” di piazza San Pietro, che rappresenta simbolicamente tutte le persone in fuga dalla propria casa e dal proprio Paese per cercare un futuro migliore. “La strada che da Gerusalemme portava a Gerico non era un cammino sicuro, come oggi non lo sono le numerose rotte migratorie che attraversano deserti, foreste, fiumi e mari”, il riferimento alla parabola del Buon Samaritano: “Quanti fratelli e sorelle oggi si ritrovano nella medesima condizione del viandante della parabola? Quanti vengono derubati, spogliati e percossi lungo la strada? Partono ingannati da trafficanti senza scrupoli. Vengono poi venduti come merce di scambio. Vengono sequestrati, imprigionati, sfruttati e resi schiavi. Vengono umiliati, torturati e violentati. Tanti muoiono senza arrivare mai alla meta”.

“Le rotte migratorie del nostro tempo sono popolate da uomini e donne feriti e lasciati mezzi morti, da fratelli e sorelle il cui dolore grida al cospetto di Dio – la denuncia di Francesco -. Spesso sono persone che scappano dalla guerra e dal terrorismo, come vediamo purtroppo in questi giorni”. Anche oggi, come ai tempi della parabola, “c’è chi vede e passa oltre, sicuramente dandosi una buona giustificazione, in realtà per egoismo, indifferenza, paura”. Il samaritano, invece, “vide quell’uomo ferito e ne ebbe compassione”: “Lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza. E la compassione è l’impronta di Dio nel nostro cuore. Questa è la chiave. Qui c’è la svolta. Infatti da quel momento la vita di quel ferito comincia a risollevarsi, grazie a quell’estraneo che si è comportato da fratello. E così il frutto non è solo una buona azione di assistenza, il frutto è la fraternità”.

“Come il buon samaritano, siamo chiamati a farci prossimi di tutti i viandanti di oggi, per salvare le loro vite, curare le loro ferite, lenire il loro dolore”, l’invito del papa: “Per molti, purtroppo, è troppo tardi e non ci resta che piangere sulle loro tombe, se ne hanno una, o il Mediterraneo ha finito per essere una tomba. Ma il Signore conosce il volto di ciascuno, e non lo dimentica. Il buon samaritano non si limita a soccorrere il povero viandante sulla strada. Lo carica sul suo giumento, lo porta a una locanda e si prende cura di lui”. “Qui possiamo trovare il senso dei quattro verbi che riassumono la nostra azione con i migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, ha spiegato Francesco: “Si tratta di una responsabilità a lungo termine, infatti il buon samaritano si impegna sia all’andata sia al ritorno. Per questo è importante prepararci adeguatamente alle sfide delle migrazioni odierne, comprendendone sì le criticità, ma anche le opportunità che esse offrono, in vista della crescita di società più inclusive, più belle, più pacifiche”.

“Dobbiamo tutti impegnarci a rendere più sicura la strada, affinché i viandanti di oggi non cadano vittime dei briganti”, l’appello finale. “È necessario moltiplicare gli sforzi per combattere le reti criminali, che speculano sui sogni dei migranti”, l’indicazione di rotta: “Ma è altrettanto necessario indicare strade più sicure: bisogna impegnarsi ad ampliare i canali migratori regolari”.

“Nello scenario mondiale attuale è evidente come sia necessario mettere in dialogo le politiche demografiche ed economiche con quelle migratorie a beneficio di tutte le persone coinvolte, senza mai dimenticarci di mettere al centro i più vulnerabili”, l’analisi del papa: “È anche necessario promuovere un approccio comune e corresponsabile al governo dei flussi migratori, che sembrano destinati ad aumentare nei prossimi anni. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare, questo è il lavoro che dobbiamo fare. Chiediamo al Signore la grazia di farci prossimi a tutti i migranti e i rifugiati che bussano alla nostra porta, perché oggi chiunque non è brigante e chiunque non passa a distanza, o è ferito o sta portando sulle sue spalle qualche ferito”. Poi un momento di silenzio, “ricordando tutti coloro che non ce l’anno fatta, che hanno perso la vita lungo le diverse rotte migratorie, e coloro che sono stati usati, schiavizzati”.

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