Società

A Reggio Calabria, il primo cimitero per i migranti morti nei naufragi

foto di don Davide Imeneo
03 Giu 2022

di Davide Imeneo

Martedì scorso il ministro degli Interni Luciana Lamorgese ha presieduto il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica svolto nella Prefettura di Reggio Calabria. L’incontro, in gran parte, è stato concentrato sull’emergenza sbarchi: già da diverse settimane, infatti, sono ripresi gli arrivi dei migranti sulle coste calabresi e la “macchina dell’accoglienza” non ha funzionato al meglio e, in alcuni casi, non ha funzionato affatto. Tuttavia, il mondo del volontariato, del Terzo Settore e della Caritas ha supplito con prontezza ai ritardi delle Istituzioni e degli enti locali.

La visita della Lamorgese, inoltre, si è verificata in occasione di un anniversario fortemente evocativo per la comunità civile dello Stretto: a fine maggio dell’anno 2016, infatti, il Mediterraneo restituì quarantacinque corpi di migranti deceduti a causa di un naufragio.L’accoglienza di quelle salme fu drammatica, il molo del porto fu segnato da una ferita insanabile che immediatamente fu percepita da tutti. La comunità diocesana organizzò subito una veglia di preghiera e si spese per dare una degna sepoltura a quei poveri migranti: fu scelto il cimitero di Armo, frazione collinare del comune di Reggio Calabria che ospitò il monaco basiliano Sant’Arsenio.

Nei mesi che seguirono a quel terribile sbarco vi furono altri arrivi segnati dalla morte: Armo è diventato così il luogo dove la comunità diocesana di Reggio Calabria-Bova affida alla terra le spoglie mortali dei migranti che non sono sopravvissuti alla tratta del Mediterraneo.

foto: don Davide Imeneo

Il Coordinamento ecclesiale per gli sbarchi, una realtà ormai attiva da più di dieci anni a Reggio Calabria, che raccoglie donne e uomini di buona volontà e di diverse confessioni religiose, si è sempre preso cura di quel luogo così come ha fatto con tutte le realtà connesse al fenomeno migratorio. Il Coordinamento esprime la cura e la prossimità di tutta la comunità diocesana reggina, che negli sbarchi trova un’altra ferita da rimarginare: “Quello che noi facciamo – dichiara l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, mons. Fortunato Morrone – è frutto del rispetto di ogni persona e di ogni vita umana,specialmente di coloro che si sono trovate in grande difficoltà. La Chiesa non vuole fare questi segni per mettersi in mostra, ma solo per coerenza con il Vangelo”.

Proprio il desiderio di restituire dignità e rispetto ad ogni vita umana ha portato la diocesi a costruire, all’interno del camposanto di Armo, un vero e proprio cimitero dei migranti e delle vittime del mare.L’opera, finanziata coi fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, sarà consegnata venerdì 10 giugno al Comune di Reggio Calabria: “Dare degna sepoltura a queste persone è segno di umanità – spiega l’arcivescovo Morrone, che interverrà alla cerimonia di consegna – per noi è un atto di estrema giustizia: queste persone dovevano ricevere il loro proprio, almeno nella morte dovevano essere riconosciuti come umani”.

Grazie a questo progetto, le loro tombe delle vittime del mare non saranno più anonime e anche dopo la vita terrena la loro dignità sarà rispettata. I lavori eseguiti hanno consentito di rendere l’area veramente dignitosa, bella, è il simbolo di una città che accoglie, di una comunità che non ha confini e che riconosce in ogni uomo, un fratello,senza distinzione alcuna.

Alla consegna – che vedrà la partecipazione del direttore di Caritas Italiana, di autorità civili, militari – saranno presenti anche i rappresentanti di altre religioni: guideranno un momento di preghiera e, insieme all’arcivescovo Morrone, benediranno il nuovo cimitero.

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