Editoriale

Se dietro l’angolo c’è Putin allora …

Foto ANSA/SIR
27 Giu 2022

di Emanuele Carrieri

Tanti italiani, europei, occidentali non sono assuefatti e continuano a essere preoccupati per lo sterminio in atto in Ucraina. Va usata la parola sterminio perché quando si demoliscono intere città a colpi di artiglieria, quando migliaia di civili inermi vengono massacrati e torturati prima di essere uccisi, quando milioni e milioni di persone sono costrette ad abbandonare le proprie case e le proprie borgate e centinaia di migliaia di altre sono deportate in improbabili luoghi di rieducazione, solamente di sterminio si tratta. Eppure c’è un altro pezzo di italiani, europei e occidentali che guarda questa immensa tragedia con un fare a metà strada fra il distaccato e l’infastidito. La guerra in Ucraina? Meglio là che qua. Putin e Zelensky? Chiudeteli in una stanza e fateli uscire quando avranno concordato. Ma i russi sono degli assassini, dei carnefici? Sarà, forse, però a forza di sentirsi abbaiare sotto casa, la pazienza scappa. Il numero di questi italiani, europei e occidentali, inutile nasconderlo, cresce a vista d’occhio. E la ragione principale di ciò si chiama inflazione. Si chiama rischio di carestia mondiale. Si chiama aumento della e delle povertà, rischio di conflitto nucleare. In una parola, si chiama paura. Una paura non certo ingiustificata. Attaccando e distruggendo l’Ucraina, Putin ha inteso e intende fare proprio questo: mettere paura. Minaccia dopo minaccia, ricatto dopo ricatto, obbligarci ad abdicare alle regole nel cui perimetro e al riparo delle quali siamo nati, cresciuti e vissuti e che, secondo lui, non dovranno essere più stabilite a Washington, a Londra, a Parigi, a Berlino, a Roma o a Bruxelles, ma a Mosca. Lo ha detto e ripetuto fino alla noia lui stesso, l’ultima volta parlando alle giovani leve dell’Armata destinata nei suoi folli piani a disseppellire l’impero sovietico. La domanda allora è: Putin può uscirne in piedi da questo conflitto solamente in apparenza contro l’Ucraina, ma in realtà contro l’Europa e l’Occidente? La risposta? Certo! Ma se vince lui, sarà il caos. E tutti, compresi i filo russi, di ogni genere, varietà e colore, diventeremo frammento di un mondo in cui le controversie internazionali si risolvono a suon di missili e di colpi di cannone. Un mondo in cui ai dittatori è permesso impoverire di energia gli stati regolari compratori. Un mondo in cui, come naturale conseguenza degli analoghi blocchi illegali imposti anche alla libera circolazione di beni essenziali a partire dal cibo, la corsa dei prezzi non troverà più argini e le carestie e la fame dilagheranno, spingendo verso le nostre coste masse sempre più grandi e incontrollabili di disperati. Un mondo in cui parlare di sovranità e di sovranismo farà soltanto ridere, dato che l’unica sovranità che conterà sarà quella dei regimi militarmente più forti e privi di scrupoli. Un mondo in cui le ormai eterne campagne elettorali saranno dominate da chi inoltra notizie false o provocatorie e la libertà di informazione sarà rimpiazzata da un eterno dibattito televisivo popolato solo di squallide e chiassose controfigure. E per finire un mondo in cui l’impiego di armi nucleari tattiche, capaci cioè di distruggere ogni cosa in un raggio limitato, sarà giudicato un crimine, tutto sommato, tollerabile, mentre verrà meno ogni restante freno alla fabbricazione e allo schieramento di quelle strategiche in grado già oggi di raggiungere e dissolvere in un attimo qualsiasi metropoli mondiale. Questo, per chi non se ne fosse ancora reso conto, è il mondo pericoloso, instabile e a rischio permanente di implodere su sé stesso in cui vuole condurci Putin. Un mondo di cui la guerra in Ucraina rappresenta solo l’allucinante prologo, anche se le prove generali si erano già tenute nel 2008, in Georgia, e, sei anni più tardi, nella stessa Ucraina con l’annessione, anch’essa forzata, della Crimea. Tutto il resto è solamente parte di una ormai ventennale campagna propagandistica che ha del tutto contaminato e avvelenato, rovesciando rubli a volontà e sfruttando il web, le falde acquifere delle nostre stesse democrazie. Fino a fare offuscare, per ritornare al punto di partenza, le menti e le coscienze di molti italiani, europei e occidentali. A questo punto la domanda sorge spontanea: compete o competerebbe alla politica reagire e informare con onestà la opinione pubblica della minaccia mortale che ci sovrasta? Invece, la sola cosa che sembra preoccupare molto i nostri politici sono le elezioni del prossimo anno. L’unica voce fuori dal coro, il solo a distinguersi è stato proprio il più impolitico di tutti e cioè Mario Draghi. Forse, l’unico, l’ultimo vero politico rimasto nel panorama nazionale. Va riletto un passaggio del suo intervento, nei giorni scorsi, a Montecitorio. “C’è una fondamentale differenza tra due punti di vista. In base al primo punto di vista, che è quello mio sostanzialmente, l’Ucraina si deve difendere. Le sanzioni, l’invio di armi servono a questo. L’altro punto di vista è diverso: l’Ucraina non si deve difendere, non dobbiamo fare le sanzioni e non dobbiamo mandare le armi. La Russia è troppo forte, perché combatterla. Lasciamola entrare, lasciamo che l’Ucraina si sottometta, dopotutto cosa vogliono questi!” In queste parole, è racchiusa tutta la essenza del dramma epocale che stiamo vivendo tutti, nessuno escluso. Si può anche maledire di esserci finiti dentro. Il problema autentico è un altro. Non sarà certo schierandoci con gli aggressori e voltando le spalle agli aggrediti che potremo saltarne fuori incolumi.

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