Editoriale

Più realista del re o più papista del papa?

Foto Ansa dal sito https://www.avvenire.it/
07 Nov 2022

di Emanuele Carrieri

Più papista del papa. O, meglio, per dirla con Adolphe Thiers, primo presidente della Terza Repubblica francese, più realista del re. Nel giro di pochi giorni, ha dimostrato di essere così, Matteo Piantedosi, ex Prefetto di Roma, adesso ministro dell’Interno. Le prime parole pronunciate nell’esercizio delle nuove funzioni si sono risolte in una quasi dichiarazione di guerra alle ONG che operano nel bacino del mare Mediterraneo per salvare la vita a chi prova a fuggire da fame, carestie e guerre per sbarcare sulle coste dell’Europa alla ricerca di una esistenza almeno dignitosa. Dichiarazioni su cui, nell’ambito di una intervista al Corriere della sera, il ministro dell’Interno è tornato, chiarendo che nessun migrante, raccolto in mare da navi battenti bandiere di altri stati, verrà accolto in Italia. Insomma, è avvenuto il ritorno ai decreti sicurezza di Salvini che ha preteso e ottenuto, in quanto ministro delle Infrastrutture, autorità sui porti. Nemmeno una parola è stata detta dal ministro dell’Interno sulla proposta di elevare, prima a diecimila e poi a cinquemila euro, il tetto di spesa contante. È come dire che non esiste correlazione fra il sommerso e il contante: insomma per il ministro dell’Interno la libertà di operare pagamenti in contanti per cinquemila euro al giorno non favorisce la criminalità organizzata, il riciclaggio di danaro sporco, l’economia sommersa che nutre i circuiti criminali e l’evasione, bensì favorisce i poveri e penalizza le banche. Infatti, non c’è povero di questo Paese che non abbia ogni giorno le tasche piene di contanti da spendere e non c’è italiano che non paghi il caffè o il quotidiano con moneta elettronica, concedendo percentuali ingiuste e inique. Ma, mentre la Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni ripeteva che l’unica vera priorità del governo sarebbe stata quella del contrasto al rincaro delle bollette e del sostegno all’economia reale, il ministro dell’Interno ha sconvolto l’agenda governativa individuando nella lotta ai rave party l’obiettivo primario del nuovo esecutivo, visto ciò che stava accadendo in un capannone industriale abbandonato nei pressi di Modena. Forse di concerto con il ministro della Giustizia, è stato stilato un decreto che, in sostanza, rappresenta la negazione stessa dei principi cardine di ogni democrazia liberale, di ogni stato di diritto. Poche righe, pensate male, scritte peggio, con le quali si pongono le basi per reprimere qualsiasi pubblica manifestazione di dissenso ritenuta discrezionalmente pericolosa, con pene previste per gli organizzatori che arrivano fino a sei anni di reclusione. Il che sottintenderebbe la eventualità di intercettare perfino i minorenni, magari alle prese con la occupazione di una scuola: un concentrato di analfabetismo giuridico che ha causato la indignazione di giuristi di ogni estrazione e sensibilità. Tornando all’intervista al Corriere, il ministro dell’Interno non ha ceduto ad alcun ripensamento: è corso ai ripari con una toppa peggiore del buco. Infatti, non è entrato nel merito di quelle poche righe, delle anomalie messe nero su bianco in Consiglio dei Ministri, ma le ha riconosciute confermando che, al netto di quel che c’è scritto, si interverrà solamente per i rave party. In merito al raduno a Predappio in camicia nera per commemorare l’anniversario della marcia su Roma, si è limitato a confermare che la manifestazione si tiene ogni anno, ridimensionando il tutto a una pacifica carnevalata. Sui fatti di Milano, dove gli spettatori, e alcuni con mogli e figli, sono stati costretti, con minacce, spintoni, schiaffi, pugni e calci, a lasciare gli spalti della curva nord dello stadio di San Siro in segno di lutto per l’omicidio di un capo ultras nerazzurro, si è limitato a dire che sarebbe stato pericoloso intervenire. Ogni cosa si risolverà con alcune diffide, con qualche daspo. Alla fine dei conti, il mondo del calcio, le società sportive, gli stadi, le curve e le tifoserie, sono sempre stati una zona franca in questo Paese e poco cambia se, dalle intercettazioni finora divulgate, emergono interessi enormi legati alla gestione dei parcheggi di San Siro, alla vendita di biglietti per le partite e così via dicendo. Il governo non può fare un decreto per ogni problema di questo Paese, contava lanciare un messaggio agli italiani e il messaggio è arrivato: quella era la curva nord di San Siro, non era certo una università. Tutto torna. La visione di Paese e di società di questo esecutivo trova la sua sintesi in quel decreto. E il potere discrezionale, la repressione preventiva per qualsiasi forma di ribellismo giovanile indirizzato a manifestare il dissenso, la tacita tolleranza verso quei fenomeni che in qualche misura alimentano il consenso, trovano nel presente inquilino del Viminale, l’uomo forte, tutto ordine e disciplina, a cui è stato affidato il compito di definire le coordinate culturali di questo governo e di questa maggioranza, la visione di Paese e di società che questo esecutivo ha in testa.

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