Diocesi

L’arcivescovo Santoro in visita alla scuola dell’infanzia “Santa Rita da Cascia”

Un luogo educativo a stretto contatto con il quartiere

Mons. Santoro visita la scuola dell'infanzia "Santa Rita da Cascia"
12 Mag 2023

di Piero Paesanti

Sono le 9.30 di sabato 6 maggio quando, puntualissimo, l’arcivescovo fa il suo ingresso nella scuola dell’infanzia “Santa Rita da Cascia”, accolto da un coro festante. Nella spianata del vicino parco archeologico si smantellano i desolati postumi del “concertone” sferzato dalla pioggia. Nel cortile della scuola, invece, si canta con gioia una attesa che non tradisce: Sou feliz Senhor, porque tu vais comigo; vamos lado a lado es meu melhor amigo (Sono felice, Signore, perché tu cammini con me: andiamo lato a lato, tu sei il mio miglior amico).

I piccoli alunni con le loro famiglie, tutto il personale docente ed ausiliario, la direttrice prof.ssa Marivita Pardo e mons. Luigi Romanazzi, in rappresentanza della Fondazione che gestisce l’omonima scuola, si stringono nell’abbraccio all’arcivescovo mons. Filippo Santoro, lì per la prima volta.

Un iniziale saluto per ricordare la storia della scuola, nata nel 2001 dalla amicizia di alcuni genitori affascinati dal carisma di don Luigi Giussani (fondatore del movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione e del quale si è appena celebrato il centenario dalla nascita). Allora si avvertiva il bisogno di un luogo educativo in cui si continuasse a vivere l’esperienza proposta in famiglia, per poter godere di quella bellezza incontrata. In più di venti anni, sono state accolte oltre 2000 famiglie, molte delle quali continuano a vivere un’amicizia anche al termine del percorso scolastico, nel comune cammino proposto dalla parrocchia “Santa Rita da Cascia” attraverso il catechismo e gli incontri con i genitori. Oggi, più che mai, resta centrale la questione educativa per imparare a lasciarsi ferire dalla realtà ed arrivare a domandarsi “Chi ce la dà”.

Una rappresentanza dei genitori pone quindi all’arcivescovo la questione della sfida a cui sono chiamate le famiglie, del “qui ed ora” educativo mentre i figli ci guardano. La presenza di mons. Santoro è per questo salutata come il segno di una storia e di una amicizia che propone di vivere insieme una compagnia vivace, attraverso un cammino che si fa esperienza e assicura il centuplo quaggiù; nella ragionevole certezza di un orizzonte più vasto del rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra insegnanti e alunni, tra tutti i membri di questa comunità, entro cui – anzi – il bene per l’altro acquisti veramente senso.

È quindi la volta dei bambini e delle loro schiette domande: «Che cosa fa il vescovo? Che amico hai? Con chi vivi? Perché indossi quel cappellino?»

Il vescovo non si sottrae al gioco ed anzi rilancia il livello del confronto. Risponde: sono il successore degli Apostoli, che erano gli amici più vicini a Gesù. Inizio le mie giornate di buon mattino, con la preghiera, e incontro tante persone; presto loro ascolto e non mi sottraggo mai alle sfide, per condividere con tutti la gioia della presenza di Cristo. Anche io ho tanti amici. Un mio grande amico, ad esempio, è don Gino, ma ne ho in Brasile come qui e sempre di nuovi: anche voi oggi lo siete! La mia grande famiglia è tutta la diocesi, ma ho anche chi vive con me e mi aiuta ogni giorno. Il cuore della casa del vescovo è però la cappella, che è il posto più bello, dove c’è Gesù, a cui affido le mie preghiere per tutte le persone che incontro ogni giorno. Per affrontare tutti i miei impegni ci vogliono le spalle larghe e il mio zucchetto è un po’ come il mantello del Signore, un segno della Sua protezione, di cui non si può fare a meno. Penso al mio recente viaggio in Ucraina, alla paura dei bombardamenti e alle lodi del mattino, divenute segno di speranza anche per i miei accompagnatori. Perfino chi non praticava più la fede ha potuto riconoscere, in quelle circostanze così ardue, che la “preghiera è un lampo di luce nella notte oscura”.

La visita si è conclusa con un momento ludico, in cui l’arcivescovo si è distinto per una sorprendente abilità sportiva. Dopo aver benedetto il nuovo campo di bocce regolamentare, realizzato con il contributo delle famiglie per far giocare insieme nonni e nipotini, mons. Santoro lo ha anche inaugurato con una vigorosa “bocciata”, scombinando le altre sfere ed accostandosi subito al boccino.  Il Pianeta che speriamo, tema della 49ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, vissuta a Taranto nel mese di ottobre 2021 proprio a pochi passi dalla stessa scuola, sembra così vedere la luce anche in questa parte della città, in cui accanto al campo di bocce si sta allestendo un orto che speriamo, dove si potrà seminare e raccogliere, mettendo in comune fatiche e frutti, proprio come nell’esperienza educativa proposta.

È stata una mattinata di autentica festa in cui si è reso evidente, ai grandi come ai piccoli, che – come ama ripetere Sua Eccellenza – vale sempre la pena consumare la suola delle scarpe in un cammino profondamente umano.

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