Ricordo

Ricordando Cataldo Portacci, maestro d’ascia e cultore di tarantinità

foto F. Paolo Occhinegro
02 Ago 2023

di Angelo Diofano

Si celebrano giovedì 3 agosto alle ore 10 alla chiesa degli Angeli Custodi, al quartiere Tamburi i funerali di Cataldo Portacci, scomparso all’età di 96 anni, cultore di tarantinità, di cui è ricordato il suo impegno per la salvaguardia di Mar piccolo e di sindacalista nella Cgil e nella Fiom. Era nato il 23 giugno 1927 in vico Vasto II, edificio abbattuto assieme a tanti altri dal “piccone fascista” negli anni trenta, nella cui zona riveniente oggi si trova il monumento a Paisiello. Era uno degli ultimi maestri d’ascia ed esercitava la sua attività,come costruttore di barche, a Porta Napoli, quartiere che amava moltissimo.

Quale messaggio forte del suo amore alla città e testimonianza delle sue radici, Portacci ha voluto lasciarci due pubblicazioni: “Memoria di un tarantino verace”, a cura di Paolo De  Stefano e Lucio Pierri, e “Una città e i suoi mari: Taranto tra storia e memoria”, scritto con Antonio Basile e  Claudio Fabrizio. Entrambi i volumi sono editi da Scorpione.

In  “Memoria di un tarantino”, immancabile nella biblioteca degli studiosi di tarantinità, all’inizio egli si sofferma nel racconto della sua giovinezza, facendo assaporare al lettore come si viveva in Città vecchia e trasmettendo il suo orrore per le tragedie del conflitto bellico, in particolare per i bombardamenti aerei che seminarono tanti lutti tra i civili. Prende piede, poi, la narrazione del suo rapporto con il mare e della sua esperienza lavorativa come maestro d’ascia, illustrando anche le modalità dei vari tipi di pesca. Pittoresche le sue descrizioni del Palio fra imbarcazioni che si teneva l’ultima domenica d’agosto in Mar piccolo, della grande festa della Madonna della Pace (nell’ambito della quale si svolgeva la competizione) e dei falò di San Giuseppe.
Spassoso, infine, l’elenco dei personaggi caratteristici che un tempo animavano la Città vecchia, quali, fra gli altri, “Meste Necole ‘u scarpare”, “Zi’ Giuanne Bimbardille” e “Varcanove”. Il libro si conclude con un omaggio al prof. Giacinto Peluso, suo vecchio professore, ricordandone le assidue frequentazioni.

Da ieri, sui social, numerosissime sono le attestazioni di stima e i ricordi sul vecchio e indimenticato maestro d’ascia e “tarandine de le cozze”.

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