Angelus

La domenica del Papa – Gesù, risposta di Dio alla nostra sete

ph Vatican media-Sir
09 Mar 2026

di Fabio Zavattaro

Destano “profonda costernazione” le notizie che giungono dal Medio Oriente, afferma all’angelus Leone XIV.
Dopo le parole di domenica scorsa, sono “ore drammatiche” e stiamo vivendo il rischio di una “voragine irreparabile”. Dopo la preghiera per la pace di questo mese di marzo, “Signore disarma i nostri cuori dall’odio, dal rancore e dall’indifferenza … Illumina i leader delle nazioni, affinché abbiano il coraggio di abbandonare i progetti di morte, fermare la corsa agli armamenti e mettere al centro la vita dei più vulnerabili”, nuovo appello per la pace e la fine del conflitto, con il Papa che dice “agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano sprofondare nuovamente nell’instabilità”.

L’appello del vescovo di Roma è una preghiera affidata a Maria affinché “cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”, e interceda per coloro che soffrono a causa della guerra e accompagni i cuori lungo sentieri di riconciliazione e di speranza”.

Angelus nella domenica in cui Giovanni nel suo Vangelo ci propone l’incontro con la donna nella località di Sicar, in Samaria. Il pozzo, nella tradizione dell’antico Testamento è il luogo dove avviene l’incontro tra un uomo e una donna, potremmo dire il luogo del fidanzamento. L’immagine che il quarto evangelista ci propone è ancora una volta un rimando alla tradizione dei libri che hanno preceduto il nuovo Testamento. Ma di più, in questo incontro tra Gesù e la donna, una samaritana – cioè appartenente ad una comunità con la quale non vi era dialogo perché considerata dai giudei scismatica, non avvicinabile – vi è un superamento di pregiudizi, di ruoli, tanto che Giovanni scrive lo stupore dei discepoli per questo dialogo.

E forse non è un caso che in questo 8 marzo il Papa, ricordando la Giornata della donna, dice di rinnovare l’impegno, “che per noi cristiani è fondato sul Vangelo, per il riconoscimento della pari dignità dell’uomo e della donna. Purtroppo, molte donne, fin dall’infanzia, sono ancora discriminate e subiscono varie forme di violenza: a loro in modo speciale va la mia solidarietà e la mia preghiera”.

Ma torniamo alla pagina del Vangelo, all’incontro con la donna e alla richiesta di Gesù seduto al pozzo e affaticato dal viaggio: “dammi da bere”. Non dice ho sete, ma chiede un coinvolgimento dell’altro. Non teme di parlare alla donna ma vuole instaurare con lei un dialogo, e in questo modo “supera le barriere di ostilità che esistevano tra giudei e samaritani e rompe gli schemi del pregiudizio nei confronti delle donne”, affermava papa Francesco.

Gesù e la samaritana hanno sete ma trovano altro; con la sua domanda alla donna Gesù mette in evidenza la sete che c’era in lei, una sete che non è solo di acqua, è sete di incontro, di relazione. “Gesù, infatti, è la risposta di Dio alla nostra sete”, afferma il Papa. Quelle parole, quell’incontro “attiva nel profondo di ciascuno una sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. Una “sorgente spirituale” afferma ancora Leone che tante persone cercano anche oggi. Quindi cita le parole della scrittrice olandese di origini ebraiche morta a 29 anni nel campo di Auschwitz: “a volte riesco a raggiungerla – scriveva Etty Hillesum nel suo diario – più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto. Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo”. E il tempo della Quaresima “è un dono” che ci chiede di “intensificare il cammino”.

Di fronte allo stupore dei discepoli nel vedere la scena, il Signore offre loro un’immagine legata al mondo contadino, al tempo prossimo della mietitura. Le ricorda il Papa perché anche oggi la chiesa dice alla chiesa “alza gli occhi e riconosci le sorprese di Dio. Nei campi, quattro mesi prima della mietitura, non si vede quasi nulla. Ma là dove noi non vediamo nulla, la Grazia è già in azione e i frutti sono pronti da raccogliere. La messe è molta: forse gli operai sono pochi, perché distratti da altre attività”. Non così Gesù che parla con la samaritana, non la ignora ma “l’ascolta senza secondi fini e senza disprezzo”.

Quante persone cercano nella “chiesa questa disponibilità. E come è bello quando perdiamo il senso del tempo per dare attenzione a chi incontriamo, così com’è”; come Gesù che raggiungeva tutti “nel profondo. Così la Samaritana diventa la prima di tante evangelizzatrici”.

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