Uniti nel dono

Nel capolavoro di Giò Ponti
il cantiere dell’ospitalità e della casa

Don Ciro e la sua idea di parrocchia: “Non esiste senza uno dei suoi tre pilastri: la liturgia, la catechesi e la carità”. La dedizione di don Ciro Alabrese a chi si trova in difficoltà è possibile grazie a un’offerta: quella che permette a 32mila sacerdoti di dedicarsi agli altri.
“La Chiesa – ha ricordato Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa – grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno”

16 Set 2023

di Mimmo Laghezza

La sua non è parrocchia di periferia, di marginalità territoriale e sociale. Ma le sacche d’indigenza sono oramai distribuite, seppur disegualmente, su tutto il territorio cittadino e don Ciro Alabrese è parroco della Concattedrale di Taranto, l’opera progettata da Giò Ponti oltre cinquant’anni fa, che ci racconta di arte contemporanea non di sfarzo.
Il committente, mons Guglielmo Motolese – allora arcivescovo di Taranto –, chiese un segno tangibile di chiesa post-conciliare, una testimonianza pratica del processo riformista in atto nella Chiesa: Ponti capì. Non fece fatica a capire, perché un altro percorso di ‘riforma’ era in atto nel suo intimo. Sapeva peraltro che sarebbe stata una delle sue ultime grandi opere e non gli sembrò frutto del caso che fosse stato chiamato a progettare uno spazio sacro. Il fatto che Guglielmo (come oramai lo chiamava) fosse un padre conciliare alzava in modo incredibile la sfida. Era indiscutibilmente la ‘sua’ sfida.
Nel ventre della creatura di Guglielmo e Giò trova sostanza la Chiesa di Francesco: del dono, dello sguardo fisso agli ultimi, del contrasto alla povertà da privilegiati dalla vita. Perché essere poveri non è una colpa!

 

Don Ciro, hai sviluppato diverse iniziative solidali negli anni del tuo parrocato in Concattedrale; incominciamo a parlare dell’emporio solidale che è già attivo, sebbene non sia stato ancora inaugurato ufficialmente.

L’emporio solidale è la parte finale di un cammino direi di collaborazione, di solidarietà: nel tempo del Sinodo, riusciamo a concretizzare un lavoro iniziato più di 9 anni fa. Allora non potevamo immaginare dove ci avrebbe condotto la grandezza del magistero di Francesco e questo cantiere della solidarietà e della carità, all’interno della Concattedrale è un “cantiere dell’ospitalità e della casa” ante litteram, che è stato possibile realizzare grazie innanzitutto alla disponibilità della comunità parrocchiale.
Perché se è vero che non è mai mancato il supporto della Caritas parrocchiale, in parallelo abbiamo cominciato a collaborare con diverse associazioni, tra cui gli ‘Amici di Manaus’, onlus di ispirazione cristiana, che avendo la sede in viale Magna Grecia – quindi di fronte alla Concattedrale – mi ha chiesto la disponibilità a depositare gli alimenti da distribuire ai bisognosi in uno spazio all’interno della parrocchia. Man mano questa collaborazione tra noi e loro ha preso nuove forme, ho pensato che un garage non utilizzato potesse fare al caso nostro, gradualmente il progetto è cresciuto fino ad arrivare a seguire più di 300 famiglie.

Da qui l’idea – mutuata – dell’emporio solidale…

Volevamo che il principio fondante fosse la valorizzazione e la responsabilizzazione della persona che è in una situazione di fragilità; come tutte le parrocchie, eravamo in un certo senso abituati alla cosiddetta ‘consegna del pacco’: ora volevamo andare oltre, non fermandoci al sostentamento fisico, ma puntando lo sguardo all’incontro con la persona. Un incontro che fosse rispettoso della sua dignità, della sua sensibilità. Ora, chi viene a chiederci aiuto prende quello di cui ha bisogno come se dovesse fare la spesa: ha una scheda con un punteggio – ovviamente tutto gratuito – e prende quello di cui necessita.

Don Ciro, l’emporio solidale è funzionante ma non l’hai inaugurato…

A me interessava che fossimo concreti e che dessimo sostanza ai nostri convincimenti. Poi viene la forma: che nel nostro caso può aiutare altre persone a conoscere questa nuova realtà. L’inaugurazione ufficiale la faremo il 19 novembre, nella Giornata mondiale dei poveri. Il tema di quest’anno è “Non distogliere lo sguardo dal povero”; l’emporio solidale mi sembra il modo migliore per onorare quella ricorrenza evitando parole vuote, lontane dalle vere necessità delle persone.

Pensando al risvolto sociale, come la città ha accolto questa tua intuizione?

Faccio parlare i numeri: a Natale e Pasqua, da diversi anni, chiediamo che ai panettoni e alle colombe sia affiancata una bottiglia d’olio; pensavamo ci servissero duecento bottiglie d’olio con duecento panettoni (o colombe): abbiamo accantonato per l’emporio 350 bottiglie d’olio. Non mi stupirò mai abbastanza del cuore di questa città che pure non è ai primi posti nazionali per reddito pro-capite.
Quando il lunedì mattina e il mercoledì pomeriggio apriamo l’emporio, si crea una fila consistente; l’aspetto che a me commuove è vedere come tanti cittadini – non solo abitanti in questo quartiere, che magari neanche partecipano alla messa domenicale e che forse neanche sono credenti – vengono a donare generi alimentari: ne han sentito parlare o hanno visto dall’alto dei loro palazzi queste file: c’è una grande generosità, una grande disponibilità da parte dei tarantini con questa meravigliosa risposta.
Insieme a questo, c’è anche un altro aspetto che a me piace tantissimo evidenziare: l’impatto educativo nei confronti delle giovani generazioni. Grazie all’emporio, quest’anno abbiamo avuto quattro scuole secondarie di secondo grado che hanno fatto l’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro, nella solidarietà.

È questa la tua idea di parrocchia, quindi?

Ogni comunità parrocchiale si fonda su tre pilastri: la liturgia, la catechesi e la carità; se manca uno dei tre, non c’è la parrocchia. La comunità della Concattedrale ha sviluppato, da questo punto di vista, negli anni proprio questa dimensione.

In Concattedrale è da poco attivo anche lo Sportello di accompagnamento sanitario gratuito: un dono che ti sei fatto e che hai fatto all’intera città per il tuo venticinquesimo di sacerdozio.

Sì, ho chiesto che non sprecassero soldi per i soliti regali, ma che convogliassero su quel progetto le loro attenzioni. Uno sportello di accompagnamento sanitario gratuito che è composto anzitutto dal dottor Francesco Zito (per gli amici Ciccio), neurochirurgo in pensione, da alcuni volontari della Squadra del sorriso e altri della Caritas. A questi si aggiungono vari medici della città insieme alla Cittadella della carità e alla clinica Villa verde che offrono gratuitamente alcuni servizi e visite a coloro che non se lo possono permettere.
Lo sportello è strutturato con un centro di ascolto medico, collaboratori e avvocati per sostenere i nostri amici bisognosi in pratiche per loro molto complesse da sbrigare, da soli.
Il bene è diffusivo: il bene genera altro bene, contagia; ma il bene lo vogliamo fare bene, rispondendo anche ad altri tipi di povertà come il bisogno per tanti anziani di ottenere una richiesta o una prenotazione medica. Abbiamo anche fatto un accordo con il Banco farmaceutico per velocizzare l’acquisizione dei medicinali da parte di chi ha difficoltà a raggiungere la farmacia vicino casa.
Lo sportello di accompagnamento sanitario gratuito lo abbiamo intitolato a don Tonino Bello, servo di Dio, che per me e per tanti sacerdoti pugliesi che hanno avuto la gioia, l’onore e piacere di incontrarlo e ascoltarlo, rimane una testimonianza sempre viva.

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