Festeggiamenti patronali

Mons. Giuseppe Montanaro parroco della basilica di San Martino, ha presentato i festeggiamenti patronali

foto G. Leva
09 Nov 2023

di Angelo Diofano

Si è svolta mercoledì mattina, 8 novembre, a Palazzo Ruggieri in Martina Franca la presentazione del programma dei festeggiamenti patronali in onore di S. Martino e Santa Comasia. Di seguito, l’intervento del parroco della basilica di San Martino, mons. Giuseppe Montanaro.

Il sindaco, dott. Gianfranco Palmisano, durante il rito dell’Offerta dei ceri ai santi patroni, sabato 8 luglio scorso, ho colto una provocazione-sfida che mi ha dato la possibilità di riflettere sul contributo che, come custode della fede e delle tradizioni, insieme alla comunità di San Martino sono chiamato ad offrire. L’occasione migliore è data dalla ricorrenza delle celebrazioni in onore del Santo Patrono. Nell’intervento citato ci veniva ribadito il percorso che la comunità sta programmando da qualche anno, e dal sindaco definito “Osservatorio per la Bellezza”. La finalità indicata è far crescere una comunità che si “prende cura”, che si sente “custode della propria città”, con il desiderio – diceva – “di lavorare insieme per la nostra Martina”. E tra l’altro, invitava la comunità cittadina a «prendersi cura dell’ambiente, del nostro territorio, della città, e perché ciò accada deve cambiare il paradigma mentale, deve cambiare l’approccio» … così si diventa «custodi della comunità e di conseguenza custodi della bellezza, che da essa deriva».

Questa premessa illustra il perché abbiamo voluto inserire l’Ottavario delle celebrazioni in onore del Santo Patrono nel cammino di tutta la comunità cittadina. È un umile contributo pensato, ideato, perché la fede cristiana non ci isola dal territorio con le sue problematiche e i suoi disagi, ma ci offre una modalità sempre “nuova” per vivere il tempo, lo spazio, il territorio, per sentirci realmente custodi della città, desiderosi di condividere la “bellezza” come il bene che ci supera e che non si racchiude in elementi legati a canoni culturali propri di un periodo. Quale bellezza?

Nel 2018 il teologo Vito Mancuso ha pubblicato un prezioso libro “La via della bellezza”. Il volume è dedicato, si legge: “al mio paese, l’Italia, sede di tanta bellezza, perché ne ritrovi la via”. E al termine del volume elenca alcune pratiche per camminare sulla via della bellezza, con il monito a «ricordarsi sempre che via della bellezza è la via della salvezza» (p. 173). La convinzione centrale del libro è espressa nel titolo e riassunta in formule esplicite, molto chiare: «La tesi di questo libro è quindi che la bellezza è la via verso la verità della vita. O, detto in altri termini, che la vita è un viaggio la cui meta è la verità e la cui via maestra è la bellezza» (p. 147).

Un invito che, a suo dire, suppone almeno tre convinzioni: la prima che l’Italia (o il mondo del nostro tempo) abbia smarrito la via della salvezza, la seconda che sia possibile ritrovarla per riprendere il cammino e, infine, che la cultura possa dare un notevole contributo al raggiungimento di questo traguardo.

Interessante un’altra riflessione a pag. 168: «Io non so – scrive – se la bellezza salverà il mondo. Sono però sicuro che può salvare quel piccolo pezzo di mondo che è ognuno di noi. Nutrendosi di bellezza, il nostro io, a poco a poco, si libera dalle sue ristrettezze e dalla volontà appropriativa, nonché dalle sue paure e dalle sue ansie, si libera insomma da tutto quel magma incandescente e a volte marcescente il cui insieme denominiamo ego, spesso all’origine del cosiddetto male di vivere e di tanta sofferenza» (p. 168).

Ma la vita è davvero bella? Non è forse continuamente insidiata dalla mostruosità della violenza, dal dolore e dal male? Quali i percorsi per «sognare» la pace? «La vera bellezza si manifesta sempre in modo da provocare anche un certo dolore. L’attrazione che essa suscita infatti sconvolge l’io, che avverte non senza disagio di non poter più bastare a se stesso e di aver bisogno di altro, e quindi di dover uscire da sé».

Il programma dell’Ottavario è un invito a riflettere, a pregare, ad interrogarsi: cosa può salvare? C’è ancora un messaggio capace di “risanare e liberare” la vita, conferendo ad essa pienezza di senso e valore? Se sì, c’è il modo di risvegliarne il bisogno? La risposta non può che essere affermativa: Sì, c’è una via che può condurre l’essere umano a ritrovarsi, a ritrovare il senso del vivere con gli altri e per gli altri: la via della salvezza è la via della bellezza.

Nei giorni della festa descriviamo le sorgenti della bellezza Giorno 11  la comunità si ritroverà intorno al Pastore della Diocesi, mons. Ciro Miniero;  il 12 avremo mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, presidente nazionale di Pax Christi: diverse volte papa Francesco lo ha ricordato: «Per la pace dobbiamo cambiare il cuore; La pace è possibile, se davvero voluta».

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01 Gen 2026