Corso di formazione

L’umanesimo planetario di Paolo VI

Si è svolto martedì 30 gennaio, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino, il secondo appuntamento del corso di formazione sul tema: “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli” dell’ufficio diocesano Cultura

foto del primo incontro del corso di formazione - G. Leva
31 Gen 2024

di Lorenzo Musmeci

Proseguono le attività pastorali avviate dall’ufficio diocesano Cultura per l’anno 2023-2024 e, in particolare, il corso di formazione sul tema: L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli.

Il secondo appuntamento sul tema L’umanesimo planetario di Paolo VI si è svolto martedì 30 gennaio 2024, alle ore 18, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario.

L’Umanesimo tra storia e presente

Il prof. Prenna ha dato inizio all’incontro a partire da una chiara definizione: “L’umanesimo, nella sua accezione più generale, è definibile come un qualsiasi movimento culturale che tenda a mettere in evidenza l’intrinseco valore e l’irriducibile dignità dell’uomo”. Subito dopo, il relatore ha ricordato i caratteri storici dell’Umanesimo: il recupero filologico dei classici, gli studia humanitatis e, soprattutto, il ritorno ai valori della classicità greca e romana.

Emmanuel Mounier e Jacques Maritain

Il prof. Prenna ha, dunque, citato due grandi intellettuali del Novecento: Emmanuel Mounier e Jacques Maritain. Ha affermato, infatti: “Mounier diede vita al personalismo comunitario, con la rivista “Esprit” (1932) e con il primo articolo “Refaire la Renaissance” (1932). Jacques Maritain, nell’agosto del 1934, tenne sei lezioni all’università di Santander. Questo grande pensatore cristiano pubblicò, in spagnolo, “Problemas espirituales y temporales de una nueva cristianidad” (1935), per trattare il profilo di una nuova cristianità rispetto a quella medievale. Successivamente decise, sulla scorta dell’umanesimo francese, di intitolare “Humanisme intégral” (1936) il suo testo, ripubblicandolo l’anno successivo e parlando per la prima volta di umanesimo integrale”.

L’umanesimo per Maritain

Soffermandosi sulla figura di Maritain il prof. Prenna ha aggiunto: “Maritain nella sua opera è consapevole dell’ambiguità della parola ‘umanesimo’ e cerca di chiarirla. Per lui, essa è una parola neutra, che non dice nulla se non è legata all’idea di uomo che c’è dietro. Nella riflessione terminologica sul significato che la parola può avere in relazione all’uomo, Maritain distingue tra un umanesimo circoscritto nel tempo, chiuso nella finitudine della storia, e un umanesimo ultratemporale, che varca la soglia del tempo e attinge al sovrumano e al divino. Con questa distinzione assume il significato forte di umanesimo che tende essenzialmente a rendere l’uomo più veramente umano e a manifestare la sua grandezza originale facendolo partecipe di tutto ciò che può arricchirlo nella natura e nella storia (concentrando il mondo nell’uomo – come diceva su per giù Scheler – e dilatando l’uomo al mondo, aprendolo alla dimensione trascendente della vita). Maritain distingue due domande: “che cosa è l’uomo”, relativa alla sua dimensione materiale, all’individuo; e “chi è l’uomo”, relativa alla sua essenza, alla persona, insieme di intelligenza e di volontà.  Egli distingue tra umanesimo teocentrico (trascendente) e umanesimo antropocentrico (immanente). Il primo riconosce Dio come centro dell’uomo, mentre il secondo dice che il centro dell’uomo è l’uomo stesso”.

L’umanesimo per Paolo VI: lettera enciclica “Ecclesiam Suam”

Dopo aver ricordato alcune encicliche sociali, quali la “Rerum Novarum” e la “Quadragesimo Anno” o, ancora, la “Pacem in Terris”, e alcuni documenti conciliari, quali la “Lumen Gentium” e la “Gaudium et Spes”, il prof. Prenna si è dedicato ai contributi di papa Paolo VI, a partire dall’enciclica “Ecclesiam Suam”. Di quest’ultima ha ricordato i tre pensieri che, al tempo, agitavano l’animo del pontefice: “Il pensiero che sia questa l’ora in cui la Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa; il dovere odierno della Chiesa di correggere i difetti dei propri membri e di farli tendere a maggior perfezione; le relazioni che oggi la Chiesa deve stabilire col mondo che la circonda ed in cui essa vive e lavora”.

L’umanesimo per Paolo VI: “Populorum Progressio” e “Discorso alle Nazioni unite”

L’ultima parte dell’intervento del relatore ha sintetizzato i contenuti del “Discorso del santo padre alle Nazioni unite” e, in particolare, dell’enciclica “Populorum Progressio”. Infatti, ha affermato che: “Paolo VI vuole universalizzare e mondializzare la questione sociale che è nata nella seconda metà dell’Ottocento; egli estende la visione delle encicliche sociali ai popoli del sottosviluppo e crea un rapporto tra giustizia e pace, con un dinamismo di pacificazione progressiva dei popoli per un umanesimo plenario”. Ricordando il delicato clima degli anni Sessanta (guerra del Vietnam, rivoluzione culturale di Mao, indipendenza dell’Africa, ecc.), il suo intervento è terminato con la lettura di alcuni stralci dell’enciclica: “È un umanesimo plenario che occorre promuovere. Che vuol dire ciò, se non lo sviluppo di tutto l’uomo e di tutti gli uomini? Lo sviluppo integrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’umanità. Solo una collaborazione mondiale permetterebbe di superare le rivalità sterili e di suscitare un dialogo fecondo e pacifico tra tutti i popoli. La solidarietà mondiale, sempre più efficiente, deve consentire a tutti i popoli di divenire essi stessi gli artefici del loro destino”.

Il prossimo incontro

Il prof. Prenna ha concluso annunciando che il prossimo incontro del corso di formazione tratterà il tema: “Il nuovo umanesimo europeo di Francesco”. L’appuntamento è per il 20 febbraio, con inizio alle ore 18 e ingresso da via San Roberto Bellarmino. Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

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