Angelus

La domenica del Papa – La presentazione di Gesù al Tempio

foto Vatican media-Sir
03 Feb 2025

di Fabio Zavattaro

In Oriente era la festa dell’incontro; quando arriva in Occidente si esalta il simbolo della luce con la processione e la benedizione delle candele, da qui il termine che usiamo abitualmente: candelora. Festa che viene celebrata anche dalle Chiese ortodosse e da alcune confessioni protestanti, sempre con il medesimo significato: la candela simbolo di Cristo, luce per illuminare le genti, come lo ha chiamato l’anziano Simeone nel tempio di Gerusalemme. Festa che nella chiesa cattolica coincide, dal 1997, con la Giornata per la vita.
Luca, nel suo Vangelo, ci dice che Maria e Giuseppe, “compiuti i giorni della loro purificazione rituale”, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come prevede la legge di Mosè, e per offrire in sacrificio una coppia di tortore. Questo perché ogni primogenito maschio era considerato offerto al Signore e si doveva riscattare con un’offerta. Ciò avveniva al termine del periodo nel quale la madre era considerata impura, 40 giorni per il maschio.

Papa Francesco, all’angelus, ripercorre quel momento e ricorda che Simeone e Anna “lodano Dio e parlano del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”, annunciando così “il compimento delle attese di Israele”: Dio è presente in mezzo al suo popolo, afferma il Papa, “non perché abiti tra quattro mura, ma perché vive come uomo tra gli uomini. È questa la novità di Gesù”, novità che “cambia la storia del mondo”.
Diceva Benedetto XVI “se Cristo non fosse veramente Dio, e non fosse, al tempo stesso, pienamente uomo, verrebbe meno il fondamento della vita cristiana in quanto tale”.
Ma cosa accade nel tempio? Maria, Giuseppe e Gesù, di soli 40 giorni, sono avvicinati dall’anziano Simeone che prende in braccio il bambino e lo chiama “in tre modi bellissimi, che meritano una riflessione” dice Francesco: “Gesù è la salvezza; Gesù è la luce; Gesù è segno di contraddizione”. Fermiamoci, allora, su questi tre nomi.
Innanzitutto, la salvezza: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli” dice Simeone. Questo ci lascia stupiti, afferma il papa, “la salvezza universale concentrata in uno solo! Sì, perché in Gesù abita tutta la pienezza di Dio, del suo Amore”.

Quindi Gesù è “luce per illuminare le genti”; è il “sole che sorge sul mondo”, dice ancora Francesco, per riscattarlo “dalle tenebre del male, del dolore e della morte. Quanto abbiamo bisogno, anche oggi, di luce, di questa luce”.
Infine, Gesù è segno di contraddizione “affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Affacciato alla finestra su piazza San Pietro il vescovo di Roma spiega che “Gesù rivela il criterio per giudicare tutta la storia e il suo dramma, e anche la vita di ognuno di noi. E qual è questo criterio? È l’amore: chi ama vive, chi odia muore”.
Ricordava Giovanni Paolo II che le parole di Simeone “danno voce all’anelito che percorre la storia dell’umanità. Esprimono l’attesa di Dio, quel desiderio universale, magari inconsapevole, ma ineliminabile, che egli ci venga incontro per renderci partecipi della sua vita. Simeone incarna l’immagine dell’umanità tesa a cogliere il raggio di luce che fa nuove tutte le cose, il germe di vita che trasforma ogni vecchiezza in perenne giovinezza”.
Angelus nella domenica in cui si celebra la Giornata per la vita. Il papa, dopo la recita della preghiera mariana, esprime “riconoscenza alle tante famiglie che accolgono volentieri il dono della vita” e incoraggia “le giovani coppie a non aver timore di mettere al mondo dei figli”. Ricorda, quindi, il Summit internazionale sui diritti dei bambini, che si apre lunedì 3 febbraio, e torna a dire “no” alla guerra che è sempre una sconfitta: “distrugge tutto, distrugge la vita e induce a disprezzarla”. Di qui l’appello, “specialmente ai Governanti di fede cristiana, affinché si metta il massimo impegno nei negoziati per porre fine a tutti i conflitti in corso”. Pace, dunque, in Ucraina, Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Nord Kiwu (Congo).

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