Udienza generale

Leone XIV: “La guerra non è la via per costruire la pace”

03 Set 2026

Condividere significa, per i credenti, impegnarsi nella storia all’insegna della passione per l’umanità e della capacità di “smascherare”, alla luce del Vangelo, le contraddizioni del nostro tempo, a partire dalla falsa “illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace”: ne è convinto Leone XIV, che ha usato la parola “condivisione” come chiave di lettura della Gaudium et spes e invito per la Chiesa ad una conversione permanente.

No ai “profeti di sventura” che, “sebbene accesi di zelo per la religione vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia”. Con queste parole, prese in prestito dal discorso con cui Giovanni XXIII ha aperto il Concilio, il Papa ha inaugurato in piazza San Pietro un ciclo di udienze sulla costituzione pastorale che tratta del rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo. “Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa”, la consegna di papa Roncalli, oggi santo, che Leone XIV ha rilanciato: “Tre anni dopo, la promulgazione di Gaudium et spes riconosceva in tale discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendo come costitutiva la sua indole pastorale: da qui la definizione di ‘Costituzione pastorale’”. “Uscire da ogni passività e indifferenza dinanzi agli avvenimenti che accadono, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto dinanzi al cambiamento rapido e profondo che oggi sperimentiamo”,il messaggio centrale della Gaudium et spes. “Non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una rinnovata fedeltà al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita”, ha spiegato Leone: “Tale condivisione con l’umanità è la via che il Cristo chiede alla Chiesa; perciò, la Costituzione conciliare si apre dichiarando che la Chiesa sente come proprie ‘le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono’”. “Non è possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere”,l’appello del Papa: “Con Cristo e sorretti dalla forza del suo Spirito, i credenti sono chiamati a farsi carico delle difficoltà dei fratelli, soprattutto di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza”, il mandato del Pontefice, secondo il quale “solo nella condivisione e nell’impegno è possibile arrivare a risposte adeguate, sempre sorretti dalla certezza che ‘le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi’”, come recita la costituzione conciliare. “La prossimità verso l’umanità apre a una lettura più profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione – ha spiegato il Papa – e, nella medesima prospettiva, Gaudium et Spes richiama il ‘dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo’”. La Chiesa non è mossa da “nessuna ambizione terrena”,ma mira solo a “continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito”.

Papa Francesco, ha ricordato Leone, “ci ha ricordato che per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro”. La condivisione cristiana chiesta dalla Gaudium et spes “impegna a farsi carico della realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo”.

L’elenco delle contraddizioni da smascherare stilato da Leone XIV è dettagliato: “un progresso scientifico e tecnologico, che offre sempre nuove possibilità, ma solo ad alcuni e che non sempre l’essere umano riesce a porre a suo servizio; una conoscenza più chiara delle leggi della vita sociale, accompagnata però da incertezze sulla direzione da imprimervi; o ancora, una maggiore disponibilità di ricchezze, possibilità e potenza economica, che purtroppo però, oggi come al tempo del Concilio, lascia una grande parte degli abitanti del globo ancora tormentata dalla fame e dalla miseria”. Infine, “una consapevolezza condivisa che è in gioco il futuro del pianeta e nel contempo l’incapacità a rinunciare al consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace”. “In un tempo segnato da profondi mutamenti, da cui derivano preoccupanti squilibri, la Chiesa è chiamata a servire l’essere umano,ascoltando e accogliendo gli interrogativi più profondi del suo cuore e gli aneliti che lo abitano, indicando nel Cristo la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana”, ha concluso il Papa. “Nella Chiesa, ad ogni livello, in ogni epoca ha da realizzarsi la kenosi misericordiosa del Cristo che non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce”, l’esortazione finale: “la gioia e la speranza – gaudium et spes – siano i tratti distintivi di una Chiesa che annuncia e testimonia il Vangelo, facendosi prossima alle donne e agli uomini del nostro tempo”.

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