Angelus

La domenica del Papa – Questione di sguardo

ph Marco Calvarese-Sir
14 Lug 2025

di Fabio Zavattaro

Mancava da dodici anni il Papa a Castelgandolfo, qui Benedetto XVI ha trascorso i primi giorni da Papa emerito da quel 28 febbraio 2013; qui ha accolto il 23 marzo di quell’anno Francesco, il quale non ha mai passato un periodo di riposo a Castelgandolfo. Domenica Leone XIV ha celebrato messa nella parrocchia di San Tommaso da Villanova, un agostiniano, e ha pronunciato l’Angelus – l’ultima volta Francesco il 15 agosto 2013 – nell’affollata piazza davanti la villa pontificia: “cari fratelli e sorelle, sono contento di trovarmi qui in mezzo a voi a Castel Gandolfo, e ringrazio tutti voi per l’accoglienza calorosa”. In auto elettrica e a piedi percorre le strade del borgo sui castelli romani, le campane suonano a festa, e le persone, i fedeli, si stringono attorno alla sua persona.

Domenica in cui la liturgia propone la figura del Samaritano che non conosce la legge, ma a differenza del sacerdote e del levita si ferma a soccorrere l’uomo malmenato dai briganti e lasciato sul bordo della strada. Luca, nel suo Vangelo propone un comportamento da imitare, diceva papa Francesco, che “indica uno stile di vita” il cui baricentro non è la nostra persona “ma gli altri con le loro difficoltà” quanti incontriamo “sul nostro cammino e ci interpellano”. Di fronte all’uomo sofferente il Samaritano, “uno straniero ed eretico”, non ha incertezze e “si fa prossimo dell’uomo ferito”, afferma Leone XIV nell’omelia nella chiesa di San Tommaso.

“La compassione è al centro della parabola” afferma ancora, che riflette sullo sguardo delle tre persone citate da Luca; lo sguardo “esprime ciò che abbiamo nel cuore: si può vedere e passare oltre oppure vedere e sentire compassione”. C’è uno sguardo “esteriore, distratto e frettoloso” e c’è un “vedere, invece, con gli occhi del cuore, con uno sguardo più profondo, con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro […] ci tocca, ci scuote, interroga la nostra vita e la nostra responsabilità”.

L’uomo assalito dai briganti scendeva da Gerusalemme verso Gerico, ricorda il vescovo di Roma, “l’umanità discendeva negli abissi della morte e, ancora oggi, spesso deve fare i conti con l’oscurità del male, con la sofferenza, con la povertà, con l’assurdità della morte”. Dio, però, “ci ha guardati con compassione”, è “disceso in mezzo a noi e, in Gesù, buon samaritano, è venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia”.

E oggi “c’è bisogno di questa rivoluzione dell’amore”, afferma il Papa, perché quella strada che da Gerusalemme scende verso Gerico, città sotto il livello del mare, “è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà; è la strada di tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita; è la strada di tutti coloro che ‘scendono in basso’ fino a perdersi e toccare il fondo; ed è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite”.

Cosa facciamo, chiede Leone XIV, “vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano? A volte ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi è della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalità o religione”. Gesù capovolge la prospettiva “ci chiede di fare lo stesso”.

Poi l’angelus non dal Palazzo apostolico, ma in piedi dal portone d’ingresso, ai lati due Guardie svizzere. Nelle parole che accompagnano la preghiera mariana, il Papa chiede di “pregare per la pace e per tutti coloro che, a causa della violenza e della guerra, si trovano in uno stato di sofferenza e di bisogno”. Gesù, ricorda, “è la rivelazione del vero amore verso Dio e verso l’uomo: amore che si dona e non possiede, amore che perdona e non pretende, amore che soccorre e non abbandona mai.

Tra le tante persone e i gruppi presenti, anche i ragazzi dell’oratorio che gli hanno chiesto di giocare a basket e magari a tennis. Pronta la risposta di papa Leone: “aspettiamo che si calmino le acque”.

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