Angelus

“Il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo”

ph Vatican media-Sir
09 Dic 2025

di Fabio Zavattaro

C’è un appello scritto in inglese e italiano che viene innalzato, in piazza San Pietro, da alcune persone, nel quale si legge: “Sri Lanka affonda: non lasciateci soli”. E in inglese: “Abbiamo bisogno di te”. Forse papa Leone ha visto quel grido scritto su un cartello; certo le devastazioni causate dal ciclone Ditwah, aggravate da incontrollati disboscamenti, sono presenti nelle sue parole all’angelus quando si dice “Vicino ai popoli del Sud e del Sud-est asiatico, duramente provati dai recenti disastri naturali”. Così assicura la preghiera “per le vittime, per le famiglie che piangono i loro cari e per quanti portano soccorso”. E chiede gesti di solidarietà per sostenere “i fratelli e le sorelle di quelle regioni”.

Nelle parole dopo la preghiera mariana, torna il viaggio in Turchia e Libano concluso il 2 dicembre scorso. Ricorda la tappa a Iznik, l’antica Nicea, con il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I e i rappresentanti delle altre confessioni cristiane, per fare memoria dei 1700 anni del primo Concilio ecumenico. Proprio in questa seconda domenica di Avvento si ricorda il sessantesimo anniversario delle Dichiarazione firmata da papa Paolo VI e dal patriarca ortodosso Atenagora che poneva fine alle reciproche scomuniche. Così, nel ringraziare Dio, Leone XIV dice: “rinnoviamo l’impegno nel cammino verso la piena unità visibile di tutti i cristiani. In Turchia ho avuto la gioia di incontrare la comunità cattolica: attraverso il dialogo paziente e il servizio a chi soffre, essa testimonia il Vangelo dell’amore e la logica di Dio che si manifesta nella piccolezza”.

In Libano, ‘mosaico di convivenza’, il vescovo di Roma ha trovato persone che “annunciano il Vangelo accogliendo gli sfollati, visitando i carcerati, condividendo il pane con chi si trova nel bisogno”. Nelle strade c’era tanta gente venuta per salutare il Papa; commovente poi per Leone, l’incontro con i parenti delle vittime dell’esplosione nel porto di Beirut: “i libanesi attendevano una parola e una presenza di consolazione, ma sono stati loro a confortare me con la loro fede e il loro entusiasmo”.

Il viaggio in Turchia e Libano “ci insegna che la pace è possibile e che i cristiani in dialogo con gli uomini e le donne di altre fedi e culture possono contribuire a costruirla. Non lo dimentichiamo: la pace è possibile”.

In questa seconda domenica del tempo di Avvento, Matteo ci fa incontrare Giovanni Battista che viene presentato come una “voce che grida nel deserto” e chiama il popolo alla conversione, quasi immagine di un profeta dell’Antico Testamento con quel suo abito fatto di pelli di cammello, con quel nutrirsi con i frutti del deserto. In qualche modo Giovanni Battista segna un prima e un dopo, i profeti legati alla Parola e un nuovo orizzonte di speranza e fiducia in Dio. Dice papa Leone all’angelus: “il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo. Mettiamo pensieri ed energie a servizio di un Dio che viene a regnare non per dominarci, ma per liberarci. È un Vangelo: una vera buona notizia, che ci motiva e ci coinvolge”.

L’evangelista Matteo annuncia la venuta del Regno di Dio, e nella severità delle parole del Battista, afferma Leone XIV, si “sente risuonare l’appello di Dio a non scherzare con la vita, ad approfittare del momento presente per prepararsi all’incontro con colui che giudica in base alle opere e alle intenzioni del cuore, e non secondo le apparenze”.

In questo “qui e non ancora” è l’invito alla conversione “perché il Regno dei cieli è vicino”, leggiamo in Matteo, anzi è in mezzo a noi, e, afferma il Papa, “si manifesterà in Gesù Cristo, nella mitezza e nella misericordia. Il profeta Isaia lo paragona a un germoglio: un’immagine non di potenza o di distruzione, ma di nascita e di novità”.

È l’esperienza vissuta dalla Chiesa nel Vaticano II, afferma ancora il vescovo di Roma all’angelus, Concilio che si concludeva l’8 dicembre di sessanta anni fa. Un’esperienza “che si rinnova quando camminiamo insieme verso il Regno di Dio, tutti protesi ad accoglierlo e a servirlo. Allora non soltanto germogliano realtà che parevano deboli o marginali, ma si realizza ciò che umanamente si sarebbe detto impossibile. Con le immagini del profeta: il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà”.

Nulla è impossibile a Dio. Prepariamoci ad accogliere il “più piccolo”, Gesù di Nazaret. Egli “ci guiderà” afferma Leone XIV. “Un giorno nuovo è iniziato: svegliamoci e camminiamo nella sua luce”. Così le luminarie lungo le strade “ci ricordino che ognuno di noi può essere una piccola luce, se accoglie Gesù, germoglio di un mondo nuovo”.

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