Sovvenire

La Chiesa di Puglia prima nel “Sovvenire”, ne parliamo con don Domenico Carenza

12 Giu 2026

di Silvano Trevisani

La Puglia si rivela modello di efficienza nella creazione della rete di sostegno alle esigenze cui la Chiesa è chiamata a rispondere attraverso Sovvenire. Cioè attraverso il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, costituito nel 1989 presso la segreteria generale della Cei come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, alla luce della riforma concordataria del 1984.

Nei giorni scorsi si sono riunite a Roma le delegazioni regionali di Sovvenire, che operano nelle singole Conferenze episcopali regionali e, per l’occasione, la delegazione pugliese, guidata dal nostro arcivescovo Ciro Miniero, delegato per Sovvenire della Cep, e composta dai due referenti: il sacerdote don Domenico Carenza, della diocesi di Oria e il laico Michele Rinaldi, della diocesi di San Severo, (nella foto la degazione pugliese) si è confermata come modello di efficienza e operatività per tutte le altre diocesi italiani per i risultati ottenuti. Lo dicono i numeri illustrati nel corso dei lavori, che dimostrano, ad esempio, che il progetto “Uniti possiamo”, un progetto di sostegno ai sacerdoti e una sfida rivolta alle parrocchie per raccogliere in un mese l’equivalente della retribuzione del proprio parroco, ha visto aumentare del 24,7% le parrocchie partecipanti, dal 2024 al 2025, passate da 304 a 379, con una raccolta passata da 163,976 a 217.104, con un incremento economico del 32,4%.

Ne abbiamo parlato con don Domenico Carenza, che nei pochi anni del suo incarico ha già accumulato un’esperienza importante, che viene additata come patrimonio a disposizione di tutta la Chiesa italiana.

Cosa ha permesso alla Puglia di venire additata come esempio per tutte le altre conferenze regionali?

I risultati raggiunti, che collocano la nostra regione su livelli di piena soddisfazione, al primo posto per generosità ed impegno profuso in questo ambito. Essi sono l’effetto di un lavoro di rete voluto dalla Chiesa pugliese e dal delegato monsignor Miniero. Mettere insieme la capacità di comunicare e quella di operare fa sì che si riesca a creare uno “stile” che responsabilizzi e coinvolga.

Lei ha usato un simbolo un po’ particolare per sottolineare l’esigenza di collaborazione: Giano bifronte.

Proprio così. L’intento è quello di sottolineare la necessità di guardare in una duplice direzione, e questo lo si può fare se non si è soli nella responsabilità di referente. Bisogna fare rete, creare una ramificazione che coinvolge tutte le diocesi proprio a partire dal presupposto che in Puglia siamo in due, un sacerdote e un laico, a operare. Non si può essere credibili se non si fa esperienza diretta, in primis, ad intra, tra le singole persone che sono chiamate a far parte dell’équipe che ha come obbiettivo, quello di garantire con successo la formazione altrui.

Voi due incaricati avete, poi, diverse “specializzazioni”.

Diciamo così: da sacerdote, io sono maggiormente orientato a trasferire i caratteri valoriali del Sovvenire, spesso messo in crisi dai diversi eventi. Il laico, Michele, è impegnato negli aspetti più tecnici, importanti a che si possano concretizzare e raggiungere gli obbiettivi. Ma è anche evidente la nostra specifica territorialità, in una regione lunga come la nostra, poiché io provengo dalla Puglia meridionale, mentre Michele dalla Puglia settentrionale”.

Possiamo dire che, col passare degli anni, il sostegno alla Chiesa cattolica è cambiato ed esige un atteggiamento diverso?

Proprio così. È cambiata la società ma soprattutto sono cambiate le richieste che vengono rivolte alla Chiesa e che hanno dimensioni morali, sociali, civili oltre che religiose. Per questo è indispensabile anche rendere visibili le opere che vengono realizzate, mostrare che sostenere chi serve è: sostenere il servizio. Sia i progetti specifici, che vengono lanciati con campagne specifiche, sia l’8×1000 consentono, oltre al sostegno del clero, la realizzazione e la cura delle chiese, delle persone, delle opere morali, di molte opere di solidarietà, dei musei religiosi e così via e questo rende indispensabile un lavoro di rete che integri comunicazione e sostegno economico. Questo ci sprona a fare meglio e a fare di più affinché le coscienze anche di chi resta ai lati delle parrocchie possano, a partire da tante “Opere Segno”, essere coinvolte dalle opere belle di Carità che a 360 gradi si possono realizzare solo se restiamo Uniti.

Non è dunque solo una raccolta di offerte ma un’occasione per riflettere e sensibilizzare sul sostegno e la vicinanza ai sacerdoti che operano nelle parrocchie e sul territorio con passione e dedizione.

Proprio così: operare in comunione, a partire dal vescovo e dai referenti per giungere ai referenti diocesani e a quelli parrocchiali, sulla solidarietà e all’interno della messa in comune dei beni. Ma si configura poi, per i presbiteri, cioè coloro che erano totalmente dediti all’annuncio del Vangelo, come un vero e proprio “diritto” a ricevere dalle comunità, il necessario per vedere garantito il proprio sostentamento. È quindi la comunità che garantisce il sostentamento del clero, al punto da codificare un vero e proprio dovere per la comunità stessa e un corrispettivo diritto per gli “operai del Vangelo”.

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