Emergenze ambientali

Ilva: la cittadinanza autoconvocata proclama lo stato di emergenza sanitaria e ambientale

22 Lug 2025

di Silvano Trevisani

Grande partecipazione alla manifestazione svoltasi nella serata di lunedì 21, contro il rilascio dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale che permette allo stabilimento di Taranto, in via provvisoria, di continuare a produrre col ‘vecchio sistema’, in attesa di futuri sviluppi.

Il futuro dell’Ilva tiene banco in questi giorni con una serie di incontri e manifestazioni. Da segnalare l’audizione in commissione ambiente della Regione Puglia convocata dal presidente Mazzarano, nella quale si è fatto il punto della complicata situazione che richiede immediati interventi da parte del governo. Mentre per giovedì mattina i sindacati metalmeccanici hanno indetto un’assemblea retribuita di tutti i lavoratori dello stabilimento.

Ma soprattutto va sottolineata l’ampia partecipazione alla manifestazione indetta dalla cittadinanza tarantina, riunita simbolicamente in assemblea permanente, che ha dichiarato ufficialmente “lo stato di emergenza sanitaria e ambientale nel territorio di Taranto e comuni limitrofi, con effetto immediato e fino alla cessazione delle condizioni di rischio per la vita, la salute e l’ambiente”. Una dichiarazione che assume forma di “atto collettivo di autodifesa civile e autorità statali”.

L’assemblea, nel suo atto finale, contesta l’Aia approvata “in palese contrasto con il parere negativo espresso dagli enti territoriali competenti: Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Comune di Statte” e dichiara che: “L’attuale assetto impiantistico e produttivo dello stabilimento presenta elevati livelli di rischio sanitario, ambientale ed ecosistemico, come già attestato da evidenze epidemiologiche, studi scientifici, rapporti dell’Arpa Puglia, dell’Ispra, e sentenze della magistratura italiana; la popolazione residente è da anni sottoposta a una pressione ambientale cronica, che si traduce in un’elevata incidenza di patologie oncologiche, respiratorie e cardiovascolari, in particolare tra bambini e fasce vulnerabili”.

“La persistente esposizione della cittadinanza a sostanze inquinanti nocive – si legge ancora nel documento – costituisce una violazione dei diritti fondamentali alla salute (art. 32 Cost.), all’ambiente salubre (art. 9 Cost.) e alla vita (art. 2 Cost.). Inoltre: il mantenimento e il rinnovo di tale assetto produttivo avviene senza adeguate garanzie di bonifica, di riconversione economica e di tutela dei lavoratori”.

Il documento finale, inviato alle autorità, chiede, tra le altre cose, “un’indagine internazionale indipendente sulle condizioni sanitarie e ambientali di Taranto, e sul rispetto dei diritti umani fondamentali nel contesto industriale locale”.

Anche nel corso dell’audizione svoltasi in in mattinata in Regione è emersa la necessità che venga data priorità alla tutela ambientale che, con la salute pubblica e la tutela dell’occupazione, sono elementi imprescindibili per il rilancio di Taranto. Come ha sottolineato, tra gli altri, il segretario della Fim Prisciano: “Il territorio sta pagando un prezzo troppo alto per decenni di crisi e inquinamento, occorrono interventi concreti per migliorare le condizioni di vita e di salute della comunità”. In questo senso devono andare le indicazioni che saranno al centro dell’accordo di programma.

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