“Soffio di speranza e battito di vita”: la reliquia di Sant’Antonio da Padova in visita agli ammalati del Moscati
Partecipazione, speranza e consolazione: un momento di grazia e gioia condivisa, quello vissuto nella giornata di mercoledì 22 ottobre, all’ospedale Moscati di Taranto, dove la reliquia di Sant’Antonio da Padova – dal 18 al 26 ottobre in sosta nella sede della parrocchia del Sacro Cuore – ha fatto visita agli ammalati e agli operatori sanitari, in occasione del quinto giorno della Peregrinatio.
La mattinata si è aperta con la santa messa delle ore 9, celebrata da don Antonio Di Reda, ed ha visto la partecipazione di p. Giovanni Milani, responsabile del pellegrinaggio del santo, che ha pronunciato l’omelia.
Al termine, la reliquia ha effettuato il giro di tutti i reparti del complesso ospedaliero, come momento di benedizione per ammalati, medici e operatori sanitari. Una mattinata di gioia, conforto e promessa per chi sta vivendo la malattia, nella consapevolezza – come ricordava San Giuseppe Moscati, a cui il presidio ospedaliero è intitolato – che in ogni malato si può riconoscere il volto di Cristo che soffre.
Anche i medici e gli operatori sanitari, sono parte integrante di questo momento di grazia; la Chiesa più volte, negli anni, ha espresso riconoscenza nei loro riguardi, riconoscendoli strumenti della misericordia di Dio.
Una circostanza che si carica di ulteriori significati, perché il 22 ottobre ricorre la memoria liturgica di san Giovanni Paolo II, che nel 1981 ha concesso alle reliquie di girare il mondo: prima di allora il corpo era custodito esclusivamente a Padova e le reliquie non potevano essere pellegrine per il mondo. “Soffio di speranza e battito di vita”, queste le parole che il pontefice, allora, ha dedicato alle due reliquie, autorizzandone il pellegrinaggio. In particolare, queste ultime sono rivolte alla costola fluttuante di Sant’Antonio, quella più piccola che oggi ha fatto visita agli ammalati della città di Taranto, che “si muove in merito al respiro dell’essere umano”. L’altra reliquia, più grande – un pezzo di agglomerato trovato nella parte toracica del santo, al cui interno è contenuta la massa corporea del torace, compresi i muscoli cardiaci – è rimasta nella parrocchia del Sacro cuore.
Proprio lui, 264º papa della Chiesa cattolica, ha vissuto personalmente la malattia e il dolore – dall’attentato del 1981, sino agli ultimi anni del Parkinson – senza mai nascondersi, trasformandoli in una testimonianza di fede e vicinanza a Dio. Nell’enciclica che pubblicò nel 1984, Salvifici doloris, sul senso cristiano della sofferenza umana, egli ricordava che “nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia”.
Istituì, inoltre, nel 1992, la Giornata mondiale del malato (11 febbraio, memoria della Madonna di Lourdes) per ricordare la dignità e il valore di ogni persona sofferente.
La reliquia di Sant’Antonio, “soffio di speranza e battito di vita”, ha portato la luce di una presenza che consola e rinnova; la presenza del santo nei reparti dell’ospedale ci ricorda che, anche nei luoghi della fragilità, Dio continua a farsi prossimo attraverso volti, mani e cuori che si prendono cura del prossimo.






