Sport

La lezione della boxe: Taranto si mette i guantoni e mette la sventura KO

ph G. Leva
12 Dic 2025

di Paolo Arrivo

Correva l’anno 1975 quando un evento sportivo chiamò a raccolta nella città dei due mari 20mila spettatori. Il tredici agosto, allo stadio ‘Salinella’ di Taranto – l’attuale Erasmo Iacovone, che sta cambiando volto. Un numero impensabile oggi, tutte quelle presenze, per qualsiasi disciplina sportiva. Allora la protagonista era la boxe con il tarantino Vincenzo Quero laureatosi campione italiano dei pesi leggeri, ai danni del romano Rosario Sanna. Cinquant’anni dopo il 24° trofeo “Città di Taranto” ha assunto una valenza speciale. Per la ricorrenza, e per la caratura dei partecipanti: sul ring allestito al Palafiom lo scorso fine settimana è stato assegnato il titolo Mediterraneo Wba, nelle mani di Nino Rossetti. Che ha sconfitto il serbo Novak Radulovic dopo aver condotto interamente il match dimostrando grande maturità e confermando le sue qualità. Non meno entusiasmante è stato l’incontro di Francesco Magrì.

La boxe e il riscatto della comunità ionica

Il trofeo Città di Taranto ha avuto collocazione in un’ampia offerta sportiva che vivrà il suo momento clou nei Giochi del Mediterraneo 2026. La centralità del capoluogo ionico è stata ribadita dal primo cittadino Piero Bitetti attraverso l’esempio della boxe, considerata uno sport “forte” portatore di valori sani. In primis della lealtà tra quanti si sfidano sul ring nel rispetto delle regole. Taranto vuole diventare capitale del Mediterraneo proprio per mezzo dello sport. E quindi lasciarsi alle spalle i suoi anni più bui, investendo su questo vettore di crescita culturale ed economica. È giusto in particolare rilanciare la boxe. Ricordando che il capoluogo ionico ha un rapporto privilegiato con questo sport: un legame antico risalente all’età classica, quando il pugilato rientrava tra le discipline più praticate.

Il successo della Quero-Chiloiro

Tornando all’attualità, all’ultimo grande evento di boxe, rientrante nel cartellone di Taranto città europea dello sport, va sottolineato il successo di pubblico: non c’erano 20mila presenze ma tanti spettatori tra gli spalti del Palafiom. A dimostrazione del forte interesse suscitato dalla nobile arte su più generazioni. È stata inoltre un’attestazione di stima e affetto verso l’organizzazione, la storica società ionica, che continua ad assicurare la propria opera da mezzo secolo sul territorio.

Agonisticamente il livello del memorial Domenico Chiloiro è stato elevato sin dal primo incontro: dagli élite prossimi al professionismo ai big Rossetti e Magrì, lo spettacolo è stata una costante in una serata che passerà alla storia. La ricorderanno anche le studentesse dell’Archimede –  indirizzo Artigianato per il made in Italy – che hanno sfilato sul ring indossando abiti disegnati e realizzati da loro. Lo sport che incontra l’arte. La forza bruta abbraccia la leggerezza, la grazia. E di queste contaminazioni avrà sempre bisogno la comunità ionica, che si appresta a vivere un anno straordinario all’insegna della cultura sportiva, e di tutto ciò che le ruota attorno.

 

Ripercorriamo il Trofeo Città di Taranto con il racconto fotografico di G. Leva

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