La domenica del Papa – L’Ascensione, via del ‘cammino di ascesa’
Gli undici andarono in Galilea, leggiamo nel Vangelo di Marco, “sul monte che Gesù aveva loro indicato”. Sono trascorsi quaranta giorni dalla Pasqua, giorni nei quali i Vangeli ci hanno mostrato una continua presenza di Gesù accanto agli apostoli. Il sepolcro è vuoto con la pietra accostata di lato, immagine di una porta lasciata aperta come invito a entrare, a cogliere la novità di un evento che si fa storia. Con il Vangelo di Giovanni abbiamo letto la figura del buon pastore, abbiamo ascoltato le parole dei discorsi di addio rivolti da Gesù agli undici; con Luca abbiamo trovato i due discepoli di Emmaus, i quali con passo lento, segnato dallo scoraggiamento perché un sogno è venuto meno e una speranza è svanita, camminano e non si accorgono di avere accanto Gesù.
In questa domenica, in cui facciamo memoria dell’Ascensione, la vicinanza del Signore agli undici, che si erano recati sul monte, assume un aspetto nuovo: “fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi” si legge negli Atti degli apostoli. La nube che nasconde diceva Benedetto XVI nel 2009, “richiama un’antichissima immagine della teologia veterotestamentaria, ed inserisce il racconto dell’Ascensione nella storia di Dio con Israele, dalla nube del Sinai e sopra la tenda dell’alleanza del deserto, fino alla nube luminosa sul monte della Trasfigurazione”.
Su quel monte Gesù dice ai discepoli: “andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Andare, partire, fare. Verbi di movimento per una chiesa che non è statica perché oggi e non domani è il tempo di intervenire, come ha detto Papa Leone ai giovani incontrandoli all’università La Sapienza. Una chiesa che non deve avere paura perché il Signore dice: “sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, come leggiamo in Marco.
L’Ascensione “non ci parla di una promessa lontana”, afferma Papa Leone nelle parole che pronuncia al Regina caeli, “ma di un legame vivo, che attrae anche noi verso la gloria celeste, dilatando ed elevando già in questa vita il nostro orizzonte e avvicinando sempre più il nostro modo di pensare, di sentire e di agire alla misura del cuore di Dio”. Noi siamo uniti a Cristo “come membra al capo”; e con sant’Agostino spiega: “il fatto che il capo va avanti costituisce la speranza delle membra”.
Tutta la vita di Cristo, afferma ancora il vescovo di Roma, “è un moto di ascesa, che abbraccia e coinvolge, attraverso la sua umanità, l’intera scena del mondo, elevando e riscattando l’uomo dalla sua condizione di peccato, portando luce, perdono e speranza là dove c’erano tenebre, ingiustizia e disperazione, per giungere alla vittoria definitiva della Pasqua”. Con la sua Ascensione il Signore attira lo sguardo degli apostoli, e il nostro, “alle altezze del cielo – affermava Papa Francesco – per mostrarci che la meta del nostro cammino è il Padre”. Non solo, continua ad essere presente nella storia dell’uomo: “ci accompagna, ci guida, ci prende per mano e ci rialza quando cadiamo”.
Una bella poesia brasiliana racconta di un uomo che, morendo, chiede al Signore di rivivere la sua vita, e ogni giorno sono orme sulla sabbia. Da quattro diventano due: sono i giorni in cui ero disperato e avevo bisogno di te, Signore, e tu non eri con me, dice l’uomo. Gli risponde il Signore: sono i giorni in cui per aiutarti ti ho preso in braccio.
L’Ascensione, via del “cammino di ascesa”, dice Papa Leone; una via che troviamo in Gesù, come in Maria, e nelle persone sante, anche in quelle della “porta accanto” con cui viviamo le nostre giornate, papà, mamme, nonni, persone di ogni età e condizione, che con gioia e impegno si sforzano sinceramente di vivere secondo il Vangelo”. Impariamo da loro “a salire giorno per giorno verso il Cielo”.
Nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana, il Papa ricorda la Settimana Laudato si’, che si concluderà domenica prossima, Pentecoste, un tempo per rinnovare l’impegno per l’ecologia integrale: c’è un legame stretto tra la pace e la cura del creato, afferma, ma purtroppo “in questi ultimi anni, a causa delle guerre, i progressi in questo campo sono stati molto rallentati … la cura per la pace è cura per la vita”.
Ricorda infine la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, dal tema “Custodire voci e volti umani”, e dice: “nell’epoca dell’intelligenza artificiale incoraggio tutti a impegnarsi nel promuovere forme di comunicazione sempre rispettose della verità dell’uomo, alla quale orientare ogni innovazione tecnologica”.




