Politica internazionale

Tre cardinali statunitensi contro la politica estera di Trump

ph Sir
20 Gen 2026

È uno statement che non lascia spazio a interpretazioni quello diffuso, domenica, dai cardinali Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, e Joseph W. Tobin, arcivescovo di Newark. Una condanna netta della politica estera dell’amministrazione Trump, misurata sui principi enunciati da papa Leone XIV nel suo recente discorso al corpo diplomatico accreditato alla Santa sede.

Le parole dei tre porporati arrivano in una settimana che ha segnato un punto di svolta nelle relazioni internazionali degli Stati Uniti: Trump ha minacciato un intervento militare in Iran, poi ritirato sotto la pressione degli alleati del Golfo e di Israele. Ha ribadito l’intenzione di ‘impossessarsi’ della Groenlandia, costringendo i paesi europei a una mobilitazione militare in difesa di un territorio minacciato da quello che credevano fosse un alleato Nato. E ancora: la crisi venezuelana, con l’accusa di aver ‘rapito’ il presidente e imposto un cambio di governo, la guerra dei dazi con la Cina, il blocco dei visti per circa 75 paesi.

“Come pastori responsabili dell’insegnamento del nostro popolo, non possiamo restare in silenzio mentre vengono prese decisioni che condannano milioni di persone a vite intrappolate permanentemente ai margini dell’esistenza”, ha dichiarato il cardinale Cupich. “Papa Leone ci ha dato una direzione chiara e dobbiamo applicare il suo insegnamento alla condotta della nostra nazione e dei suoi leader”.

ph Ansa-Sir

Il documento dei tre cardinali, intitolato Tracciare una visione morale della politica estera americana, parte da una constatazione: nel 2026 gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più lacerante sul fondamento morale delle azioni statunitensi nel mondo dalla fine della Guerra fredda. Venezuela, Ucraina, Groenlandia hanno sollevato questioni fondamentali sull’uso della forza militare e sul significato della pace.

“La dottrina sociale cattolica testimonia che quando l’interesse nazionale, concepito in modo ristretto, esclude l’imperativo morale della solidarietà tra le nazioni e la dignità della persona umana, porta immense sofferenze nel mondo e un assalto catastrofico alla pace giusta che va a beneficio di ogni nazione ed è volontà di Dio”, ha sottolineato il cardinale McElroy. “Nel dibattito nazionale sui contorni fondamentali della politica estera americana, ignorare questa realtà costa gli interessi più veri del nostro paese e le migliori tradizioni di questa terra che amiamo”.

I cardinali richiamano con forza le parole di papa Leone al corpo diplomatico sulla “debolezza del multilateralismo” e sulle evoluzioni della diplomazia, da promotrice di dialogo a luogo di prova di forza muscolare.  Nel documento si cita l’analisi del papa americano  sulla guerra “tornata di moda”, mentre “si sta diffondendo uno zelo per la guerra” e “il principio stabilito dopo la Seconda Guerra mondiale, che proibiva alle nazioni di usare la forza per violare i confini altrui, è stato completamente minato”

Il papa, continuano i porporati, ha anche ricordato che “la protezione del diritto alla vita costituisce il fondamento indispensabile per ogni altro diritto umano” e ha denunciato la tendenza delle nazioni ricche a ridurre o eliminare i contributi ai programmi di assistenza umanitaria estera, così come le crescenti violazioni della coscienza e della libertà religiosa.

La partecipazione al Concistoro  ha convinto il cardinal Tobin a  sottolineare la visione del Papa sull’avere “relazioni giuste e pacifiche tra le nazioni. Altrimenti, minacce crescenti e conflitti armati rischiano di distruggere le relazioni internazionali e di far precipitare il mondo in sofferenze incalcolabili”.

Come pastori e cittadini, scrivono i tre cardinali, “abbracciamo questa visione per l’instaurazione di una politica estera autenticamente morale per la nostra nazione” e “rinunciamo alla guerra come strumento per interessi nazionali ristretti e proclamiamo che l’azione militare deve essere vista solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come normale strumento di politica nazionale”. Il documento si chiude con un impegno preciso: “Nei prossimi mesi predicheremo, insegneremo e ci faremo portavoce per rendere possibile questo livello più alto” di dibattito sulla politica estera americana, superando polarizzazione, partigianeria e interessi economici e sociali ristretti.

Una presa di posizione che segna un momento di svolta nei rapporti tra Chiesa cattolica americana e amministrazione Trump, e che potrebbe aprire la strada a ulteriori pronunciamenti di vescovi e cardinali Usa.

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