Scuole e asili nido: Taranto brilla in negativo in un Sud penalizzato
Se alla scuola attribuiamo una funzione fondamentale per il futuro delle giovani generazioni, dobbiamo purtroppo riconoscere che nel nostro territorio siamo molto indietro. La scuola dell’infanzia in particolare registra delle vere criticità nel territorio cittadino. Lo mostrano con chiarezza i dati che emergono dagli studi riguardanti soprattutto le scuole dell’infanzia, in un Mezzogiorno che sconta una generale arretratezza
Il primo dimostra che le famiglie tarantine sono le più gravate della regione per quanto riguarda le rette scolastiche.
Il secondo dimostra che Taranto è ultima in Puglia e tra le ultime in Italia per la presenza delle mense scolastiche nelle scuole.
Il terzo, che però si allarga un po’ a tutto il Mezzogiorno, è proposto dall’Istat e dimostra che i capoluoghi meridionali, e Taranto rientra a pieno titolo in questa situazione, non raggiungono i livelli essenziali di prestazioni per le scuole dell’infanzia.
Partiamo dalle rette: il Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL pubblica uno studio sui servizi educativi per la prima infanzia relativo all’anno educativo 2025–2026, analizzando le rette mensili dei nidi comunali applicate ai nuclei familiari con ISEE pari a 15.000 euro. “Con riferimento alla Puglia, per l’anno educativo 2025–2026 si rileva una marcata variabilità dei costi dei nidi comunali. La retta mensile varia da gratuita ad Andria a 320 euro a Taranto. Nei principali capoluoghi regionali si registrano importi pari a 158 euro a Bari, 80 euro a Lecce, 220 euro a Foggia, 200 euro a Brindisi, 140 euro a Barletta e 144 euro a Trani. Al costo della retta si aggiunge, nella maggior parte dei Comuni, il servizio mensa, con importi compresi tra 30 euro a Barletta e 112 euro ad Andria, incidendo in modo significativo sulla spesa complessiva sostenuta dalle famiglie”.
Taranto si segnala negativamente, poi, per quanto riguarda la presenza di mense scolastiche. Lo dimostrano i dati dello studio realizzato da Openpolis sulle mense attive nelle scuole di tutta Italia Se il gap tra nord e sud In questo senso resta enorme, la situazione di Taranto balza all’attenzione in modo particolare . Si pensi che nella nostra città soltanto 10 scuole su 84, equivalente all’11% della totalità, sono dotate di mense. Un record negativo questo che mette all’ultimo posto la nostra città anche nei confronti dell’intera Puglia. Si pensi che la percentuale della vicina città di Brindisi è del 28%! Mancanza di mense significa, naturalmente, minore continuità didattica.
Per quanto riguarda, infine, la presenza di asili nido, questione vitale che era anche al centro dei finanziamenti europei Pnrr, come è noto l’Unione europea si era data, nel 2010, il parametro del 33% di copertura come livelli essenziali delle prestazioni da raggiungere entro il 2027. Impegno che l’Italia aveva sottoscritto. Al Nord lo hanno ampiamente superato, ma al Sud siamo fermi al 19% e neanche i soli capoluoghi lo hanno raggiunto. Me, in totale, pur includendo i servizi per gli anticipatari e le ludoteche o gli spazi di gioco, in Italia al massimo si arriva al 34,5% di copertura. Ma se si guarda poi all’obiettivo europeo fissato per il 2030 al 45%, si riscontrerà che per il Centro Nord è a portata di mano, al Sud resta un sogno. La spesa pubblica, poi, comporta dei divari veramente scandalosi: a fronte di una media nazionale di 1183 euro si passa a 531 per il Mezzogiorno!
In occasione di una recente conferenza stampa sulla decisione della Corte d’appello di Lecce di cancellare la stangata dei Boc, ponemmo al sindaco questo interrogativo: “Sarà possibile alleggerire i contribuenti tarantini, che sono i più gravati della Regione, dei carichi contributivi? Soprattutto per quel che riguarda le scuole dell’infanzia, che sono poche e che comportano, per le famiglie tarantine, contributi che sono i più alti della regione?”
Questa la sua risposta: “Credo che potremo concentrarci su quelle che sono le entrate che stiamo provando a migliorare, su un piano di razionalizzazione che resta molto attento ma chiaramente con dei termini diversi per una programmazione più a medio-lungo periodo. Per quanto riguarda gli asili, la scelta più facile, per raggiungere i parametri previsti, per il Comune era rendere privati quelli comunali. Ma abbiamo assunto un impegno che abbiamo voluto mantenere: quelli attuali resteranno pubblici. Ma per gli asili che si apriranno non riusciamo a impegnarci con delle risorse dirette. Ma insieme agli amici che formano la squadra di maggioranza stiamo individuando delle soluzioni che garantiscano sempre il controllo pubblico ma che possano prevedere una convenzione. Preferiamo dare la possibilità di aumentare i posti ed avvicinarci quanto più possibile ai parametri previsti ma, dovendo fare sempre ancora i conti con le risorse a disposizione, non potevamo fare diversamente: rischiavamo di non poter dare seguito alle nuove apertura. Abbiamo preferito individuare un modello nuovo di gestione che ci consenta appunto di dare risposte ai bimbi e alle loro famiglie”.




