Città

Dal convegno su Palazzo D’Ayala le rassicurazioni del Comune sulla trasformazione

20 Feb 2026

di Silvano Trevisani

I lavori di ristrutturazione di Palazzo D’Ayala non ne comprometteranno la fruizione pubblica e risparmieranno le strutture architettoniche più rilevanti. È quanto hanno assicurato i rappresentanti del Comune che sono intervenuti al convegno “Palazzo Marrese D’Ayala, storia e prospettive” svoltosi nel salone dell’Archivio di Stato in via Di Palma, per iniziativa della sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia, in collaborazione con gli Amici dei Musei e altre organizzazioni culturali.

L’intento degli organizzatori era proprio quello di fare il punto sui lavori di trasformazione di quella che è la dimora patrizia più importante della Città vecchia e uno degli edifici più grandi di Taranto, alla luce del progetto presentato nei mesi scorsi, che prevedeva la realizzazione di un albergo da parte di una società privata e l’organizzazione di spazi da mettere a disposizione della comunità. Il progetto originario, nato dalla consapevolezza che l’ente locale non ha le risorse economiche per rendere funzionali tutte le strutture di cui è proprietario, specificamente nella Città vecchia, e deve per forza di cose coinvolgere il privato soprattutto nella gestione, prevedeva che l’albergo inglobasse anche il piano nobile, cioè il primo, che è quello di maggior pregio e l’unico che di fatto conserva una sua connotazione artistico architettonica. E questo anche se la gran parte degli arredi e delle opere d’arte ancora presenti quando, nel 1982, il palazzo passò dalla proprietà della famiglia Scelsi-D’Ayala, al Comune di Taranto, sono spariti, in parte entrati nel patrimonio della Fondazione Scelsi, che la famiglia ha creato a Roma, in parte però affidati alla custodia del Comune, che non è stata assolutamente efficace. Si ricorderà che persino le piastrelle ceramiche settecentesche erano stato rubate e poi fortunatamente recuperate.

Secondo quanto hanno reso noto l’assessore Giovanni Patronelli, intervenuto in rappresentanza del Comune, e l’ingegner Zito, responsabile unico del procedimento, il piano nobile non sarà trasformato in struttura alberghiera, ma risistemato adeguatamente per essere trasformato in sala congressi, a disposizione dell’albergo ma anche della comunità.

Le informazioni, raccolte con un sospiro di sollievo, ma anche da qualche mugugno dal pubblico intervenuto numerosi al convegno, lo hanno chiuso dopo una serie di dotti interventi che hanno fatto un po’ la storia del palazzo, della famiglia e del passaggio alla proprietà del Comune. Introdotti da Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria e coordinati da Mariolina Alfonzetti, storica, sono intervenuti: Patrizia De Luca, presidentessa degli Amici del Musei, che ha ricostruito la vicenda del palazzo all’interno del contesto della Città vecchia, Paolo Solito, che ha ricostruito la storia della famiglia Marrese, Valentina Esposito, direttrice dell’Archivio di Stato, che si è soffermata sulla documentazione storica conservata nell’Archivio, Mina Chirico, che ha ricostruito il passaggio del palazzo da dimora Scelsi a patrimonio della collettività. Pierluca Turnone, direttore del Museo etnografico Majorano, ha illustrato i documenti relativi al palazzo conservati nel Museo che, come molti sapranno, avrebbe dovuto avere la propria sede a Palazzo D’Ayala, secondo gli accordi stretti mezzo secolo fa tra l’allora sindaco Giuseppe Cannata e Alfredo Majorano. Augusto Ressa, già dirigente della soprintendenza ed ex assessore, ha presentato le sue riflessioni sul progetto in fase di realizzazione, sottolineandone le criticità.

Alle relazioni hanno fatto seguito numerosi interventi che, oltre a esprimere una severa critica sul modo in cui si è arrivati al progetto di ristrutturazione, hanno rimarcato come i troppi anni di immobilismo amministrativo hanno in parte compromesso il valore artistico di quello che è un monumento nazionale.

Il convegno ha rappresentato, comunque, un momento di coinvolgimento sociale e culturale, segno di una vivacità ancora presente nella città e che ha già dato vita, di recente, a un’iniziativa, di analoga intenzione, per la piazza Fontana di Nicola Carrino.

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