La domenica del Papa – Quaresima, itinerario luminoso
“Ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana”. Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra con l’invasione della Russia in Ucraina e nulla fa pensare che il conflitto possa concludersi presto. Luoghi come Donetsk, Ludansk, Zaporizhzhia sono nel linguaggio comune, assieme alle notizie di bombardamenti, droni, di morti e feriti, di città al freddo e al buio.
Angelus in questa prima domenica di Quaresima: papa Leone guarda alla guerra nell’est dell’Europa: “Il mio cuore va ancora alla drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti: quante vittime, quante vite e famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili! Davvero ogni guerra è una ferita inferta all’intera famiglia umana: lascia dietro di sé morte, devastazione e una scia di dolore che segna generazioni”.
Sin dall’inizio del suo pontificato il vescovo di Roma aveva messo in primo piano la parola pace, per l’Ucraina, per Gaza, per le tante guerre dimenticate: “la pace non può essere rimandata: è un’esigenza urgente, che deve trovare spazio nei cuori e tradursi in decisioni responsabili. Per questo rinnovo con forza il mio appello: tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessate-il-fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace”. E chiede di pregare per il popolo ucraino “e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace”.
Quaresima, tempo per compiere un cammino di conversione, per scegliere la strada dell’essenziale, della sobrietà. In questa domenica il Papa visita, nei pressi della stazione Termini, la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, “speciale presidio di prossimità, di vicinanza dentro le sfide di questo territorio”. Ai salesiani chiede che la parrocchia sia “lievito di Vangelo nella pasta del territorio … segno di vicinanza e di carità”. E ricorda che da ragazzo, prima di entrare negli agostiniani, ha pensato di diventare salesiano: “siete arrivati al secondo posto, mi dispiace”. Quindi angelus in piazza san Pietro e, nel pomeriggio, gli esercizi spirituali con la Curia nella Cappella Paolina con le meditazioni del prelato cistercense di Trondheim in Norvegia mons. Erik Varden.
Affacciandosi dallo studio del palazzo apostolico, Leone XIV ha commentato il brano del Vangelo di Matteo, la tentazione di Gesù nel deserto. L’evangelista ci conduce con Gesù nel deserto, quaranta giorni e quaranta notti di digiuno. Ma cos’è il deserto se non il luogo dell’anima, dove, lontani dal mondo, l’uomo ritrova l’essenziale, riprende in mano la propria vita. Al diavolo tentatore Gesù risponde affidandosi totalmente alla parola di Dio.
Nell’episodio delle tentazioni sono sintetizzate le prove di ogni uomo e ogni donna: la tentazione del denaro, del benessere; del potere; del rapporto con Dio. Il progetto del tentatore consiste nel convincere che c’è una strada diversa, quasi scorciatoia, che non richiede l’obbedienza. Nel pellegrinaggio della nostra vita, ricordava Sant’Agostino, “non possiamo essere esentati dalle prove e il nostro progresso si compie proprio attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere sé stesso se non è tentato”.
La liturgia di questa domenica, afferma il Papa “ci invita a guardare alla Quaresima come a un itinerario luminoso in cui, con la preghiera, il digiuno e l’elemosina, possiamo rinnovare la nostra cooperazione con il Signore nel realizzare il capolavoro unico della nostra vita”. Si tratta di un cammino esigente e “il rischio è di scoraggiarci, o di lasciarci affascinare da vie di appagamento meno faticose, come la ricchezza, la fama e il potere”. Questi però, dice il Papa, sono “solo miseri surrogati della gioia per cui siamo fatti e, alla fine, ci lasciano inevitabilmente ed eternamente insoddisfatti, inquieti e vuoti”.
Di qui, con le parole di Paolo VI, l’invito a fare penitenza, che arricchisce la nostra umanità “purificandola e rafforzandola”: la penitenza “mentre ci rende consapevoli dei nostri limiti, ci dà la forza per superarli e per vivere, con l’aiuto di Dio, una comunione sempre più intensa con lui e tra noi”. Pratichiamo “generosamente” la penitenza, afferma papa Leone, “assieme all’orazione e alle opere di misericordia: diamo spazio al silenzio; facciamo tacere un po’ i televisori, le radio, gli smartphone”. Meditiamo la Parola di Dio, accostiamoci ai Sacramenti; ascoltiamo la voce dello Spirito Santo”. Dedichiamo tempo a chi è solo, “specialmente agli anziani, ai poveri, ai malati. Rinunciamo al superfluo e condividiamo ciò che risparmiamo con chi manca del necessario”.




