Morti sul lavoro

Infortunio mortale all’Ilva: è il secondo in pochi giorni, gravi analogie

02 Mar 2026

di Silvano Trevisani

All’Ilva si continua a morire nell’indifferenza e nel silenzio delle istituzioni. Un operaio di 26 anni, Loris Costantino, di Talsano, dipendente della ditta di pulizia Gea Power dell’indotto ex Ilva è precipitato questa mattina da un piano di calpestio in una linea di agglomerato dello stabilimento ex Ilva di Taranto. È morto poco dopo in ospedale, come confermano fonti dell’Asl. L’incidente sarebbe accaduto a seguito del cedimento di un grigliato mentre era intento a lavorare alla pulizia di un nastro trasportatore, nell’area ‘agglomerato’, all’altezza di almeno 10 metri: l’analogia con l’incidente nel quale, lo scorso 12 gennaio, aveva perso la vita l’operaio, dipendente ex Ilva, Claudio Salamida, originario di Alberobello, è fin troppo evidente. Anche in quel caso a provocare la morte dell’operaio era stato il cedimento di un piano di calpestio, in quel caso del convertitore3 dell’acciaieria2 posto a circa 7-8 metri d’altezza. Segno che le condizioni di obsolescenza degli impianti sono ormai intollerabili e che anche il semplice spostamento all’interno dei reparti, in totale assenza di manutenzioni, rappresenta un serio rischio.

La caduta ha provocato gravi lesioni al torace e ad un braccio, prontamente soccorso e portato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata, si è spento in conseguenza delle gravi ferite.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Vigili del fuoco e il personale dello Spesal per svolgere i rilievi del caso, che serviranno per fare piena chiarezza sull’accaduto e sulle eventuali responsabilità.

Immediate le reazioni, naturalmente di segno diverso: da parte sindacale si protesta per le condizioni di lavoro in uno stabilimento portato, giorno dopo giorno, al disfacimento. Da parte ambientalista si evidenzia come non esistano più le condizioni per continuare l’attività produttiva.

Fiom Fiom e Uilm hanno occupato la direzione aziendale procolamando uno sciopero di 24 ore su tre turni a partire dalle 12,30 di oggi. “Lo stabilimento non è in sicurezza – scrivono e con le continue denunce dei Rls e delle organizzazioni sindacali, anche ai tavoli ministeriali, abbiamo più volte segnalato le criticità degli impianti e la necessità di reperire risorse per programmare attività di manutenzione ordinaria e straordinaria. Siamo rimasti inascoltati e mentre il governo continua a trattare con i “futuri” acquirenti, lo stabilimento cade a pezzi”.

“Profondo cordoglio” viene espresso da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, secondo la quale “sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto”, e si assicura “la piena collaborazione con le autorità competenti, al fine di mettere a disposizione ogni elemento utile all’accertamento dei fatti”.

Ma il segretario generale della Fiom Michele De Palma accusa: “Il piano di calpestio su cui lavorava l’operaio è venuto giù, è completamente disfatto. Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta. Abbiamo scioperato, abbiamo manifestato per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Adesso siamo a due persone che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire”.

“La tragica morte del giovane operaio Loris Costantino – scrive in una nota il presidente della Provincia Gianfranco Palmisano – ferisce profondamente l’intera comunità provinciale. Ancora una volta, la nostra terra è costretta a piangere un figlio che aveva lasciato la propria casa per andare a lavorare e non vi ha fatto ritorno. Esprimo il mio sentimento di rabbia e il più sincero cordoglio ai familiari, agli amici e ai colleghi. Il lavoro non può e non deve trasformarsi in condanna. La sicurezza deve essere principio assoluto e irrinunciabile e invece così non è. È dovere delle istituzioni, a ogni livello, garantire che la tutela della vita venga prima di ogni cosa”.

Da parte sua, l’associazione VeraLeaks ha confermato che il 4 marzo “i cittadini di Taranto, sotto la sigla Taranto Libera, si incontreranno alle ore 10 nei pressi di Palazzo di Città per poi muovere verso gli uffici della Procura in commissariato Borgo per depositare una denuncia penale nei confronti dei gestori della fabbrica ex Ilva”.

Intanto proprio questa mattina si è appreso che i sindacati metalmeccanici sono stati convocati dalla presidenza del Consiglio per un incontro a Palazzo Chigi per il 5 marzo alle 11,30, proprio sulla vertenza ex Ilva. I sindacati Fim, Fiom e Uilm avevano annunciato nei giorni scorsi che in assenza di un incontro si sarebbero autoconvocati per il 9 marzo.

La situazione dell’intero gruppo siderurgico si è fatta complicata dopo la sentenza del tribunale di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo entro il 24 agosto in assenza di fatti nuovi. Da parte sua, il candidato all’acquisto dell’Ilva, l’americano Michael Flacks, dopo la sentenza, pur confermando la disponibilità ad acquisire il gruppo chiede uno “scudo penale” che lo metta al sicuro da eventuali responsabilità. Così come aveva chiesto e ottenuto Mittal.

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