Intervista esclusiva

Donatella Di Cesare: La dittatura dei tecnocrati è un pericolo incombente

13 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È una miniera di spunti per comprendere il presente e i molti inquietanti problemi che stiamo vivendo il libro di Donatella Di Cesare “Tecnofascismo”, edito da Einaudi. L’autrice, che è docente di Filosofia teoretica all’Università di Roma La Sapienza, ha preso parte attiva alla presentazione del volume, nel salone degli specchi di Palazzo di città, per iniziativa delle associazioni “Il Borgo di Taranto”, “Libera” e dall’Associazione filosofica italiana, sezione di Taranto, dialogando con Ida Russo dell’Associazione filosofica ed Enrico Consoli, docente di filosofia al Liceo “Aristosseno”.

Abbiamo approfittato della sua presenza per rivolgerle alcune domande.

Nel volume precedente, “Democrazia e anarchia” proponeva un percorso più storico filosofico teoretico, approfondendo le origini e i problemi della democrazia nell’antica Grecia, quest’ultimo lavoro sembra avere un tenore tutto teso all’oggi e ai problemi che la democrazia sta vivendo.

Il titolo “Tecnofascismo” credo che la dica tutta sulla sua destinazione al largo pubblico, con un registro completamente diverso. Una ampia riflessione su quella che viene chiamata giustamente l’erosione della democrazia. Che si traduce nel pericolo di un totalitarismo, di una democrazia che si chiude.

Nei vari saggi che compongono il volume, lei si sofferma particolarmente sulla “tecnocrazia”, cioè sulla prevaricazione della società attraverso gli strumenti tecnologici.

Io in realtà dico questo: che l’erosione della democrazia o meglio la chiusura della democrazia che noi stiamo vivendo in tante parti del mondo, ovviamente soprattutto negli Stati Uniti di Trump, passa attraverso due direzioni: da una parte la tecnocrazia e con questo intendo non solo e non tanto la tecnologia quanto proprio un governo fatto di tecnocrati che sospende di fatto la democrazia e la partecipazione del popolo. E dall’altra parte una etnocrazia, cioè una riduzione del “demos” all’”etnos”, vale a dire: una riduzione della comunità democratica aperta a confini etnici. È quello che vediamo in molti paesi europei compresa l’Italia.

A proposito di tecnologia, si parla molto, in questi mesi, del pericolo rappresentato dall’intelligenza artificiale. Le istituzioni sono in grado di svolgere una funzione di tutela e di garanzia nei confronti dell’umanità? Chi può controllare che non ci siano abusi e prevaricazioni?

In realtà il problema si pone ormai già da anni, non solo con l’intelligenza artificiale ma con tutta la tecnologia nel suo complesso. Il problema della tecnologia è che non la possiamo pensare come uno strumento a noi asservito, perché sappiamo benissimo, ormai, che non siamo noi a impiegare la tecnologia ma anche purtroppo è la tecnologia che impiega noi. É un problema che in realtà si pone già almeno da due decenni e anche più. E che ha subito una grande accelerazione con la questione dell’intelligenza artificiale. Certo, bisogna sempre vedere le facce diverse di una stessa medaglia, perché c’è un aspetto indubbiamente positivo ma al contempo c’è un aspetto anche inquietante e minaccioso. Ma non può essere soltanto diciamo una dirigenza governativa a controllore, ma deve essere anche la società civile implicata in queste scelte.

Un altro argomento che affronta nel libro è quello della sicurezza. Davvero è così assillante questo problema della sicurezza, che poi nelle inchieste d’opinione non è mai tra le prime emergenze, o è piuttosto un problema instillato? Per animare la paura?

È sicuramente un problema instillato. E sappiamo benissimo che si governa attraverso la paura. C’è un governo che è basato sulle emozioni e la grande emozione, per eccellenza, è proprio la paura. Quindi, instillando la paura, promettendo la protezione, promettendo la sicurezza, e indicando o inventando eventuali nemici, si riesce a governare, soprattutto si riesce ad avere consenso e voti.

Volevo anche chiederle: non c’è un certo pudore, anche dalla sinistra, di parlare di ritorno al fascismo? Come mai? È solo un pudore o è una paura nascosta?

Entrambe le cose sicuramente: è un tabù che si manifesta nella paura di risvegliare uno spettro del passato. Contemporaneamente c’è però l’esigenza anche di chiamare col nome giusto quello che stiamo vivendo. Io credo che anche negli ultimi mesi, in Italia ma un po’ dappertutto anche in Europa e non solo, si parla ormai giustamente a mio avviso di fascismo, perché ci sono tratti di continuità ed è quello che io cerco di chiarire nel mio libro.

Un’ultima questione. La filosofia è ancora necessaria? E quale filosofia? Perché noi spesso sentiamo e vediamo commentatori, anche televisivi, definiti filosofi. Che cosa distingue l’azione della filosofia dal pensiero magari applicativo delle altre discipline o dal pensiero politico?

C’è una grande differenza, perché logicamente l’ampiezza di orizzonte che, a mio avviso, ha la filosofia non è condivisa, per esempio, dall’ambito delle discipline. Una disciplina è sempre settoriale. La filosofia in realtà non è neanche una disciplina o una materia. Tutti filosofano… a loro modo e il problema, secondo me, non è tanto la filosofia oggi, quanto l’esigenza di un pensiero critico. Ed è quello che viene sempre sempre meno. È il grande assente ed è, invece, quello che dovremmo esercitare molto di più

E non è questo il maggiore gap nei confronti dei giovani? Si parla sempre dei giovani. Ma chi sollecita il pensiero critico dei giovani che sono soltanto spinti ad avere successo a sgomitare? Cosa fa la società e in particolare la scuola?

È molto difficile… molto difficile. Io credo che la via è quella dell’educazione, della formazione, purtroppo però è molto vero che la scuola, l’università educano verso sempre più al successo personale e questo è sbagliatissimo, perché naturalmente significa soltanto guardare al futuro in modo privato e non avere 1a visione di un futuro comune, che è proprio quello che manca ai giovani. Se non c’è la visione di un futuro comune non c’è il senso della comunità e non c’è neanche il senso critico.

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