Il ritiro di Quaresima che si fa ascolto e servizio
C’è un silenzio che non è vuoto, ma attesa. È quello che ha avvolto il seminario arcivescovile domenica 15 marzo, dove tanti cuori si sono ritrovati per il ritiro diocesano di quaresima che ha avuto il sapore dell’incontro vero.
Il titolo, ‘Il tuo volto noi cerchiamo’, non è stato solo un tema, ma un’invocazione sussurrata insieme, il desiderio profondo di scorgere un tratto di cielo tra le pieghe, a volte faticose, della nostra vita quotidiana.
In un tempo in cui la Chiesa ci chiede di non procedere isolati, questo ritiro ha mostrato la bellezza di un cammino condiviso. È stato preparato, mano nella mano, dall’ufficio catechistico, dall’ufficio di pastorale familiare, dall’Azione Cattolica diocesana e dall’ufficio di pastorale penitenziaria con l’associazione Noi&Voi. Un segno concreto di quella sinergia che trasforma gli uffici in una comunità che cammina unita, senza barriere, in pieno spirito sinodale.
A guidare la meditazione è stato don Francesco Mitidieri, che ha scelto di accompagnarci attraverso i colori caldi e le forme originali dei quadri di SiegerKöder. Le opere di questo sacerdote tedesco, che ha conosciuto il buio della guerra, hanno parlato con dolcezza a chi cercava una luce.
Don Francesco ha toccato corde semplici e profonde: «Senza riuscire a vedere il volto di Dio ci manca il centro della vita», ha spiegato, «ma se con Lui ci rapportiamo, allora siamo nella pienezza». Una ricerca che non finisce in una cappella, ma che deve continuare fuori: «Ci auguriamo di poter cercare sempre il volto del Signore nel servizio, nella comunità e nella vita quotidiana».
Il momento più intimo è stato l’ascolto dei fratelli del centro di accoglienza ‘Madre Teresa’. Sono stati loro, con i racconti di chi è caduto e si è rialzato, a dare un volto umano a quel Dio che spesso cerchiamo troppo lontano.
Armand, arrivato dall’Albania da ragazzino, ha raccontato la sua fede semplice: «Chiedevo a Dio e vedevo che quello che chiedevo si realizzava».
Vincenzo ha parlato della lotta interiore: «Ho allontanato più volte questa presenza, ma quando ho avuto bisogno il Signore è stato sempre presente».
Carlo ha ritrovato speranza negli altri: «Il Signore non ti lascia solo; ho visto il suo volto in quei fratelli che non vedevo da anni».
Adriano ha testimoniato la forza nel dolore: «Ho sentito la presenza del Signore anche nel momento del distacco per la morte di chi mi era caro».
Sono passi piccoli ma significativi, che dicono come Dio non si stanchi mai di ricominciare con noi.
Dopo l’intensità dell’adorazione eucaristica e la carezza del perdono nella confessione, l’incontro si è chiuso con un’immagine che resta impressa: la ‘Cena dei Popoli’ di Köder.
In quel quadro, attorno a una tavola imbandita, siedono persone diverse: un bambino curioso che spunta da sotto la tovaglia accanto alla sua mamma, una giovane coppia che si promette amore, volti segnati dal tempo e altri pieni di speranza. È l’immagine della nostra vita e della nostra diocesi. Questa tavola ci ricorda da vicino quanto sosteneva don Tonino Bello: la Chiesa è chiamata a vivere la «convivialità delle differenze».
Siamo tutti invitati alla stessa mensa, ognuno con la propria storia, e proprio in questa diversità possiamo vedere negli altri il riflesso del volto di Dio. Siamo tornati a casa con la certezza che il Signore non è un miraggio, ma una presenza viva che brilla negli occhi di chi ci cammina accanto.





