Il discorso dell’arcivescovo Miniero per la processione dei Misteri
Riportiamo il discorso pronunciato dall’arcivescovo Ciro Miniero dal balcone del Carmine durante la processione dei Misteri:
Carissimi fratelli e sorelle,
vi chiedo di fermarci qualche minuto in ascolto della Parola di Dio, perché essa ci guidi e ci faccia meditare sulla verità di quello che la devozione popolare offre ai nostri sguardi, perché non solo con gli occhi possiamo contemplare, ma ascoltare con le orecchie e con il cuore quello che Gesù continua a dirci anche con il suo silenzio. Così poi da poter toccare nella vita le membra di Gesù, nei fratelli, nei poveri nei sofferenti.
Quello che colpì l’attenzione di coloro che erano sotto la croce, causando anche fraintendimenti, e quello che impressiona ancora noi oggi, quasi scandalizzandoci perché non ce lo aspettiamo sulle labbra del figlio di Dio, prima del suo grido finale, fu questa frase: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». Sembra che Gesù stia già scendendo negli inferi per essere solidale con tutti noi nel profondo della sofferenza, la più oscura, quella di essere abbandonati anche da Dio, di essere sopraffatti dal peso della sofferenza.
Non dobbiamo dimenticare che Gesù sulla croce prega, prega per i suoi crocifissori, prega per tutti noi peccatori, nella carne più umana e sofferente, prega con il suo cuore di Figlio di Dio. Difatti quel «mio Dio mio Dio perché mi hai abbandonato?» è l’incipit del salmo 21. È la preghiera del giusto in balìa dei suoi nemici, oltraggiato dai cattivi. Gesù condivide la nostra natura dal di dentro, bevendo il calice dell’angoscia e del dolore, ma quel salmo continua con una professione di fede autentica, facendo memoria di quanto Dio ha fatto per noi.
Infatti recita:
«Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
Da me non stare lontano,
poiché l’angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta».
Chi trova posto in questo grido?
Le madri che cercano i loro figli sotto le macerie e i bambini che piangono spaventati dal rumore delle bombe, i profughi senza casa, cibo e futuro. I naufraghi al largo delle nostre coste. I poveri del mondo che incontrano una sordità tracotante, tutti coloro che alla fine dei conti dei bilanci del capitalismo disumano si ritrovano nella voce degli scarti di questa società, gli operai di Taranto e le famiglie con il futuro incerto. Avverto questo abbandono nello sbando dei ragazzi dei quali sentiamo racconti di violenza e di odio.
Sì, lo avvertiamo forte e chiaro quel grido «Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?». Ma che senso ha sulle labbra di Gesù?Seguendolo in processione dobbiamo avere la costanza di continuare a pregare questo salmo con lui, che ci riconduce al cuore della nostra esistenza e ci fa scoprire l’amore del Padre, un amore disarmato, capace di porgere l’altra guancia, di opporsi con il silenzio agli insulti e agli sputi, lasciando chiaro un segno di amore, di non belligeranza, di bontà che ci fa pregustare la vittoria della risurrezione. Così nel salmo: «Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
“Viva il loro cuore per sempre”.
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra».
Quindi vi esorto: «se siete qui tornate a Lui!», ma tornate a Lui con tutto il cuore. La passione di Cristo, qui offerta alla nostra preghiera, con questi scenari della pietà popolare, ci appassioni alla comunità, perché sotto la croce non solo si radunano i nemici di Cristo ma si comincia a delineare una nuova famiglia, la famiglia del Signore, nel segno della Madre data a noi sotto la croce. Lo sguardo di Gesù sulla Madre e sul discepolo amato inaugura nuove relazioni e vincoli di fratellanza nel nome di Gesù e vorrei che la città di Taranto non si rassegnasse nel ricercare, nonostante le lentezze, gli ostacoli, le delusioni. Proseguiamo con alacrità e fiducia. Se cade durante la via Crucis, Gesù si rialza, in cammino verso la Pasqua.
Vi suggerisco un piccolo esercizio spirituale per accompagnarvi in questa processione. Esercizio che nasce dalle pochissime parole di Gesù sulla croce. Supponiamo che ciascuno di noi per una qualsiasi ragione abbia la possibilità di rivolgere pochissime frasi alle persone a cui tiene di più. Sicuramente dal vostro cuore affiorerebbero parole di perdono, di bene e di amore. Raccogliete quelle dal Signore. Il suo bene che ci dona spirando sulla croce, il suo bacio che ci spinge verso la luce di Pasqua. Il Vangelo ci insegna che nessuna guardia posta a scorta davanti a quel santo sepolcro può impedire a Gesù di risorgere.
Incoraggio e benedico i confratelli dell’arciconfraternita del Carmine con il padre spirituale, mons. Marco Gerardo, e con il priore Antonello Papalia e li ringrazio per il servizio generoso.




