Leone XIV: “Fare scuola significa educare le persone all’ascolto del cuore”
Le parole del Papa al terzo Meeting nazionale degli insegnanti di religione, promosso dalla Cei
05 Mag 2026
di Gabriella Ciraci
Sabato 25 aprile, Leone XIV ha ricevuto in udienza nell’aula Paolo VI i partecipanti al terzo Meeting nazionale degli insegnanti di religione, promosso dalla Cei dal tema ‘Il cuore parla al cuore’.
Circa 7000 i presenti, tra cui un numeroso gruppo della diocesi di Taranto guidato da don Ezio Sgobio, che ha visto la partecipazione di alcuni insegnanti di religione della diocesi, amici, parenti e la presenza di due dirigenti scolastici, la prof.ssa Angela Scatigna dell’iiss ‘Don Milani – Pertini – Elsa Morante’ di Grottaglie e la prof.ssa Rosanna Petruzzi del liceo artistico ‘V. Calò’ di Grottaglie.
Il gruppo è stato preceduto a Roma da mons. Ciro Marcello Alabrese, direttore dell’ufficio educazione, scuola, Irc, Università della diocesi di Taranto e dal segretario don Fabio Raffone che hanno partecipato al meeting nazionale. Si è trattata di una bella opportunità che ha permesso di vivere momenti di condivisione, confronto, fraternità e soprattutto di ascolto delle testimonianze e delle parole di speranza del santo padre.
Circa 7000 i presenti, tra cui un numeroso gruppo della diocesi di Taranto guidato da don Ezio Sgobio, che ha visto la partecipazione di alcuni insegnanti di religione della diocesi, amici, parenti e la presenza di due dirigenti scolastici, la prof.ssa Angela Scatigna dell’iiss ‘Don Milani – Pertini – Elsa Morante’ di Grottaglie e la prof.ssa Rosanna Petruzzi del liceo artistico ‘V. Calò’ di Grottaglie.
Il gruppo è stato preceduto a Roma da mons. Ciro Marcello Alabrese, direttore dell’ufficio educazione, scuola, Irc, Università della diocesi di Taranto e dal segretario don Fabio Raffone che hanno partecipato al meeting nazionale. Si è trattata di una bella opportunità che ha permesso di vivere momenti di condivisione, confronto, fraternità e soprattutto di ascolto delle testimonianze e delle parole di speranza del santo padre.

L’udienza è stata preceduta dalla visione di un cortometraggio del regista Alessandro Celli dal titolo ‘L’ora libera’ in cui l’ingresso in aula di uno ‘strano’ professore di religione segna la vita di Filippo, giovane studente che vive quotidianamente la sofferenza della sua cara mamma facendogli porre domande di senso. Il ruolo è stato interpretato da Samuele Carrino, già protagonista del film ‘Il ragazzo dai pantaloni rosa’ nonchè della prossima fiction dedicata alla vita di San Carlo Acutis. Hanno fatto seguito le testimonianze dell’attrice Giusy Buscemi, protagonista dell’ultimo film di Pif ‘…che Dio perdona a tutti’, il direttore dell’Osservatore romano, Andrea Monda, che ha ricordato i suoi anni di insegnamento della teligione e Maria Raspatelli, anche lei docente di religione, vincitrice del premio ‘Global Teacher award’ nel 2022 e del ‘Global Education awards Dubai’ nel 2025-2026.
Al termine di quest’ultimo intervento, Leone XIV ha fatto ingresso nell’aula Paolo VI salutando e ringraziando tutti gli insegnanti per la loro presenza e per il prezioso servizio svolto nella scuola: un lavoro “impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani”.
Papa Leone ha ripreso un pensiero di Sant’Agostino che, nelle sue Confessioni, parlava della presenza nell’essere umano di una ricerca interiore a cui sono legate “le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni”. In tale contesto, ha aggiunto il Papa, il servizio dei docenti di religione, quale “espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce
un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”.
Poi ha ripreso il titolo del terzo Incontro nazionale per il quale è stata scelta l’espressione “Il cuore parla al cuore” ispirato al motto di san John Henry Newman, dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo. “Queste parole contengono la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla”. Uno dei doni che gli insegnanti possono fare alle nuove generazioni è quello di educare a sentire o a ritrovare la voce che risuona in loro, senza seppellirla o confonderla con i rumori circostanti. “Fare scuola, perciò, significa formare le persone all’ascolto del cuore e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona” e ancor più richiede amore, come insegna Newman.
Poiché “la verità passa attraverso le persone” e per gli studenti quelle persone sono proprio gli insegnanti, il Papa ha esortato i presenti ad essere “maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro, a trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi” perché gli alunni “non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita”. Ciò che ricorderanno saranno “gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede” senza mai tralasciare le competenze, la passione per lo studio, la preparazione didattica e il ricorso a linguaggi adeguati.
Sebbene oggi la scuola abbia davanti a sé numerose sfide, il santo padre ha ricordato che la Chiesa cammina accanto agli insegnanti invitandoli ad essere “servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”.
Al termine di quest’ultimo intervento, Leone XIV ha fatto ingresso nell’aula Paolo VI salutando e ringraziando tutti gli insegnanti per la loro presenza e per il prezioso servizio svolto nella scuola: un lavoro “impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani”.
Papa Leone ha ripreso un pensiero di Sant’Agostino che, nelle sue Confessioni, parlava della presenza nell’essere umano di una ricerca interiore a cui sono legate “le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni”. In tale contesto, ha aggiunto il Papa, il servizio dei docenti di religione, quale “espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce
un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”.
Poi ha ripreso il titolo del terzo Incontro nazionale per il quale è stata scelta l’espressione “Il cuore parla al cuore” ispirato al motto di san John Henry Newman, dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo. “Queste parole contengono la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla”. Uno dei doni che gli insegnanti possono fare alle nuove generazioni è quello di educare a sentire o a ritrovare la voce che risuona in loro, senza seppellirla o confonderla con i rumori circostanti. “Fare scuola, perciò, significa formare le persone all’ascolto del cuore e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona” e ancor più richiede amore, come insegna Newman.
Poiché “la verità passa attraverso le persone” e per gli studenti quelle persone sono proprio gli insegnanti, il Papa ha esortato i presenti ad essere “maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro, a trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi” perché gli alunni “non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita”. Ciò che ricorderanno saranno “gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede” senza mai tralasciare le competenze, la passione per lo studio, la preparazione didattica e il ricorso a linguaggi adeguati.
Sebbene oggi la scuola abbia davanti a sé numerose sfide, il santo padre ha ricordato che la Chiesa cammina accanto agli insegnanti invitandoli ad essere “servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza”.




