Crisi economica

I sindacati vogliono lanciare una nuova Vertenza Taranto

06 Mag 2026

di Silvano Trevisani

Una nuova ‘Vertenza Taranto’: è quella che vorrebbero lanciare le segreterie provinciali di Cgil Cisl Uil. Si chiama ‘Taranto è Italia’ la piattaforma unitaria che i sindacati confederali, hanno deciso di presentare all’interno di un attivo, svoltosi oggi 5 maggio nella sala convegni dell’Hotel Salina in via Mediterraneo, rivolto a delegate e delegati e alle istituzioni territoriali.

Partendo dall’emorragia demografica che ha sottratto alla città 37.000 cittadini e che ne sottrarrà secondo i dati di previsione, almeno altri 25.000 entro il 2050 (ma altre statistiche sono ancora più drastiche), i segretari generali D’Arcangelo, Baldassarre e Oliva, hanno compiuto una ricognizione della situazione occupazionale del territorio, che presenta una serie di gravi criticità, difficilmente reversibili. E che, d’altra parte, sono a tutti note, a partire dall’Ilva per comprendere il porto, Natuzzi, agricoltura e mitilicoltura, i call center sotto attacco anche per l’intelligenza artificiale, e una miriade di microvertenze, difficili da risolvere. E che comprende un commercio sempre più in crisi e un turismo ancora velleitario e contraddittorio.

Di fronte a questa situazione – affermano i sindacati – è nell’ex Ilva la sfida più grande in cui Taranto incarna l’Italia. “Quella che più di una volta ha provato la carta del divide et impera e a cui il sindacato confederale si è sempre sottratto con forza negando l’abietto ricatto tra salute e lavoro. Lo stabilimento è al collasso, la produzione quasi ferma ed è per questo che è necessaria una forte partecipazione dello Stato, che sia garante di un processo che va assolutamente governato e controllato, per evitare che nessuno dei lavoratori possa rimanere indietro”.

“In questo inverno economico attraversiamo la crisi con il 24% della popolazione tarantina over 65 anni e con una sanità di prossimità da inverno sociale. Ecco perché è la stagione giusta per la nascita di una vera e propria costituente per lo sviluppo, una nuova ‘Vertenza Taranto’ – afferma Giovanni D’Arcangelo, segretario generale della Cgil nella sua relazione introduttiva – e vogliamo proporla interpellati dalla responsabilità nei confronti di un territorio dove i numeri delle ore di cassa, o quelle in percentuali su disoccupazione o neet, in realtà nascondono le vite di uomini e donne che non vivono,piuttosto sopravvivono tra precarietà, instabilità sociale, vite sospese tra licenziamenti, cassa integrazione o lavoro e assistenza sociale e umana che non c’è. Ma da soli non si va da nessuna parte”.

Gli fanno eco Gennaro Oliva, coordinatore Uil Taranto, che rilancia il grido d’allarme: “Taranto non può più aspettare” e Antonio Baldassarre, segretario territoriale Cisl Taranto Brindisi, che richiama un “Patto di responsabilità sociale”.

L’idea di una vertenza territoriale che coalizzi tutte le forza politiche, sociali e istituzionali del territorio è certamente uno sprone a un confronto serrato con il governo centrale, che non ha brillato per il sostegno al Sud e che ha dirottato verso campi fumosi le risorse che il Pnrr aveva destinato soprattutto al riscatto del Mezzogiorno. Si tratta di un cammino impervio, come lo era stato quello della prima Vertenza Taranto, nata nei primi anni Settanta e spentasi alla fine degli Ottanta con pochi risultati e il totale fallimento dei piani di reindustrializzazione normati nella 181. Cinque scioperi generali provinciali, dodici scioperi categoria, manifestazioni a Taranto e a Roma e gli esiti di quell’estenuante confronto passato attraverso molti governi, li raccontammo nel libro “I sogni muoiono a Roma” nel 1995 e li richiamammo in “50 anni di impegno sindacale”, volume dedicato a Enzo Giase che della Vertenza Taranto era stato l’ideatore. Quei sogni morirono a Roma, dove i vari governi non tennero fede agli impegni presi. E a Roma bisognerebbe stanare un governo che dovrebbe fare i conti con decenni di scelte scellerate, a cominciare proprio dall’Ilva.

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