Libri

Accendere i fuochi: l’ultima fatica di Gianrico Carofiglio

28 Mag 2026

di Silvia Rossetti

Può oggi, in uno scenario segnato da preoccupanti episodi di disorientamento giovanile, fragilità e talvolta anche violenza, e in un contesto profondamente modellato dalla comunicazione digitale, un semplice libro ‘di carta’ riuscire a scardinare le chiusure interiori e a sciogliere i grovigli della coscienza? Possono delle semplici pagine stampate rivelarsi capaci di sprigionare un potere davvero suggestivo e trasformativo nelle menti ancora in formazione dei nostri adolescenti?

Una sfida interessante che Gianrico Carofiglio non si lascia sfuggire e affronta con la sua ultima fatica intitolata ‘Accendere i fuochi’ (Mondadori, 2026). Un agile volumetto con un sottotitolo interessante “Manuale di lotta e gentilezza”.

In effetti, il libro sembra porsi come un ‘manuale’ di formazione civile e personale, capace di offrire a giovani e giovanissimi strumenti per orientarsi nel mondo contemporaneo. Attraverso il richiamo al pensiero critico, all’importanza del linguaggio e alla necessità del dubbio, l’autore propone un modello educativo fondato sulla consapevolezza, sulla responsabilità e sulla crescita interiore.

In assenza di adulti di riferimento forti e coerenti, la voce di Carofiglio può diventare una guida autorevole e accessibile, capace di stimolare la capacità di pensare in modo autonomo e di affrontare la complessità della realtà senza semplificazioni pericolose. In questo senso, il libro si configura non solo come una lettura utile, ma come un vero e proprio incoraggiamento a ‘accendere i fuochi’ della conoscenza e della consapevolezza.

L’autore, ricorrendo alla sua capacità di unire narrazione e pensiero civile, non si limita a raccontare una storia nel senso tradizionale del termine, ma crea uno spazio di dialogo e di approfondimento. Il titolo stesso, ‘Accendere i fuochi’, può essere interpretato come una metafora: accendere un fuoco significa generare curiosità, passione, desiderio di comprendere e di cambiare.

Le prime pagine sono dedicate al tema dell’apprendimento e della conoscenza. “C’è chi pensa che l’istruzione sia come un lavoro di travaso – scrive -. Qualcuno sa delle cose, qualcun altro no, e il compito di chi insegna sarebbe riempire dei secchi vuoti con contenuti già pronti: nozioni, date, definizioni, risposte corrette. (…) Questa idea di istruzione semplifica un po’ troppo le cose, perché tratta le persone come contenitori e non come soggetti pensanti, confonde l’apprendimento e la crescita con l’accumulo di informazioni”. La frase “L’istruzione non è riempire secchi, ma accendere i fuochi” è stata attribuita nel tempo allo scrittore irlandese William Butler Yeats e al filosofo greco Plutarco, ma sono parole che riecheggiano anche negli insegnamenti di un noto sociologo contemporaneo, Edgar Morin.

Nel capitolo intitolato ‘Gli invisibili’ l’autore parla delle persone che vengono spesso ignorate o rese “invisibili” dal punto di vista sociale, culturale o umano. L’invisibilità non è solo una condizione materiale, ma anche simbolica: esistono individui che non vengono ascoltati, che non hanno voce nei discorsi pubblici e che vengono facilmente esclusi dalle narrazioni dominanti. Occorre sviluppare uno sguardo più attento e consapevole, capace di riconoscere queste persone e di restituire loro dignità attraverso l’ascolto e la comprensione. Il tema si lega anche all’importanza del linguaggio, affrontato nel capitolo successivo: nominare e raccontare significa, in qualche modo, rendere visibile ciò che altrimenti rischia di sparire.

Tra le riflessioni dell’ex magistrato anche l’idea tradizionale di mascolinità basata su forza, dominio e controllo delle emozioni: uno stereotipo che Carofiglio invita a superare.

“All’inizio impariamo tutto sbagliando”, con questa frase si apre, invece, il capitolo dedicato all’errore. Ai lettori viene offerto un insegnamento prezioso: l’errore non deve essere visto come qualcosa di negativo da evitare o nascondere, ma come una parte naturale e fondamentale dei processi di apprendimento e crescita. Sbagliare significa infatti fare esperienza, mettere alla prova le proprie idee e sviluppare un pensiero più consapevole.

Nelle pagine seguenti gli spunti educativi si moltiplicano, quasi in un gioco di specchi, e si avverte con forza un invito alla ribellione intellettuale contro una cultura dominante che spesso si rivela ipocrita e superficiale, poco critica e scarsamente inclusiva: una proposta che lascia al lettore la responsabilità di continuare a pensare in modo autonomo e consapevole, ma soprattutto di partecipare attivamente a un significativo cambiamento sociale.

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