Diritti negati

Centro Astalli: “L’Europa ridisegna i confini del diritto”

ph White House-Sir
12 Giu 2026

di Raffaele Iaria

Il Centro Astalli esprime “profonda preoccupazione” per l’applicazione del nuovo sistema comune di asilo europeo. Più che una riforma volta a “rafforzare la protezione internazionale, esso rappresenta un progressivo arretramento del diritto di asilo, la cui tutela effettiva rischia di essere subordinata alle priorità del controllo delle frontiere”, si legge in una nota aggiungendo che il diritto di asilo “non è solo una procedura e chi arriva alla frontiera non è un numero da processare. Il Patto non cancella formalmente il diritto di asilo, ma lo svuota moltiplicando gli ostacoli al suo esercizio. Il nuovo sistema sottopone le persone in arrivo a un regime di trattenimento in hotspot per indirizzarle, nella maggior parte dei casi, verso procedure accelerate alla frontiera o al rimpatrio immediato”. Per il centro dei gesuiti un “elemento particolarmente grave riguarda il modo in cui vengono valutate le domande: sulla base della sola provenienza geografica, le persone sono trattate come se le loro richieste fossero, in partenza, meno meritevoli di tutela. Ma un sistema che presume l’infondatezza della domanda anziché garantire una valutazione piena e individuale indebolisce l’effettivo esercizio del diritto di asilo”. Inoltre, “valutare le ragioni che hanno costretto qualcuno a fuggire in dodici settimane, come previsto dal decreto legge italiano, in un contesto di privazione della libertà e senza assistenza legale garantita fin dal primo giorno non è una misura neutrale: è una condizione che penalizza chi è più vulnerabile”. Per il Centro Astalli desta preoccupazione l’ampliamento del concetto di “Paese terzo sicuro”, che consente di trasferire l’esame delle domande verso Paesi con cui l’Unione ha concluso accordi, anche in assenza di un legame reale con la persona interessata e senza garanzie certe di protezione. Spostare fuori dai confini europei il luogo in cui si decide della vita delle persone “non risolve il problema, lo sottrae alla visibilità e alle garanzie”. Da qui la richiesta di “non misurare il successo di una politica migratoria dal numero di persone trattenute o rimpatriate, ma dalla capacità di garantire a ciascuna un esame individuale, equo e accessibile della propria domanda di protezione”. Servono “meccanismi di monitoraggio indipendente alle frontiere e negli hub di rimpatrio; il pieno rispetto del diritto a un esame effettivo delle domande; la tutela del ricongiungimento familiare; protezione rafforzata per minori non accompagnati, vittime di violenza e persone con fragilità psicologica”.

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