Lavoro

Ilva: subito un tavolo tecnico a Palazzo Chigi per una proposta straordinaria

28 Lug 2026

di Silvano Trevisani

L’immediato avvio di un tavolo tecnico per definire un “piano straordinario” per l’Ilva, coinvolgendo i ministeri interessati, le organizzazioni sindacali, la Regione Puglia e il Comune di Taranto. Ne deve scaturire una proposta straordinaria che affronti i temi del decreto della corte d’appello ma che affronti allo stesso tempo il tema della salvaguardia industriale del sito, perché la chiusura dello stabilimento significherebbe decretare uno scontro sociale infinito. È questa la decisione venuta fuori dall’incontro svoltosi a palazzo Chigi tra governo, dirigenza industriale e organizzazioni sindacali.

Di fronte alla totale opposizione dei sindacati, che evidenziano le conseguenze sociali, ma anche industriali ed economiche della chiusura dell’Ilva, il governo, rappresentato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso; dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha accettato di aprire un confronto, fissando un incontro già per martedì prossimo, per trovare una soluzione percorribile dopo che ieri la corte d’appello di Milano da chiesto la chiusura degli altiforni di Taranto.

Lo stesso Mantovano, in apertura aveva preferito non commentare la sentenza, ma aveva avanzato l’ipotesi di riperimetrare il bando di vendita, per limitarlo alla sola area a freddo, così come paventato dalla sentenza. Area a freddo che, per altro, a Taranto è completamente ferma, mentre quelle degli altri stabilimenti fanno affidamento sull’acciaio di Taranto.

Per altro, le segreterie nazionali e territoriali di Fim Fiom Uilm e Usb si sono presentare con la proclamazione di uno sciopero di otto ore in tutti gli stabilimenti.

È importante – ha commentato alla fine dell’incontro il segretario nazionale della Fim Ferdinando Uliano – aver ottenuto questa disponibilità del governo ed è necessario che che si ragioni di industria, si metta in cantiere un progetto di sviluppo dell’ex Ilva e soprattutto si salvaguardi allo stesso tempo l’occupazione, la salute e la sicurezza”.

Saremo determinati con tutte le nostre forze – sottolinea il leader Fim – per impedire disegni che possano prospettare situazioni di lacrime e sangue per i lavoratori dell’ex acciaieria Ilva. Per noi è fondamentale una soluzione industriale ed è altrettanto fondamentale che lo Stato svolga un ruolo preciso e importante, costruendo le condizioni per continuare a produrre acciaio nel nostro Paese, bene strategico per tutta l’industria”.

Da parte sua il segretario nazionale della Fiom Michele De Palma, ha dichiarato: “La prima questione è mettere in garanzia subito tutti gli addetti, i diretti e gli indiretti, quelli degli appalti. Mettere in garanzia il salario delle lavoratrici e dei lavoratori, perché non si può far pagare a chi ha già pagato in questi anni il conto del fallimento che è stato generato da chi ha gestito le cose. È chiaro che l’unica soluzione, oggi, è il fatto che ci sia una garanzia da parte dello Stato. Vuol dire provare a salvaguardare l’industria del nostro Paese, se ci si riesce perché siamo ormai a questo punto”. “credo che sia assolutamente necessario affermare il fatto che è una questione di sicurezza nazionale”.

Per USB resta necessaria una scelta chiara: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia. “La proposta di aprire una discussione tecnica ci trova favorevoli. È necessario verificare nel merito tutte le ricadute del provvedimento giudiziario, le prospettive industriali, gli investimenti possibili e gli strumenti straordinari necessari per tutelare l’intero perimetro occupazionale.
Questa disponibilità non comporta però alcun arretramento. Per Usb la nazionalizzazione resta lo strumento principale per garantire il controllo pubblico delle scelte industriali, la continuità della produzione siderurgica, gli investimenti ambientali e la salvaguardia di tutti i lavoratori.

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