Ilva: la parola passa ora al governo dopo le audizioni in commissione al Senato
Si svolgerà domattina a Palazzo Chigi l’incontro sull’Ilva, che fa seguito alla riunione interlocutoria svoltasi martedì 8, il giorno prima dell’udienza in corte d’appello a Roma. Otto giorni dopo la situazione è ormai chiara: lo stabilimento siderurgico di Taranto chiude e si apre una fase nuova carica di interrogativi e di scelte da compiere. La chiusura dell’area a caldo, intanto, potrebbe far saltare l’unità aziendale, come da anni si paventa. Se gli altri stabilimento non riceveranno più da Taranto le bramme da lavorare a freddo, potrebbero anche seguire destini diversi (com’è già accaduto in passato per altri pezzi della Finsider). Ma è lo stabilimento di Taranto che rappresenta il grosso dell’azienda, anche dal punto di vista occupazionale.
Già da domani il governo dovrà prendere le decisioni che riguardano: il reddito di 17.000 lavoratori tra diretti, ex Ilva, appalto e indotto; le bonifiche dell’area inquinante; la continuità della produzione siderurgica attraverso i nuovi sistemi produttivi da impiantare (forni elettrici); la diversificazione produttiva, attraverso investimenti industriali in settori innovativi.
Si tratta di scelte che presuppongono investimenti enormi che, a detta del Movimento 5Stelle e del vicepresidente Mario Turco, che hanno tenuto una conferenza stampa, ammonterebbero a circa 8 miliardi di euro, secondo una previsione che appare però ottimistica. Scelte che presuppongono anche tempi difficili da prevedere: un minimo di tre anni per i forni elettrici secondo l’ingegner Quaranta di Acciaierie d’Italia, che oggi è stato audito dalla nona commissione del Senato sul Decreto Legge 154 del 2026, dedicato alla continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale, cioè: dell’Ilva. Anche questa previsione appare ottimistica, dal momento che forni elettrici e Dri devono essere per prima cosa decisi, poi progettati e infine realizzati, con tutti i problemi che comportano, ad esempio per la fornitura del gas necessario.
Ascoltati, oggi, assieme ai rappresentanti delle associazioni datoriali, anche il presidente della Regione, Antonio Decaro e il presidente della Provincia, Gianfranco Palmisano.
Entrambi i rappresentanti degli enti locali hanno sottolineato l’assoluta necessita di una strategia unitaria per affrontare una questione complessa e dai risvolti drammatici come il caso Ilva.
Decaro ha invocato una “legge speciale” per Taranto, all’interno della quale ci sia un’Agenda Taranto che tenga conto della tutela dei livelli occupazionali e della necessità di un impianto siderurgico a Taranto per tutelare i posti di lavoro nel futuro.
La creazione di un polo siderurgico decarbonizzato e la creazione di nuovi insediamenti industriali diversificati, secondo Decaro può trovare spazio nelle “zone di accelerazione produttiva” per le quali l’Unione Europea ha previsto, per ogni stato, investimenti speciali. Questa possibilità dovrebbe essere utilizzata per aumentare l’attrattività del territorio nei confronti degli investitori e rafforzare gli strumenti nazionali destinati allo sviluppo industriale, anche attraverso il coinvolgimento di Invitalia. Ma questione prioritaria resta la tutela dei livelli occupazionali e il sostegno al reddito dei lavoratori.
Palmisano, da parte sua, ha dichiarato che è necessario che il Governo chiarisca rapidamente quale strada intenda seguire, mettendo le istituzioni locali nelle condizioni di fornire risposte alla comunità. “Dobbiamo individuare una strategia chiara che ci venga comunicata, in modo tale che noi possiamo fare da tramite verso la città e le varie comunità”.
Tornando al Movimento 5Stelle, per quanto riguarda il reperimento delle risorse necessario per gli investimenti urgenti, si possono utilizzare le risorse stanziate per l’inutile Ponte sullo Stretto, che tanto non partirà, o anche parte delle risorse stanziate per il riarmo che ammontano, per quest’anno, a ben 23 miliardi.
Da parte sindacale, intanto, si chiede l’immediata revoca dei 2.500 licenziamenti dei lavoratori dell’appalto, e si sottolinea la priorità della salvaguardia dei posti di lavoro e del reddito di migliaia e migliaia di famiglie.




