Qualità della vita

Povertà, formazione, innovazione sono le ombra sul Paese che invecchia

27 Ott 2026

di Silvano Trevisani

l rischio povertà incombe sul nostro Paese, che resta sopra la media Ue e in svantaggio sul fronte del reddito disponibile e della difficoltà ad arrivare a fine mese.

A certificarlo è il rapporto Bes (benessere equo e solidale) dell’Inps, che vede l’Italia migliorare le posizioni in diversi campi, come la salute, l’ambiente mentre, nel rischio povertà, il disagio resta. Anzi si aggrava.

Il rapporto registra, quest’anno, un miglioramento di 54 dei 132 indicatori che lo compongono, ma il rischio di povertà colloca il nostro Paese in una situazione peggiore rispetto alla media europea (+2,3 punti percentuali), con dati che peggiorano notevolmente quando poi si scende alle regioni meridionale.

Se la salute e anche per la sicurezza, con buona pace di chi vuole continuamente inasprire le leggi a solo scopo propagandistico, le cosa migliorano, le maggiori criticità riguardano “Istruzione e formazione”, del “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e dell’Innovazione”, “ricerca e creatività”.

Le persone in povertà assoluta nel 2025 superano quota 5,4 milioni. Più difficile è la condizione delle famiglie numerose e di quelle con almeno un figlio minore. L’incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno: 11,5%, era il 12,5% nel 2024.

Tutti gli indicatori confermano che le condizioni del Nord sono migliori. Per tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) si registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà dei settori, mentre segnalano livelli inferiori alla media italiana per il Sud. Anche se con differenze: Abruzzo e Sardegna si distinguono spesso in positivo nel contesto meridionale, con valori in linea con la media nazionale, mentre in settori come Innovazione, ricerca e creatività si evidenziano ritardi anche in alcune regioni centro-settentrionali (come Valle d’Aosta e Liguria).

Nel 2025 il reddito medio disponibile pro capite ha registrato il +2,4% rispetto al 2024, e migliora la percezione delle famiglie sulla loro situazione economica, ma non migliora certo il benessere complessivo e il valore assoluto del reddito. Nel 2025, la quota di famiglie che dichiarano di aver peggiorato la propria situazione economica rispetto all’anno precedente è del 26,2%, in calo dal 29,5% del 2024 e dal 33,9% del 2023, il che non significa che le condizioni siano complessivamente migliorate per coloro che avevano già segnalato un peggioramento.

La longevità è ancora in crescita in Italia e lo scorso anno si è toccato un nuovo massimo per entrambi i sessi. Nel 2025 la speranza di vita alla nascita è di 83,7 anni, in lieve aumento rispetto al 2024 (+0,2 anni secondo le stime provvisorie più recenti) e di oltre un anno rispetto al 2014, quando era pari a 82,6 anni. Si raggiunge così il massimo livello mai rilevato: per gli uomini si arriva a 81,7 anni e per le donne a 85,7.

Un dato che, però, deve far riflettere concretamente chi governa il Paese perché l’innalzamento delle aspettative di vita comporta, su diversi piani, dal pagamento delle pensioni alle prestazioni sanitarie, un notevole aumento dei costi che bisogna preventivare adeguatamente.

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