Ilva: il Governo apre sul futuro ma le variabili sono tante
Molte disponibilità, ma anche molte variabili sono contenute nel verbale sottoscritto da governo e sindacati nell’incontro svoltosi a Palazzo Chigi il 27 ottobre, con la regia del sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano sul futuro dell’Ilva. L’incontro fa seguito alla mobilitazione che ha coinvolto i circa 20.000 operai, diretti e indiretti, del gruppo, e le vicende giudiziarie che si intrecciano sia sulla funzionalità degli impianti, sia sulle ipotizzate gestioni truffaldine dell’azienda. Che ha prodotto molta ricchezza per chi l’ha gestita, come mostrano dati vecchi e nuovi, ma sempre a danno della collettività da parte di proprietari e gestori senza scrupoli. Lo conferma l’inchiesta che in questi giorni coinvolge Lucia Morselli, che ha guidato l’Ilva per conto di Arcelor-Mittal, da sempre additata per lo meno come manager senza scrupoli e indisponibile a qualsiasi confronto, di cui è stato chiesto l’arresto.
Tutto concorre a fare della questione acciaio una delle vicende politiche – industriali – sociali e ambientali più intricata della storia recente del nostro Paese, una vicenda che è arrivata alla svolta con una drammatica accelerazione di fronte alla quale la politica, nonostante tutti i precedenti, si è fatta cogliere impreparata. E ora deve correre ai ripari, senza avere dei punti certi sui quale far leva.
Anche l’incontro di Palazzo Chigi, dunque, pur aprendo la strada al mantenimento di una industria siderurgica nei siti che erano dell’Ilva e di una tenuta dell’occupazione o del redditto dei dipendenti, non ha potuto fare altro che limitarsi a una enunciazione condivisa.
Noi proviamo a sintetizzare in maniera schematica quelle che sono le disponibilità affermate dal Governo e quelle che sono le variabili che su queste disponibilità incideranno in modo determinante.
Disponibilità: la prima disponibilità prospettata è quella di mantenere la produzione dell’acciaio attraverso tecnologie DRI, forni elettrici e un processo di decarbonizzazione, valutando anche l’ingresso dello Stato nel progetto industriale. Il sostegno al reddito dei lavoratori è già stato sancito da un decreto e si verificherà la possibilità di affrontare entro dicembre il tema degli incentivi alle uscite anticipate, individuando soluzioni attuabili per i lavoratori interessati. Le altre disponibilità riguardanto: la ricerca di acciaio da acquistare all’estero per tenere in attività le lavorazioni a freddo di tutti gli stabilimenti e la ricerca di nuove attività produttive presso quattro grandi aziende industriali (Leonardo, Fincantieri, Ferrovie dello Stato e Rheinmetall Italia) in aggiunta al confronto in atto per i progetti Zes. Da segnalare, infine, la convocazione a metà di novembre del tavolo ex Ilva.
Variabili: sentenza della Cassazione sulla chiusura dell’area a caldo; chiusura del bando e verifica di eventuali proposte di acquisto dell’azienda entro l’8 novembre (?); verifica da parte della finanza pubblica a sostenere, e in che misura, una partecipazione alla decarbonizzazione e alla bonifica; verifica finanziaria delle casse dello Stato a sostenere un piano di uscite anticipate dei lavoratori del gruppo; disponibilità delle grandi aziende contattate dal governo (Leonardo, Fincantieri, Ferrovie dello Stato e Rheinmetall Italia) a sviluppare progetti per l’assorbimento di esuberi Ilva, e, ancora più in là, un programma di reindustrializzazione basato su proposte già ventilate o da avanzare ancora.
Per i lavoratori e i loro rappresentanti, quindi, come si legge anche nelle dichiarazioni dei segretari di Fim Fiom Uilm e di Usb che hanno partecipato al vertice di Palazzo Chigi, il confronto va visto come una prima importante apertura, resa possibile dalla grande mobilitazione dei giorni, ma il lavoro da fare è appena all’inizio.



