Si è concluso, con un intervento dell’arcivescovo Miniero, il corso di formazione “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”

Organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura, l’ultimo incontro ha proposto una riflessione a più voci su “L’Unione europea per una cultura della pace”

foto G. Leva
12 Giu 2024

di Lorenzo Musmeci
foto G. Leva

Con un incontro sul tema “L’Unione europea per una cultura della pace”, si è concluso lunedì 10 nell’auditorium San Roberto Bellarmino, il corso di formazione organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura dal titolo ‘L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli’. I sentiti ringraziamenti dei corsisti sono andati a don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e al prof. Lino Prenna, docente universitario, che ha condotto gli incontri con professionalità e dedizione.
Nella serata conclusiva del corso, ha partecipato anche mons. Ciro Miniero, arcivescovo della diocesi di Taranto, il quale ha accettato volentieri di essere presente per concludere questo momento di formazione e di riflessione.
Dopo il saluto e l’introduzione di don Antonio e di don Francesco Castelli, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Taranto, il prof. Prenna e il prof. Alessandro Barca, docente dell’Issr,  hanno relazionato rispettivamente su “L’Unione europea per una cultura della pace” e su “La difficile pace, oggi”. L’intervento conclusivo di mons. Miniero ha trattato il tema “Opus Justitiae pax” (Is. 32, 18).

L’Unione europea per una cultura della pace

Come ha ricordato il prof. Prenna, l’umanesimo è finalizzato alla costruzione della pace e l’Unione europea di oggi “nasce all’indomani della Seconda guerra mondiale, in quei paesi dove era diffuso il germe dell’odio, per merito di alcuni uomini illuminati, ferventi cristiani, coraggiosi e ambiziosi operatori di pace”. Dopo aver ricordato alcune tappe fondamentali del processo di integrazione europea, quali il Trattato di Roma e quello di Maastricht, il relatore ha voluto citare il Trattato che adotta una costituzione per l’Europa, sottolineando che quest’ultimo “enuncia i valori e gli obiettivi dell’Unione, che si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli”. Il motto dell’Unione europea è esplicativo di questi obiettivi: “parlare di diversitas in unitate, la diversità nell’unità, vuol dire riconoscere che la differenza e la diversità creano l’unità e non l’uniformità”.

Il padre dell’Europa dei popoli

Il prof. Prenna ha voluto dedicare parte del suo intervento alla figura di Jacques Delors, presidente della Commissione europea per dieci anni, socialista convinto e fervente cristiano, nonché padre dell’Europa dei popoli. Egli si è adoperato per tre obiettivi: “la realizzazione di un modello di convivenza civile che portasse alla pace; l’autonomia strategica rispetto alle altre potenze mondiali; la sovranità dell’Unione europea”. Proponendo un sistema politico generativo di un nuovo ordine, Jacques Delors  ha sempre operato “secondo il principio di sussidiarietà, altro principio fondamentale, a partire dalla centralità della persona umana e dalla tradizione del personalismo comunitario e dell’umanesimo integrale”, come ha affermato il relatore.

Il papa in Europa, i discorsi del 25 novembre 2014

Nell’ultima parte del suo intervento, il prof. Prenna ha ricordato i due discorsi di papa Francesco del 25 novembre 2014 rispettivamente al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa. “Il papa incoraggia i parlamentari del nuovo parlamento a tornare alle ferme convinzioni dei padri fondatori, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme, per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione tra tutti popoli del continente. Il papa ripone la sua fiducia nell’uomo, in quanto persona dotata di una dignità trascendente, e dice che promuovere la dignità della persona vuol dire riconoscere che la stessa possiede dei diritti inalienabili”. Il relatore ha proseguito: “Il papa incoraggia anche i membri del Consiglio d’Europa, perché dice che riconoscere in ogni essere umano la dignità, riconoscere nell’altro non un nemico ma un fratello da accogliere, è la via privilegiata per la pace. La pace è questo: un processo continuo e mai raggiunto pienamente. Questo lo compresero i padri fondatori che intuirono che la pace era un bene da conquistare quotidianamente, che esigeva assoluta vigilanza. I padri fondatori erano convinti che non si trattava di prendere possesso degli spazi e di cristallizzare i processi, ma di avviarli e di portarli avanti”.

La difficile pace, oggi

Il prof. Alessandro Barca, ha anticipato che sarebbero state le parole di papa Francesco a costituire buona parte del suo intervento. Per iniziare, il relatore ha ripreso tre  parole del santo padre: “coerenza, testimonianza e coesione”. Subito dopo ha citato ancora il papa: “Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l’impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilità riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona”. Un’altra citazione di papa Francesco ha permesso al prof. Barca di approfondire il tema:  “Cari studenti e cari insegnanti, voi avete messo al cuore del vostro impegno due parole chiave: pace e cura. Sono due realtà legate tra loro, la pace, infatti, non è soltanto silenzio delle armi e assenza di guerra; è un clima di benevolenza, di fiducia e di amore. Prendersi cura nasce da una società inclusiva, fondata sulla pace e sul dialogo. In questo tempo ancora segnato dalla guerra, vi chiedo di essere artigiani della pace. In una società ancora prigioniera della cultura dello scarto, vi chiedo di essere protagonisti di inclusione; in un mondo attraversato da crisi globali, vi chiedo di essere costruttori di futuro, perché la nostra casa comune diventi luogo di fraternità, di solidarietà e di pace”.

Opus Justitiae pax

Mons. Miniero, nel ringraziare il prof. Lino Prenna e don Antonio Rubino, ha affermato che gli incontri del corso “hanno dato la possibilità a tanti di riflettere in una maniera straordinaria, suscitando in tutti desideri di bene”.  Ricollegandosi a quanto anticipato dal prof. Prenna, l’arcivescovo ha così iniziato il suo intervento: “Le parole che devo commentare sono poche parole ma che ci riportano il senso della nostra esistenza: Il mio popolo abiterà in una dimora di pace, in abitazioni tranquille, in luoghi sicuri. E qui c’è tanta speranza, perché queste parole, pronunciate dal profeta, tengono presenti situazioni che non erano situazioni di pace”. Sono state illuminanti le parole dell’arcivescovo, che ha sottolineato come costruire la pace sia più fatico del fare la guerra e  come la pace possa essere considerata una guerra in positivo. “Ci vuole un fuoco più potente di quello delle armi per metter la pace, perché ci vuole il cambiamento di se stessi e, se non c’è questo cambiamento e se questa guerra non la facciamo dentro di noi, non la possiamo pretendere dagli altri”. In conclusione, mons. Miniero ha voluto ancora una volta ringraziare per l’iniziativa, auspicando che gli incontri svolti “aiutino a guardare in avanti con speranza, ma tenendo il cuore ben radicato alle ragioni della storia”.

Per qualunque informazione sull’ultimo incontro e per le sintesi, le relazioni e gli interventi di tutti gli incontri del corso, si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

foto G. Leva

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