Editoriale

22 dicembre: “pensieri sparsi sul Natale”

22 Dic 2022

di Emanuele Ferro
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22 dicembre

Pensieri sparsi
A Natale diamo ancora più spazio ai sentimenti e alle azioni più buone e più nobili: la carità per i bisognosi, la pace nel mondo, l’amore per gli alberi, i ricongiungimenti familiari, le grasse vigilie, le partite a carte, le buone cause, le nenie, i presepi, gli addobbi. Il Natale è di un’invadenza planetaria indiscussa. Lì dove la fede cristiana sembra essere di troppo vi è comunque posto per Babbo Natale, le sue renne, le sue assistenti sexy con pellicciotti succinti, slitte che volano, camini che si abitano e altre storielle, all’infinito. È impressionante il riverbero del Natale sulle nostre vite. È bello che almeno in un giorno tutti quelli che si incontrano, ma proprio tutti, si scambino un sorriso e un augurio. Tutto questo non è affatto un male. Suvvia non dobbiamo essere guastafeste noiosi! È disonesto solo se tutto ciò cancella il vero messaggio, a il vero evento che celebriamo: la nascita di Gesù. Peccato solo che il primo Natale non abbiamo potuto organizzarlo noi. Avremmo fatto sicuramente di meglio della Provvidenza! Il primo Natale non è stato politicamente corretto, non è stato poetico.  Basterebbe una nostra recensione su Trip Adivisor, semplicemente sul piano della logistica per affibbiare mezza stella al primo presepe. Invece no, Gesù è nato in una stalla perché a Giuseppe e Maria fu negata accoglienza.


Il bandolo della matassa
Cerchiamo sempre di spuntare le armi della luce. Il Vangelo non è innocuo, non è inoffensivo. Il Natale è abitato da scelte coraggiose e si sa che le scelte coraggiose si pagano a caro prezzo. I momenti cruciali della vita del Signore, la sua nascita e la sua morte, sono contrassegnati dalla nudità e dallo scarto. Dio si presenta a noi nudo, con il suo corpo che rimanda alla vergogna di Adamo per aver tradito la fiducia del suo Creatore. È un rimando anche a quello che veramente siamo: nudi usciamo dal ventre materno e necessariamente nudi ci riaccoglierà la terra. Sia il caravanserraglio di Betlemme come il Calvario di Gerusalemme, sono fuori dalle mura della città. È il Dio scartato dalla comunità degli uomini. Il nostro è un Dio extracomunitario, costretto dai rifiuti degli uomini e dalla violenza dei potenti, adorato dai disgraziati all’addiaccio. Il Natale è il racconto di una donna per cui si compiono i giorni del parto. La vicenda di una coppia in balia di chi si crede padrone del mondo tanto da mettere in cammino carovane per censire i suoi sudditi, di porte sbattute in faccia. Non è una favola, anche se in questo racconto ci sono dei prodigi e c’è un re.


Intanto la Chiesa oggi canta:
O Re delle genti, atteso da tutte le nazioni,
pietra angolare che riunisci i popoli in uno:
vieni e salva l’uomo che hai formato dalla terra.

O Re, tutti ti attendiamo, tutte le nazioni da te invocano pace e giustizia.
I poveri della terra a te gridano perché unica speranza.
Tu sei la pietra angolare che i costruttori hanno scartato e buttato fuori
eppure adesso ci sei necessario per costruire l’architrave del vero mondo.
Vieni Re,
copri la mia nudità,
tu hai insufflato il respiro nelle mie narici di fango e mi hai dato vita!
Vieni o Re, non tardare. 

 

 

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